Il 5G necessita di formazione reale

In attesa che si concretizzi perlomeno il piano banda larga, il 5G viene visto come un'opportunità per risolvere i problemi pubblici, aziendali e sociali del Belpaese. Ma sarà così?

Maggior numero di analfabeti digitali (Ocse), quintultimi per digitalizzazione dell’economia e della società (Desi, Commissione europea) e ventunesimi sulla 5G Readiness (inCites) sono i valori italiani del 2019.

L’edizione 2019 del 5G Italy, l’evento italiano promosso dal Cnit, Consorzio Nazionale Interuniversitario per le telecomunicazioni, ha rappresentato la situazione italiana nella morsa triangolare di università, aziende e settore pubblico. Le trenta ore d’incontri hanno presentato una serie di spunti che permettono di uscire dalla trita retorica delle eccellenze italiane ed europee per delineare linee guida sintetiche e sensate.

Tecnologia: software, edge e satelliti

Il 5G è una rete software i cui elementi principali sono anche su GitHub; le divinità di riferimento sono la larghezza di banda, ma soprattutto la latenza di 1 ms; l’Edge computing, che richiede alcune funzionalità prossime alle celle e non sparse in datacenter lontani. E i dati nazionali possono risiedere su cloud all’estero, ma vanno protetti con crittografia (Paola Pisano, Ministro per l’Innovazione).

Paola Pisano, Ministro per l’Innovazione.
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Il 5G non può fare a meno della rete in fibra, né dei satelliti e, involontariamente, marginalizzerà reti ben più adatte all’IoT con dati sporadici come è per LoraWan.

Il 5G richiede assessment ed attenzioni di sicurezza più ampie e ricche di quelle alle quali siamo abituati, ma queste collidono in Europa con il GDPR, in Italia anche con il Perimetro nazionale; più in generale, sembra che la normativa in genere collida con il 5G.

Il 5G richiede un quantum leap nella comunicazione a tutti i livelli. Presso gli amministratori locali e nazionali, quasi sempre inadeguati; nei cittadini, dove la verità è stata sostituita dalla credibilità (la dosimetria migliora le rilevazioni di presunta pericolosità delle onde radio); nella formazione, dove la laurea andrebbe riformata e affiancata, quando non sostituita, da un percorso di formazione continua opportunamente certificata.

Smart city? Più porti, fabbriche e stadi

Continuare ad indicare la Smart City come il luogo d’elezione del 5G sembra ormai pura retorica. Le densità volumetriche di dispositivi IoT ad interrogazione sporadica vanno ben oltre le specificità di questa tecnologia, che cannibalizzerà LoraWan (solo in Italia ancora non approvata) e richiederà l’intervento dei satelliti (Andrea Munari, Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt). Laddove vengono realizzate, le smart city restano feudi digitali né interoperabili né interconnessi (Antonio Capone, Politecnico di Milano), per lo più affidati a sindaci con una visione di breve periodo (Antonio Sassano, Fondazione Ugo Bordoni), laddove servirebbe una visione di lungo e lunghissimo periodo.

Poco si è parlato dei veicoli a guida autonoma. La sessione dedicata non ha presentato nessun particolare elemento su auto o bus e più in generale ben poco su “trasporti intelligenti, smart mobility e guida autonoma”. Un punto emendabile nel corso dei prossimi mesi e che certamente troverà più spazio nella prossima edizione della manifestazione.

Ma se non nelle smart city o nel vehicle to vehicle, dove si applicherà il 5G? Ci sono molte opzioni, tutte diverse tra loro per richieste di virtualizzazione, banda/latenza ed edge. L’impiego più completo è quello dei grandi eventi reali o virtuali come sport e concerti reali, sport e concerti virtuali, turismo reale, turismo virtuale. Una gran parte delle specifiche applicazioni sono indissolubilmente legate all’associazione banda larga – tanti flussi video, che in futuro potrebbe avere un’applicazione meno forte di quanto si pensi oggi. Qui l’edge si applicherebbe con potenza.

La telemedicina fa immediata presa sull’emotività e promette soluzioni eccezionali a disposizione di tutti. Alcune realizzazioni già sviluppate fanno ben sperare.

Ma molte altre applicazioni meno evidenti sono già pronte: alberghi di lusso, agricoltura, centri commerciali ed altri luoghi chiusi (celle indoor), dove a qualità di servizio e la profilazione potrebbero andare d’accordo senza chiedere bassissime latenze o versatili server edge.

Le applicazioni più interessanti per il business sembrano però essere quelle a massimo controllo, come porti o fabbriche. In questi luoghi, infatti, le caratteristiche del servizio sono più facili da calcolare e tenere sotto controllo, quindi le prestazioni richieste sono prevedibili e i miglioramenti sono programmabili. Ma attenzione: porti e fabbriche non dovranno andare su Internet, almeno non nella loro interezza: come tutte le infrastrutture, infatti, la rete è il più semplice veicolo di infezione ed attacchi informatici.

Leo Sorge
Collaboratore Leo Sorge è ingegnere elettronico e dal 1976 è un divulgatore su temi di scienza e tecnologia. Ritiene che business plan e singolarità siano interessanti spunti di science fiction. Ha collaborato con riviste che hanno fatto la storia dell’informatica in Italia, come MC Microcomputer e Byte, ed è stato caporedattore di Computer Shopper Italia e PC Upgrade. Ha organizzato spettacoli scientifici e tecnologici come Holt in Italia, Cloud Seed, Gamify your soul all’Università Luiss, RepRap Day alla Sapienza, Light '10 e Inv Factor presso il Cnr,, Più Blog/Digital Café alla Fiera del libro di Roma e Cloud Scene. Scrive libri sulla storia della vera tecnologia e della storia controfattuale, tra cui Le Macchie di Gutenberg (Olimpia, 2003), Senza Fili (Apogeo, 2007), From Dust to the MicroProcessor (Lulu, 2009). Ha curato Lavoro contro futuro, un'antologia di divulgazione della cultura di oggi alla luce dell'intelligenza artificiale (Lift 2020). Nel 2017 ha curato The Accidental Engineer (Lulu, 2017), la biografia di Ray Holt, l'uomo che ha inventato il microprocessore. Pubblica regolarmente su Linkedin , su Lulu e su Twitter come @leosorge