I publisher si armano in vista della guerra contro gli ad-blocker

Alcuni publisher ritengono che l’educazione sia un modo per combattere il dilagare degli ormai ben noti software di ad-blocking e, in alcuni casi, hanno deciso di ricorrere agli stessi mezzi utilizzati dagli utenti “colpevoli”. ITV, il broadcaster numero uno in Gran Bretagna, ha deciso ad esempio di contrastare chi ha installato un software anti-pubblicità impedendo di guardare i suoi contenuti online. Questo approccio, gentile nella forma ma risoluto nei fatti, è ben spiegato dal messaggio che appare sullo schermo a chi utilizza uno di questi software sul sito di ITV.

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“Pensiamo che tu abbia installato un software che blocca gli annunci pubblicitari su ITV. Ci rendiamo conto che tu non voglia sempre vedere la pubblicità, ma questo è il modo con cui riusciamo a guadagnare il denaro necessario a pagare gli show e i programmi che ti piacciono”. Channel4, un altro dei principali publisher britannici, ha scelto una tattica simile per i suoi utenti e lo stesso vale per il publisher tedesco Axel Springer, che secondo fonti attendibili sta sviluppando un sistema non molto diverso da quello di ITV per bloccare gli utenti che fanno uso di software di ad-blocking.

Mentre la pratica dei software anti-pubblicità impatta negativamente sui ricavi di diversi publisher in tutto il mondo, il problema è particolarmente diffuso in Europa, dove ben il 25% dell’utenza internet fa uso di questi programmi. Dal canto loro i publisher stanno cercando sempre nuovi modi per aggirare gli ad-blocker, apportando ad esempio modifiche minime agli URL, codificando la pubblicità direttamente nelle loro pagine e ricorrendo in alcuni casi anche ad abbreviatori di URL. È un continuo gioco del gatto e del topo, in cui le due parti in causa sono sempre alla ricerca di un modo per superare il contendente.

Al momento sembra però che gli sviluppatori di software ad-block stiano vincendo questa battaglia sia dal punto di vista tecnologico, sia sul versante morale della questione. Secondo il communications manager di AdBlock Plus Ben Williams “abbiamo persone in tutto il mondo impegnate a compilare liste di filtraggio e a trovare continuamente modi sempre nuovi per bloccare le pubblicità”.

AdBlock Plus, che rappresenta bene o male il 50% dell’intero mercato di questi software, offre però un programma a pagamento a publisher e ad altri grandi nomi dell’industria tecnologica come Google e Microsoft per mostrare comunque le loro pubblicità non inserendole nella sua blacklist. Resta però da capire se questo tipo di “forzatura” da parte di publisher e grandi aziende valga davvero la spesa richiesta per non farsi bloccare da AdBlock Plus.

AUTOREFrancesco Destri
CWI.it
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