I video in live streaming non sono spesso belli da vedere, non sono editati e appaiono “nudi e crudi”. Eppure, grazie ad app come Periscope e Meerkat, il live streaming sta diventando una moda in grande espansione, pur portandosi dietro questioni legali da non sottovalutare.

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Le app appena citate non sono le prime che offrono funzionalità di live streaming, ma stanno avendo così successo grazie alla loro semplicità, che permette a tutti e immediatamente di riprendere un video con il proprio smartphone e condividerlo in diretta con i propri contatti di Twitter (ma non solo). Entrambe queste app, proprio per la loro diffusione, potrebbero però dare presto vita a cause legali e a violazioni della privacy e del diritto d’autore.

Inizialmente i primi utenti di queste app trasmettevano i propri video da casa come avrebbero fatto con una classica webcam. Molti altri però hanno iniziato a utilizzare Meerkat e Periscope all’aperto, in strade e in luoghi pubblici, a concerti o a eventi sportivi e persino dal proprio posto di lavoro. Pochissimi di loro chiedono poi il permesso di filmare alle persone riprese e inevitabilmente, all’interno di qualche video in streaming, può finirci parte di una conversazione privata o materiale protetto da copyright.

“L’immediatezza cambia tutto”, afferma l’avvocato esperto in social media Kerry O’Shea Gorgone. Con altre app di registrazione video, l’utente ha la possibilità di rivedere il filmato prima di caricarlo online, ma questo non avviene con Meerkat e Periscope. Non dimentichiamo poi che in un luogo pubblico o privato chiunque gode di quello che viene chiamato “diritto di pubblicità”. Ciò significa che ogni ripresa video, prima di essere utilizzata per una pubblicità online o inserita nel post di un social network, deve essere autorizzata dalle persone filmate.

La violazione del diritto d’autore è un’altra area “calda” quando si parla di live streaming

Al momento non sembrano esserci casi di aziende accorse in massa su Meerkat o Periscope, ma alcune compagnie si stanno comunque interessando a come poter trarre vantaggio del live streaming. “Se per caso una di queste aziende utilizza però un’app simile in pubblico per scopi commerciali e non ottiene il consenso dalle persone filmate, queste avrebbero tutto il diritto di denunciare l’azeinda” fa notare John Delaney, avvocato dello studio legale Morrison Foster specializzato in proprietà intellettuali e in casi a sfondo tecnologico.

La violazione del diritto d’autore è un’altra area “calda” quando si parla di live streaming. La settimana scorsa ad esempio HBO ha preso posizione contro Periscope dopo che molti suoi utenti hanno filmato in streaming la prima puntata della quinta stagione della serie TV Il Trono di Spade. Periscope e Meerkat indicano chiaramente nei rispettivi terms of service di non postare video che costituiscano una violazione del diritto d’autore, ma questo concetto non è chiaro e limpido come si potrebbe pensare, soprattutto se attinente a una situazione pubblica.

Diverse sentenze legali hanno stabilito che un evento dal vivo che costituisca una performance autoriale (uno spettacolo teatrale, un balletto) è protetto da diritto d’autore. Secondo però il professore Robert Brauneis della George Washington University Law School, il live streaming di eventi sportivi dal vivo non costituisce violazione del diritto d’autore, proprio perché questi eventi non seguono copioni o coreografie prestabilite.

Non bisogna poi dimenticare la difficoltà nel bloccare questo tipo di contenuti durante la loro registrazione video

Un altro elemento ancora poco chiaro è quello inerente la qualità di questi video, che in certi casi è talmente bassa da poter non costituire nemmeno un caso di violazione del diritto d’autore. Secondo la Gorgone però, qualsiasi sia la qualità del video, il concetto di violazione delle privacy e del copyright rimane, anche se la resa delle immagini potrebbe avere un peso sulla quantità di danni che l’accusato potrebbe dover pagare se condannato per queste violazioni.

Non bisogna poi dimenticare la difficoltà nel bloccare questo tipo di contenuti durante la loro registrazione video. Meerkat ad esempio cancella automaticamente il video alla fine dello streaming (solo chi l’ha filmato può scaricarlo in locale sul proprio smartphone), mentre con Periscope i video rimangono online per 24 ore. Una concezione del tutto diversa da servizi come YouTube e Dailymotion, dove invece i video, una volta caricati online, rimangono a disposizione di tutti a meno che non intervengano segnalazioni per copyright violato o per altri problemi che dovessero insorgere.

Quello del live streaming è comunque un fenomeno ancora molto giovane e non mainstream come possono essere realtà del calibro di Facebook o Instagram. Eppure sempre più personalità di spicco lo stanno utilizzando come mezzo di promozione e per rimanere a contatto con i fan. Si pensi ad esempio al comico californiano Jason Farone, che adora Periscope e che lo utilizza durante il giorno per filmarsi e per farsi seguire da persone da tutto il mondo. Attenti però a non esagerare. La scorsa settimana infatti Farone è stato allontanato da un punto vendita di Target perché ha iniziato un live streaming al suo interno parlando con clienti e dipendenti del negozio.