E-commerce italiano: il 2016 è stato un anno molto positivo

Una nuova ricerca di HiPay riferita al 2016 delinea un quadro dell’e-commerce italiano molto positivo e in continua (anche se lenta) crescita.

e-commerce

È il gruppo francese HiPay a tracciare un nuovo ritratto dell’e-commerce italiano con un recente report che, basandosi sui dati di E-Commerce Foundation, Netcomm, Osservatori.net e PopulationData & The Paypers, prende in esame gli acquisti online nel nostro Paese nel 2016. Lo scorso anno i servizi e i prodotti acquistati sui canali e-commerce in Italia hanno prodotto un mercato da 19,6 miliardi di euro, ovvero il 32% in più rispetto al 2015.

Un valore che pone l’Italia al quinto posto nella classifica dell’e-commerce europeo e sebbene la crescita italiana sia piuttosto lenta, è comunque costante. Dei 60,6 milioni di italiani il 68% accede regolarmente a Internet e, tra questi, il 34% fa abitualmente acquisti online.

e-commerce italiano

A dominare l’e-commerce italiano sono gli acquisti eseguiti da PC desktop (74% delle transazioni totali), mentre il restante 26% delle transazioni deriva da dispositivi mobile, con gli smartphone che rispetto al 2015 sono cresciuti del 35%.

La spesa media di un utente italiano sul web ammonta secondo HiPay a 952 euro all’anno, con il 46% che acquista prodotti fisici e il 54% che compra invece servizi. In assoluto gli italiani spendono di più in turismo (44%), ma anche settori come moda e tecnologia vantano percentuali significative.

Dal rapporto si evince come alcuni dei pochi limiti riscontrati dagli utenti in fase di acquisto riguardino la fiducia in generale verso i negozi on-line (6%) e la poca soddisfazione per i metodi di pagamento offerti (2%). Tra questi la carta di credito è al primo posto con il 60% delle transazioni seguita dall’e-wallet (31%), mentre il 2% dei bonifici bancari dimostra come questo metodo di pagamento sia ormai superato.

Infine HiPay sottolinea come gli e-shopper italiani siano soliti fare acquisti anche su negozi on-line esteri, rivolgendosi soprattutto a quelli britannici (12,5%), tedeschi (9,6%) e francesi (5,8%).

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