Apple Music nel mirino dell’Antitrust: pressioni sulle etichette musicali?

Gli Stati di New York e del Cunnecticut indagano su Apple e il suo servizio di musica in streaming lanciato alla WWDC 2015. L’ipotesi è di pratiche anticoncorrenziali contro i servizi gratuiti come Spotify e YouTube

I procuratori generali degli stati americani di New York e del Connecticut hanno avviato un’indagine nell’industria dello streaming musicale. Al centro dell’indagine ci sarebbe Apple Music, il servizio di musica in streaming lanciato alla WWDC 2015, per il quale la Mela potrebbe aver ha infranto le regole antitrust.

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L’apertura dell’indagine congiunta dei due Stati è stata divulgata attraverso una lettera della Universal Music Group indirizzata all’Antitrust Bureau del procuratore generale di New York.

Nella lettera, scritta dalla studio legale Hunton & Williams, UMG dichiara di intendere che l’indagine è finalizzata a stabilire se l’industria della musica sta lavorando “per togliere al consumatore la disponibilità di servizi di musica streaming on-demand gratuiti e supportato dalla pubblicità, come quelli offerti da Spotify e YouTube”.

Il nuovo servizio Apple Music prevede un abbonamento che costa 10 dollari al mese, con l’opzione di una sottoscrizione “famiglia” a 15 dollari al mese, che consente l’accesso a un massimo di sei membri della famiglia.

A differenza dei servizi di rivali come Spotify, Apple non offrirà la musica gratuitamente con inserimento di annunci pubblicitari. Sarà invece offerto un periodo di prova gratuito di tre mesi, e gli artisti potranno pubblicare diversi contenuti nella sezione promozionale Connect.

Prima del lancio del servizio, ci sono state segnalazioni sul fatto Apple stesse facendo pressione sulle etichette musicali perchè non supportassero i servizi musicali gratuiti.

Questa indagine è parte di un’investigazione in corso sulle attività di musica in streaming, un settore in cui la concorrenza ha recentemente portato a nuovi e diversi modi per i consumatori di ascoltare la musica”, ha scritto Matt Mittenthal, portavoce del procuratore generale di New York Eric Schneiderman, in una dichiarazione via e-mail. “Per mantenere questi vantaggi, è importante garantire che il mercato continui a svilupparsi libero da collusioni e altre pratiche anticoncorrenziali”.

Nella sua lettera, UMG dichiara di non stretto alcun accordo con Apple per ostacolare la disponibilità di servizi musicali gratuiti o supportati da pubblicità offerti da terze parti. E che non esiste alcun accordo che “limiti, o impedisca a UMG” dal concedere in licenza la sua musica a qualsiasi servizio di streaming musicale. UMG ha fatto esplicito riferimento, oltre ad Apple, anche a Sony Music e Warner Music, con le quali non esistono accordi in questo senso.

UMG ha aggiunto che offre contenuti esclusivi limitatamente ad alcuni partner, ma questo dipende dalle sue legittime considerazioni commerciali, piuttosto che da un accordo per limitare la concorrenza.