Le aziende che vendono tecnologia tendono a pubblicizzare i loro prodotti non come beni per fare profitto, ma come regali per l’umanità. La parodia “Silicon Valley” di HBO prendo spunto da questa tendenza, e associa ai giganti tecnologici il desiderio di “non vivere in un mondo che qualcun altro rende un posto migliore” più di quanto essi stessi possono fare. Forse le aziende della Silicon Valley toglieranno dai loro slogan frasi come “rendiamo il mondo un posto migliore”, ma va detto che dietro la loro presunta filantropia si cela una ovvia strategia di acquisizione clienti.

Il progetto di alfabetizzazione del mondo di Amazon

Amazon ha dichiarato che un miliardo di persone al mondo che non ha accesso ai libri. Per questo, l’azienda si è impegnata a donare più lettori Kindle, tablet Fire e Kindle eBooks a paesi in via di sviluppo, con l’obiettivo di rendere il mondo un posto migliore ampliando il numero di lettori e promuovendo l’alfabetizzazione.

Per raggiungere questo obiettivo Amazon collabora con l’associazione non-profit Worldreader, che ha già avviato collaborazioni con 61 biblioteche pubbliche del Kenya.

Il progetto mostra come l’economia lavora in favore di Amazon. La maggior parte dei costi sono sostenuti dalle fondazioni Stavros Niarchos e Bill & Melinda Gates. Amazon dona un numero sufficiente di Kindle Paperwhite eBook per le 61 biblioteche, più eBooks, che sono gratuiti o a basso costo. Questa modesta donazione crea circa 500mila futuri clienti di eBook, esposti ai brand Amazon e Kindle e al formato proprietario Kindle, anziché a formati alternativi.

Quello che è interessante riguardo alla partnership tra Amazon e Worldreader è che l’organizzazione non-profit ha promosso l’alfabetizzazione attraverso i lettori eBook per sei anni, scegliendo originariamente formati open eBook.

Idealmente, Worldreader aiuta a educare i bambini nel mondo, che in futuro saranno adulti alfabetizzati e compreranno autonomamente dei libri. La donazione di Amazon fa sì che questi nuovi lettori si abituino al Kindle e al suo formato.

Portare la connettività in tutto il mondo

La maggioranza della popolazione mondiale non ha accesso a Internet. Il World Economic Forum ha stimato che circa 4 miliardi di persone oggi non hanno accesso alla Rete, e 1 miliardo di esse si trova in India.

Facebook vuole rendere l’India un posto migliore portando il Wi-Fi gratuito nelle stazioni ferroviarie e in alcuni villaggi. Il responsabile della compagnia indiana RailTel ha dichiarato all’Economics Times che Facebook intende installare il Wi-Fi in molte stazioni, oltre a fornire servizi dati agli indiani che vivono in un raggio di sei miglia da queste stazioni. RailTel è una compagnia di telecomunicazioni con l’obiettivo primario di realizzare e mantenere l’infrastruttura IT per il sistema ferroviario indiano.

Lo scorso anno, Google ha annunciato l’installazione di hotspot Wi-Fi nelle stazioni indiane. Attualmente, gli utenti del Wi-Fi gratuito di Google in 19 stazioni sono circa 1,5 milioni.

Il risultato è che, mentre Google è all’opera per portare la copertura Wi-Fi in 400 delle principali stazioni in India, Facebook si occupa di coprire le stazioni più piccole e le comunità nelle vicinanze.

La domanda è: perché? Questi due giganti della Silicon Valley guadagnano miliardi facendo pubblicità in mercati più maturi. Perché fanno tutti questi sforzi per utenti così poveri o che vivono in zone remote?

Il CEO di Facebook Mark Zuckerberg vuole, secondo un recente articolo di PopSci, “essere amico del resto dell’umanità”. A questo scopo, Facebook sta lavorando per “portare Internet, attraverso trasmettitori DIY, droni e laser, ai miliardi di persone sul pianeta che non hanno ancora accesso online”. Chiaramente, anche Google vuole che le stesse persone utilizzino i suoi servizi.

Facebook descrive questo sforzo come una sorta di filantropia. Ma, come ho spiegato in modo più approfondito in un precedente articolo, il progetto di Facebook internet.org non è un “org” o non-profit. Si tratta di un gruppo interno a Facebook che attua una strategia di acquisizione clienti.

