La giacca da 9 milioni di dollari, il crowdfunding e la manifattura italiana

Si aspettavano 20.000 dollari in due mesi. Li hanno ottenuti in poche ore. Cosa ha da insegnare questa storia di successo del crowdfunding alle aziende italiane?

Travel Jacket Kickstarter
Grazie al record di finanziamento su Kickstarter, Baubax, l'azienda fondata dai due ventinovenni ha ricevuto una notevole copertura mediatica.

Una coppia di ventinovenni americani ha ottenuto in poche settimane un finanziamento da nove milioni di dollari per produrre un giaccone e una felpa progettate per le esigenze di viaggiatori e pendolari.

Una notizia come questa dovrebbe far bloccare ogni imprenditore, amministratore e dirigente italiano sui suoi passi, fargli disdire appuntamenti, spegnere il cellulare e mettersi a studiare le cosa, perché questo caso potrebbe rappresentare la chiave di volta per tantissime aziende italiane che – tra crisi del credito bancario e crollo della domanda interna – potrebbero trovare in un colpo solo finanziamenti insperati e apertura al mercato globale. Vediamolo, quindi, questo caso.

Travel Jacket: finanziata in 5 ore, milionaria in 3 settimane

Hiral Sanghavi frequenta un master a Chicago. Sua moglie, Yoganshi Shah, è una designer e vive sulla costa est degli Stati Uniti. Hiral è quindi costretto a frequenti viaggi per incontrarla. Tra le cose più fastidiose del viaggio: tenere organizzati tutti gli effetti personali tipici del viaggiatore (documenti, tablet, occhiali, passaporto, portafogli…) in modo da averli sempre a portata di mano, evitare di dimenticarli e velocizzare i controlli di sicurezza negli aeroporti.

Con l’aiuto della moglie, Sanghavi progetta quindi un giaccone da viaggio con quindici tasche specificamente progettate per i vari oggetti, cuscino gonfiabile inserito nel colletto, cappuccio con mascherina per gli occhi e ogni altro comfort per il frequent traveller.

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I due decidono di proporre il progetto su Kickstarter, la più diffusa piattaforma di crowdfunding. L’obiettivo è di raccogliere 20.000 dollari in due mesi per iniziare una produzione semi artigianale. Viene raggiunto in cinque ore, con l’adesione di 700 clienti/finanziatori.

Dopo una settimana, il finanziamento ha toccato il mezzo milione di dollari, e da lì è stata un’escalation, che ha portato alla chiusura del progetto, il 3 settembre, alla raccolta di 9.192.056 dollari da 45.000 clienti/finanziatori in un centinaio di paesi.

Travel Jacket Kickstarter

Grazie al record di finanziamento su Kickstarter, Baubax, l’azienda fondata dai due ventinovenni ha ricevuto una notevole copertura mediatica.

Durante il periodo di finanziamento, il progetto è stato addirittura migliorato aggiungendo al prodotto nuove funzioni richieste dai sostenitori e rese possibili dalla disponibilità finanziaria davvero inaspettata nella prima fase di progettazione.

Entro novembre, sarà quindi sul mercato un prodotto che a luglio esisteva solo nella mente di una coppia, e avrà immediatamente un mercato globale multi milionario. In più, grazie alla copertura mediatica generata dal fatto di aver infranto il record di progetto di abbigliamento più finanziato su Kickstarter (trovate la notizia su quotidiani economici e generalisti, e forse sarà su qualche TG), Travel Jacket è ormai un brand conosciuto prima ancora di aver cucito il primo prodotto. Non male per una giacca. Come hanno fatto?

Come funziona il crowdfunding

Il funzionamento di siti di crowdfunding è apparentemente piuttosto semplice, anche se lungo il percorso si possono incontrare alcune trappole. L’imprenditore presenta un progetto e pone degli obiettivi di finanziamento da raggiungere in un certo lasso di tempo (per esempio, raccogliere 50.000 euro entro due mesi per consegnare i primi prodotti dopo quattro).

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In genere, i finanziatori possono scegliere tra diversi pacchetti. Chi versa 100 euro potrebbe ottenere la versione base del prodotto, con 120 si ha quella lusso, con 150 un gadget extra e con 200 un ulteriore prodotto base. I finanziatori quindi sono anche i primi clienti: pagano in anticipo affinché venga realizzato il prodotto che desiderano.

La piattaforma trattiene i fondi fino allo scadere del periodo di finanziamento. Se l’obiettivo economico è stato raggiunto, vengono trasferiti all’imprenditore che può quindi iniziare la produzione. Se i fondi non sono sufficienti, vengono restituiti ai finanziatori.

Se si raggiungono obiettivi più alti, il prodotto potrebbe essere migliorato, anche grazie ai suggerimenti e alle richieste del pubblico, o possono essere aggiunti prodotti extra per i finanziatori iniziali. Questo li invoglia a far pubblicità al progetto per ottenere maggiori vantaggi una volta che il prodotto sarà finalizzato e prodotto.

Una lezione per la manifattura italiana

Un caso come quello di Travel Jacket deve far riflettere moltissime aziende italiane, piccole e grandi. Abbiamo in casa tutte le competenze e le tecnologie per realizzare un prodotto di questo tipo: creatività, moda, design funzionale, tecnologie dei materiali, industria tessile…

Solo che troppe nostre aziende soffrono da un lato dalla stretta al credito del sistema bancario, allergico in questo momento soprattutto a qualsiasi progetto innovativo, e dall’altro alla difficoltà di approcciare il pubblico straniero. Moltissime aziende non hanno un sito in inglese, e troppe ancora un sito web non ce l’hanno proprio.

Il crowdfunding vive e prospera nel territorio digitale. I nostri dirigenti parlano quella lingua?

Soprattutto, Kickstarter e il crowdfunding sono fenomeni con le radici piantate nel mondo digitale. In molte aziende italiane tutto quanto riguarda il digitale è ancora “roba del reparto IT”, o al massimo del marketing, mentre un progetto come quello di Travel Jacket prevede che ogni funzione aziendale, dalla finanza alla progettazione, dalla produzione alla logistica, dal marketing alla ricerca e sviluppo, sappiano muoversi nel territorio digitale e parlino la sua lingua.

È questo che si intende quando si parla di “trasformazione digitale” delle aziende.

La coppia di trentenni americani non avrà il know how delle nostre imprese della moda, del tessile e del design, ma parla questa lingua. E i nostri dirigenti?