Effetto pandemico: più competenze digitali e più software per le aziende italiane

Durante la pandemia il 57% dei dipendenti italiani ha acquisito nuove competenze digitali e ha usato più software. Ecco come sono cambiate le abitudini digitali delle aziende italiane nel 2020.

competenze digitali

Al principio della pandemia le aziende italiane sono state costrette ad adottare velocemente soluzioni digitali mai adottate prima (o utilizzate solo in minima parte) per permettere ai propri dipendenti di lavorare agevolmente da casa. Secondo le stime del Politecnico di Milano, infatti, il 58% delle piccole e medie imprese italiane ha adottato lo Smart Working così come è aumentata la loro adozione di strumenti digitali per facilitare diverse aree di lavoro.

In questo articolo riportiamo i dati raccolti dal team internazionale di Capterra in relazione all’acquisizione di nuove competenze digitali, strumenti utilizzati e percezione della produttività a livello internazionale durante la pandemia. Gli intervistati totali sono stati 9.029 provenienti da 6 paesi europei (Italia, Spagna, Olanda, Francia, Germania e Regno Unito) e da 3 paesi extra-europei (Stati Uniti, Canada e Brasile).

Gli intervistati italiani sono stati in totale 1.000, residenti in Italia, la maggior parte lavoratori a tempo pieno (71%) in aziende fino a 250 dipendenti. Il range d’età andava dai 18 ai 65 anni e la suddivisione in termini di genere è stata alla pari, ovvero un 50% di uomini ed un 50% di donne.

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I dati più interessanti che sono emersi sui dipendenti italiani sono stati i seguenti:

Il 57% ha dovuto acquisire nuove competenze digitali, di cui un 27% incentrate sulla cybersecurity
• Il 70% utilizza tra 1 e 3 software per archiviazione e trasferimento file, il 66% tra 1 e 3 software per comunicazione online ed il 54% tra 1 e 3 software per gestione del tempo
• Il 67% ritiene che la propria produttività lavorativa sia la stessa tanto lavorando da casa quanto lavorando dall’ufficio

Nuove competenze digitali

Il lavoro da remoto forzato ed inatteso ha portato tanto aziende quanto lavoratori a dover acquisire nuove competenze che rendessero efficiente e sicuro il lavoro da casa. Una buona parte del tempo speso nell’acquisire nuove competenze si è slegato dalle skill tecniche richieste e ha avuto a che vedere con il benessere e la salute personale. Ad esempio si è iniziato a parlare di diritto alla disconnessione in modo più sistematico. Altre, invece, erano più focalizzate su business e tecnologia.

Fra gli intervistati italiani che hanno risposto di aver acquisito nuove competenze per poter espletare le proprie funzioni da remoto, la suddivisione è stata la seguente:

  • Nella maggior parte dei casi (37%) l’azienda ha provveduto a fornire la formazione necessaria, mentre un 18% ha dovuto provvedere autonomamente. La ricerca ha sottolineato come si sia cercato di sopperire a carenze in termini di sicurezza informatica, registrate in studi precedenti di Capterra, di marketing a livello digitale (email marketing, social media) e informatiche a livello tecnico/operativo (linguaggi di programmazione).
  • Dall’analisi emerge una differenza sostanziale fra le competenze che sono state ritenute necessarie da acquisire a livello formativo e l’utilizzo effettivo di software a livello operativo/esecutivo durante il 2020. Ad esempio, sebbene l’acquisizione di skill di sicurezza informatica sia stata al centro delle preoccupazioni di PMI e lavoratori, tale necessità non ha trovato riscontro nell’utilizzo di piattaforme di cybersecurity, che sono state fra le meno adottate.

Software maggiormente utilizzati

I software maggiormente utilizzati nel lavoro quotidiano degli italiani nel 2020 hanno riguardato l’archiviazione ed il trasferimento di file, la comunicazione fra team e la gestione del tempo. In media si sono utilizzati dall’1 ai 3 software, con una preponderanza dell’uso di un software singolo per espletare la funzione designata. La maggior parte degli intervistati ha dichiarato che non si è sentita oberata dal numero di strumenti informatici utilizzati.

I dati italiani fanno parte di un trend globale, in quanto è emerso che in tutti i paesi oggetto dello studio le categorie di software sopra elencate si sono rivelate essere le più usate dai lavoratori nel loro quotidiano. Così come si è visto confermato anche il numero medio di software generalmente utilizzati per singola funzione da espletare (da 1 a 3).

Le differenze nell’utilizzo iniziano a vedersi nella quarta categoria di software maggiormente utilizzata nei paesi. Se Stati Uniti, Italia, Germania, Francia, Canada, Spagna e Brasile come quarto maggior software utilizzato hanno segnalato la categoria legata all’organizzazione del lavoro (intesa come tool per la gestione dei task/compiti quotidiani e delle to-do list), Gran Bretagna e Olanda hanno segnalato d’aver utilizzato maggiormente proprio i software per la sicurezza informatica (che in Italia occupano le posizioni inferiori in termini d’adozione).

I software che sono stati meno utilizzati, in percentuale, da PMI e dipendenti italiani per svolgere le proprie mansioni quotidiane sono stati i software LMS (Learning Management System, o software per la gestione della formazione), i software di collaborazione o di project management (es. Trello, Asana) e i software di cybersecurity. A livello internazionale, se i software LMS sembrano essere stati i meno usati nella maggioranza dei paesi oggetto dello studio, con l’eccezione di Stati Uniti, Canada e Regno Unito, per le altre categorie vi sono differenze che dipendono da uso e livello di cultura digitale presente nel paese in oggetto.

Produttività e nuove possibilità lavorative

A corollario dei primi due punti, è importante sottolineare come dallo stesso studio sia emerso che la maggioranza degli intervistati italiani (33%) ha dichiarato di voler optare per un modello ibrido una volta finita la pandemia, ovvero vorrebbe lavorare un 50% in ufficio ed un 50% da casa. Solamente il 21% vorrebbe lavorare interamente dall’ufficio e solo il 9% interamente da casa. In generale questa tendenza è stata registrata con percentuali analoghe anche per Stati Uniti, Germania, Francia, Canada, Olanda e Brazile. Regno Unito e Spagna, invece, preferirebbero fare 75% lavoro da casa e 25% lavoro in ufficio o in un co-working.

L’acquisizione di nuove competenze e l’utilizzo di tecnologie adatte allo smartworking che la pandemia ha necessariamente imposto rendono la transizione più semplice e agevole per imprese e lavoratori.

Infine, il 67% degli intervistati italiani ha dichiarato che lavorare da casa non ha ridotto la propria produttività personale. Al contrario, Stati Uniti, Francia, Canada, Spagna e Brasile hanno dichiarato che sono molto più produttivi da casa. Fra gli italiani che hanno risposto che si sentono più produttivi da casa, le principali ragioni risiedono nel non dover fare i pendolari (65%), nell’essere meno distratti dai colleghi (60%) e nell’avere orari di lavoro flessibili (57%). Al contrario, chi si sente meno produttivo da casa lo associa alle troppe distrazioni che ci sono nell’ambiente domestico (59%), al fatto che si sente più efficace nel proprio lavoro se passa del tempo con manager e colleghi (40%) e che ha difficoltà a stare dietro a tutto (36%).

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