Sia Facebook che Google cercano di “diventare amici del resto dell’umanità” con programmi zero-rating, che offrono larghezza di banda gratuita quando si usa una specifica app o si visita uno specifico sito. Attraverso partnership con le compagnie di comunicazione locali, viene offerto accesso gratuito a Internet agli utenti che utilizzano i servizi di Facebook o Google.

L’approccio di Facebook si basava su un’app chiamata Facebook Free Basics. All’inizio si trattava di un servizio sussidiario (offerto dai carrier, non da Facebook), ma poi l’offerta è stata ampliata fino a trasformarsi in una sorta di “versione leggera di Internet”. Ogni azienda che voleva partecipare poteva offrire una “versione leggera” dei suoi servizi, che venivano ospitati sui server di Facebook

A un certo punto, Facebook ha dichiarato che Free Basics era disponibile in 38 nazioni, tutte in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina. Oggi, non è chiaro in quanti paesi è ancora disponibile (Facebook non ha risposto alle mie richieste di informazione).

Facebook ha avuto difficoltà nel far accettare il suo programma “Free Basics”. L’India lo ha vietato per violazione della net neutrality. L’Egitto lo ha vietato perché Facebook si è rifiutato di concedere al governo egiziano l’uso dell’app per spiare gli utenti. In Angola, pirati informatici hanno attaccato l’app di Wikipedia all’interno di Free Basics per condividere illegalmente file. Nonostante ciò, Facebook Free Basics è ancora attivo e si sta anche espandendo in alcuni mercati.

Nel frattempo, il programma zero-rating di Google, chiamato Free Zone, sembra aver fallito nel suo obiettivo di rendere il mondo un posto migliore. Non ci sono informazioni ufficiali al riguardo (e Google non ha risposto alle mie richieste), ma ho contattato la maggior parte delle telco partner del Google Free Zone. Alcune hanno rifiutato di rilasciare commenti, ma altre hanno detto che il programma è ormai defunto. Un rappresentante della keniota Safaricom mi ha detto che Free Zone, in Kenia, è stato proposto come una promozione per un periodo limitato di tempo: lanciata nel 2014, è stata attiva solo per tre mesi.

In ultima analisi, Facebook Free Basics e Google Free Zone, che dovevano portare una connessione più economica o più veloce a comunità povere o non connesse, sono stati sostanzialmente degli espedienti per conquistare un pubblico più ampio.

Recentemente Google ha assunto Tom Moore, che è il co-fondatore del provider WildBlue Communications, che offre servizi basati su satelliti, per sostenere l’ambizioso progetto Loon della società. Il programma viene sviluppato nei laboratori X della casa madre Alphabet e il suo obiettivo è portare la connettività a Internet in zone remote.

Facebook, dal canto suo, ha commissionato alla società SpaceX di Elon Musk il lancio in orbita del suo primo satellite. Il lancio è previsto per il prossimo 3 settembre. Secondo quanto dichiarato da Zuckerberg, il satellite dovrebbe consentire l’accesso a Internet a “gran parte dell’Africa occidentale, orientale e meridionale”.

Google e Facebook stanno anche lavorando su droni, laser e altre tecnologie per portare la connettività alla aree non ancora connesse.

Rendere il mondo un posto migliore secondo Amazon, Facebook e Google

Come ha capito Microsoft qualche anno fa quando ha tentato di competere con Google Search utilizzando Bing —e come capisce ogni nuovo social network che cerca di proporsi come alternativa a Facebook — quando si tratta di grandi brand su Internet, gli utenti ne scelgono uno e poi ci si affezionano per sempre.
Così, quando la maggior parte delle persone sul pianeta inizia a leggere eBook e ottiene l’accesso online, sceglie (più o meno definitivamente) i suoi brand preferiti. Amazon, Facebook e Google vogliono essere lì per raccogliere i futuri (e fedeli) utenti. Più che un servizio filantropico, è un business plan.

Certo, queste aziende e le loro strategie di acquisizione clienti possono, di fatto, rendere il mondo un posto migliore. Ma cerchiamo di non osannarle troppo. Con i miliardi di profitto che ne traggono, non ne hanno bisogno.