Dopo quasi un anno dai primi annunci dello scorso aprile, Google ha finalmente aggiunto uno strumento di ad-block (o ad-filter come tiene a sottolineare l’azienda) all’interno di Chrome. L’annuncio di aprile era stato fatto da Google a breve distanza dalle dichiarazioni della Coalition for Better Ads (CBA), tra i cui fondatori c’è proprio il colosso di Mountain View. La coalizione ha infatti reso noto l’elenco dei tipi di annunci online che gli utenti negli Stati Uniti e in Europa ritengono più invadenti.

Su PC Chrome blocca le pubblicità pop-up, gli annunci che riproducono automaticamente video e audio, gli annunci accompagnati da un conto alla rovescia che compare prima che il contenuto sia mostrato e tutto ciò che la coalizione ha definito grandi annunci fastidiosi, ovvero quelli che occupano più del 30% dello spazio dello schermo. Questi e altri tipi di annunci sono bloccati da Chrome anche su dispositivi mobili iOS e Android.

ad-block

Gli annunci sono bloccati in base al sito, non alla singola pubblicità. In altre parole, Google ha creato un elenco di siti web che tendono a mostrare annunci invadenti e quindi blocca le categorie di annunci che violano gli standard della coalizione. Di conseguenza un annuncio invadente visualizzato da un sito non presente nell’elenco non viene bloccato.

La scelta di bloccare una serie di annunci può sembrare controproducente per una società il cui principale flusso di entrate è la pubblicità online, ma Google ha certamente i suoi vantaggi in questa strategia. “Google è direttamente coinvolta quando si tratta di pubblicità”, ha sottolineato Lizzy Foo Kune, analista di Gartner. “Prendendo il controllo del dibattito, ovvero decidendo quali annunci sono accettabili, si mette in una posizione di vantaggio rispetto ai concorrenti”.

Sebbene alcuni abbiano espresso teorie contrarie – per esempio, che anche se Google ha accettato la premessa di un limitato blocco degli annunci, la sua attività più redditizia di annunci nelle keyword di ricerca sarà immune – secondo Foo Kune la società di Mountain View non sarà esente dall’impatto del blocco.

Inoltre, nei piani di Google, sarebbe meglio che gli utenti di Chrome utilizzassero questo nuovo tool invece di altri ad-block proliferati negli ultimi anni che, nella maggior parte dei casi, adottano un approccio “tutto o niente” che influenza in modo determinante la strategia di Google. Eliminare gli annunci che disturbano l’utente, inclusi quelli provenienti da Google Ad Exchange, può offrire una migliore esperienza per tutti, indipendentemente dal fatto che l’utente abbia già installato un ad-block.

Tra l’altro un recente sondaggio della Coalition for Better Ads ha messo in mostra come gli utenti mobile siano scocciati soprattutto dai pop-up pubblicitari che compaiono prima del caricamento del contenuto sulla pagina, mentre gli utenti desktop trovano particolarmente irritanti i video che partono da soli (con tanto di audio) e gli ad pubblicitari di grandi dimensioni, che spesso coprono quasi l’intera pagina.

Resta il fatto che la maggior parte delle persone che utilizzano Chrome non noterà alcuna differenza da oggi in poi. Secondo Google infatti solo l’1,5% dei 100.000 siti che ha valutato prima dell’avvio di questo ad-filter non soddisfaceva gli standard CBA e, di questi, solo lo 0,9% ha mostrato un numero eccessivo di categorie di annunci fastidiosi. Facendo due conti, ciò significa che su 100.000 siti web Chrome cancellerebbe gli annunci su circa 14 siti.

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