Perché Apple non sta ancora supportando Tim Berners-Lee?

L'inventore del web Tim Berners-Lee ha lanciato una campagna per assicurarsi che il web sia vantaggioso per tutti, ma Apple non vi si è ancora unita.

Tim Berners-Lee

Apple non è (ancora) tra i firmatari di una campagna globale per salvare il web lanciata da Tim Berners-Lee e speriamo che l’azienda guidata da Tim Cook intenda cambiare marcia. Ma a cosa ci riferiamo esattamente? Berners-Lee, inventore del web, teme che il web stesso stia diventando un forum di manipolazione politica, notizie false, violazioni della privacy e altri danni che potrebbero farci precipitare tutti in ciò che lui chiama “distopia digitale”.

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Ha così lanciato un nuovo piano d’azione globale e sta chiedendo a governi, aziende e privati di impegnarsi a proteggere il web e a garantirne il beneficio per l’umanità. “Il potere del web di trasformare la vita delle persone, arricchire la società e ridurre le disuguaglianze è una delle opportunità che definiscono il nostro tempo”, ha affermato Berners-Lee. “Ma se non agiamo per evitare che il web venga abusato da coloro che vogliono sfruttare, dividere e indebolire, rischiamo di sperperare quel potenziale. In questo momento cruciale per il web abbiamo una responsabilità condivisa nella lotta per il web che vogliamo. Molti tra i più accaniti sostenitori di questo tema hanno già riconosciuto che questo approccio collaborativo è fondamentale”.

Ci sembra dunque strano, data la leadership del CEO di Apple Tim Cook in termini di privacy, che la sua azienda non sia tra i primi a firmare questo impegno per un web migliore. E pare altrettanto strano che Google e Facebook siano tra i firmatari.

Cosa c’è nel contratto per il web?

“Il web è stato progettato per riunire le persone e rendere la conoscenza liberamente disponibile. Ognuno ha un ruolo da svolgere per garantire che il web sia utile al pubblico”, dichiara il sito contractfortheweb.

Il contratto consiste in una serie di impegni, tra cui:

  • Tutti dovrebbero essere in grado di collegarsi online
  • Tutta Internet dovrebbe essere disponibile per tutti
  • La privacy dovrebbe essere rispettata
  • Gli utenti web dovrebbero avere accesso a tutti i dati in loro possesso
  • Gli utenti dovrebbero poter opporsi ai dati conservati
  • Gli utenti dovrebbero essere in grado di impedire che i loro dati siano processati
  • Internet dovrebbe essere conveniente

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Ci sono anche impegni per la creazione di semplici interfacce utente con cui accedere alle impostazioni sulla privacy e per garantire che le aziende tecnologiche valutino il rischio della tecnologia che forniscono. Oltre agli impegni nei confronti del governo e delle aziende, esistono impegni individuali per la creazione di contenuti, comunità online e un impegno per il web aperto.

È vero che al momento siamo lontani da interfacce utente semplici unificate con cui gli utenti possono controllare la loro privacy e i loro dati. Ci sono pero app molto utili (come nel caso di Jumbo) per mantenere i nostri dati privati e per minare le attività di sorveglianza di alcune di queste aziende.

Perché Apple non ha ancora aderito al contratto?

Non sappiamo esattamente perché Apple non abbia ancora prestato il suo supporto a quelli che a prima vista sembrano impegni abbastanza positivi per il futuro del web. Dopotutto, quasi tutti gli impegni assunti nel contratto sembrano riflettere gli impegni e le attività pubbliche di Apple in materia di privacy, promesse a cui a volte i suoi concorrenti aderiscono, nel migliore dei casi, con riluttanza.

Questo è il motivo per cui sembra strano che Apple non sia all’avanguardia di questi impegni, ma che consenta ad altri di migliorare la propria reputazione con un’aderenza (spesso solo verbale) a tale supporto. Dopotutto, quando si tratta di accessibilità, supporto per più lingue e privacy degli utenti, Apple ha una lunga (e forte) storia da raccontare.

Anche perché il messaggio di fondo che sta dietro a questo contratto riflette davvero ciò che Cook diceva ai commissari europei per la privacy nel 2018:

“Le piattaforme e gli algoritmi che hanno promesso di migliorare la nostra vita possono effettivamente amplificare le nostre peggiori tendenze umane. I criminali e persino i governi hanno approfittato della fiducia degli utenti per aumentare le divisioni, incitare alla violenza e persino minare il nostro senso condiviso di ciò che è vero e ciò che è falso. Questa crisi è reale. Non è immaginata, né esagerata o folle”.

Ecco perché ha davvero poco senso che Apple non riesca a supportare questa campagna e, anche dopo esserci spremuti le meningi, non ne capiamo davvero il motivo.