Come annunciato un mese fa da Benjamin Golub, uno dei cofondatori sul blog aziendale di Friendfeed, uno dei social network più innovativi di sempre spegnerà i server e chiuderà i battenti nella giornata di oggi, lasciando pochi ma affezionatissimi utenti orfani del servizio.

Nell’agosto 2009 FriendFeed aveva annunciato di aver “accettato una richiesta di amicizia da Facebook”, che acquisì l’azienda per 50 milioni di dollari. Da allora molti degli utenti presenti si erano spostati su Facebook o Twitter, in parte per timore di uno spegnimento in tempi brevi (anche se l’accordo con Facebook prevedeva che il servizio sarebbe rimasto in vita fino a una diversa decisione dei fondatori), in parte anche per via di alcune dinamiche sociali conflittuali tipiche di un gruppo chiuso, formato in gran parte da utenti più o meno anonimi.

Contrariamente alle aspettative, il servizio è rimasto attivo per altri sei anni, anche se mai aggiornato, diventando per un ristretto ma affiatato gruppo di utenti una “zona temporaneamente autonoma”, non moderata e fuori dai radar di parenti, colleghi e motori di ricerca. A rimanere sulla nave fino al suo definitivo affondamento sono rimaste tre importanti comunità in USA, Turchia e Italia, di qualche migliaio di utenti ciascuna.

L’annuncio della imminente chiusura  ha generato un po’ di articoli dai toni accesi sia dalla parte dei detrattori (Friendfeed è stato definito a più riprese “Il socialino dell’odio” e i suoi utenti gli “addetti ai livori”, per le dinamiche accennate sopra), sia da quella degli ultimi affezionati utenti. Li potete trovare facilmente cercando in rete.

Anche se chi scrive deve confessare di aver passato negli ultimi anni molto più tempo su Friendfeed di quanto avrebbe dovuto (ma meno di quanto avrebbe voluto), non è certo questa la sede per analisi sociologiche o per la malinconia. Friendfeed però è stato molto importante anche dal punto di vista tecnologico, e vale la pena di raccontare un po’ della sua storia e stimare il suo lascito al mondo dei social network.

L’idea e il team

Friendfeed viene lanciato nel 2007 come aggregatore di feed personali. Era l’epoca in cui i social network spuntavano come funghi, e anche applicazioni e servizi più tradizionali (blog, condivisione foto, bookmark…) cercavano di avere un risvolto social. L’idea era semplice: ogni utente poteva registrare sul proprio profilo i servizi di terze parti a cui era iscritto (Twitter, Facebook, YouTube, il proprio blog… ). Ogni attività eseguita su questi servizi veniva replicata sul proprio feed, dove poteva essere seguita e commentata dagli altri utenti Friendfeed iscritti al profilo dell’autore. La relazione era di tipo univoco, à la Twitter, e non biunivoco come su Facebook (io posso seguire i post di Tizio anche se lui non segue me).

Il team di imprenditori e sviluppatori della startup era composto da persone davvero eccezionali per capacità e visione: Bret Taylor, Jim Norris, Paul Buchheit e Sanjeev Singh venivano da Google, dove avevano contribuito a creare e lanciare cosucce come Gmail, Google Maps, l’architettura core di Google stessa e la search appliance.

Sopravvissuto per sei anni senza manutenzione

La qualità del progetto originale e delle persone che lo hanno realizzato è evidente da un semplice dato: il servizio ha funzionato senza aggiornamenti e praticamente abbandonato a sé stesso per quasi sei anni. Certo, alcune funzioni come l’importazione da servizi terzi hanno smesso di funzionare perché nel frattempo questi hanno modificato le API, modificato i termini di servizio o sono morti lungo la strada.

Di tanto in tanto ci sono stati problemi o blocchi che richiedevano l’intervento di qualcuno degli sviluppatori originali, che erano entrati a far parte dello staff di Facebook. Nell’ultimo periodo, però, era rimasto il solo Ben Golub a sapere dove mettere le mani e a doverlo fare come un extra rispetto al suo lavoro per Facebook. Questo è probabilmente il motivo principale della decisione di spegnere tutto.

service-unavailable-friendfeed
A sei anni dall’acquisizione, il messaggio di errore riporta ancora “Il nostro servizio è nuovo e stiamo ancora sistemando i problemi”.

 

Friendfeed va offline, ma molte delle tecnologie o delle dinamiche di social network che ha inventato sopravvivono in Facebook e su altri servizi simili. Ecco una carrellata delle più importanti.

L’invenzione del “Mi piace”

Sembrerà strano a molti, convinti che la funzione che è diventata il simbolo e l’icona stessa di Facebook, il Like, non sia stata inventata in casa Zuckerberg, ma è proprio così. Il “like”, con quel nome e quel funzionamento (se io metto Like a un post pubblico di terzi, i miei amici possono vederlo comparire nel loro flusso, scoprendo quindi “amici di amici”), è stato lanciato da Friendfeed nell’ottobre 2007. Per vedere la stessa funzione su Facebook bisogna aspettare il febbraio 2009: più di due anni dopo. Ebbene sì, è esistita un’epoca, nemmeno troppo remota, in cui su Facebook non c’era il “Mi piace”.

FriendFeed Blog  I like it  I like it
Il blog di Friendfeed annuncia la nuova funzione “Like” nel 2007. Su Facebook arriverà due anni più tardi.

 

Probabilmente, oltre ad accaparrarsi persone e tecnologie validissime, con l’acquisizione di Friendfeed Facebook ha voluto mettersi al riparo da potenziali cause per l’utilizzo della funzione o del nome “Like”, portandosi a casa l’azienda che poteva vantarne il primo utilizzo.

Aggiornamento real time e Tornado

Uno degli aspetti più innovativi nell’usabilità di Gmail, almeno all’epoca, era costituito dall’aggiornamento in tempo reale. Non era necessario ricaricare la pagina per veder comparire i nuovi messaggi arrivati. Taylor e soci hanno applicato lo stesso concetto ai social network. Ogni volta che un utente pubblicava un nuovo post su Friendfeed, o questo veniva commentato, il post schizzava in cima alla home page di coloro che lo seguivano

Questo funzionamento rapidissimo ha favorito l’interazione in tempo reale e moltiplicato il numero di commenti ai post, che sovente superavano il centinaio (la discussione più lunga, lanciata quasi per sfida durante l’ultimo mese di vita ha sforato quota 10.000 commenti).

Per gestire questo funzionamento Friendfeed ha inventato Tornado, un proprio webserver sviluppato in Python e ottimizzato per trasmettere piccoli aggiornamenti in tempo reale a moltissimi utenti. Tornado è stato rilasciato sotto licenza open source dopo l’acquisizione, e probabilmente alcune sue componenti sono usate da Facebook per gestire le notifiche.

I gruppi

Anche la funzione Gruppi di Facebook, con la divisione in gruppi pubblici e privati, è ereditata da Friendfeed, anche se in modo parziale. Su Friendfeed è infatti possibile pubblicare un post sia sul proprio feed, sia su uno o più gruppi (rooms, o “stanze”), cosa che ancora oggi gli utenti Facebook non possono fare.

Risposta via email

Questa funzione di Facebook è poco nota, perché molti hanno spento le notifiche via email ai commenti dei post, ma dal 2010 è possibile pubblicare un post o partecipare a una discussione semplicemente attraverso messaggi email. Manco a dirlo, la risposta via email (e persino via instant messenger) è stata sviluppata da Friendfeed.

Funzionalità di questo tipo oggi sono quasi scontate su social network e servizi di ogni tipo, ma sono nate in quel fantastico e pazzo laboratorio tecnologico e sociale che è stato Friendfeed.

Addio, socialino. Ci mancherai.

Andrea Grassi
Editor di Computerworld e CIO Italia, ha passato gli ultimi 20 anni a raccontare lo sviluppo della tecnologia e di internet senza perdere la passione per questi argomenti. Scrivigli su andrea.grassi@cwi.it o seguilo sui social network con i pulsanti qui sotto.
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