L’Istat fotografa il rapporto tra Italia e Internet

Il rapporto Cittadini, imprese e Ict dell’Istat fotografa un Paese con ancora forti limiti nella diffusione di Internet, ma anche con alcuni segnali di ripresa.

Nel report Cittadini, imprese e Ict rilasciato nelle scorse ore, l’Istat si è concentrata sull’utilizzo di Internet nelle famiglie e nelle imprese italiane. Così come avvenuto lo scorso anno, anche nel 2015 sono cresciute le connessioni ad Internet sia per le famiglie che per le PMI, soprattutto per quel che riguarda il settore mobile.

Questo è passato dal 27,6% dello scorso anno all’attuale 30,1%, mentre oltre il 91% del campione analizzato da Istat tra i 15-24enni è connesso a Internet. Da segnalare però anche un incremento di quasi 3 punti percentuali rispetto al 2014 delle persone connesse dai 6 anni in su (60,2% contro il 57,5%). Di questi il 40% accede tutti i giorni a Internet, mentre solo il 16,8% vi accede almeno una volta a settimana.

A livello europeo invece l’Italia si colloca tra gli ultimi 6 Paesi nella graduatoria per diffusione della banda larga con un valore pari al 74%, sebbene in questi anni si sia registrato un aumento annuo più elevato della media dei 28 Paesi dell’Unione Europea e ciò significa che il gap, piano piano, si sta colmando.

Un’azienda su quattro ha sul sito un link al proprio profilo social

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Se invece si guarda ai contenuti visitati sul web, Istat riporta al primo posto la cultura (71%), mentre i social network si attestano in seconda posizione con il 56,1%. Cresce anche l’e-commerce anno su anno e passa dal 45,9% del 2014 al 48,7%.

Nell’indagine Istat c’è anche spazio per le aziende, con il 70,7% del campione analizzato tra le imprese con almeno 10 dipendenti che dispone di un sito web. Un’azienda su quattro ha inoltre sul sito un link al proprio profilo social, mentre il 37,3% delle imprese interpellate (+5,3% rispetto al 2014) utilizza un social media e circa un terzo lo fa per ragioni di marketing.

Incremento (+1,8% anno su anno) anche per le aziende che oggi vendono online (10%), ma si tratta di una percentuale ben al di sotto di quelli che erano gli obiettivi europei. Questi infatti indicavano al 33% la quota di piccole e medie aziende che nel 2015 avrebbero dovuto vendere online per almeno l’1% del fatturato totale, mentre in realtà si è arrivati solo al 6,5%. Previsioni non rispettate nemmeno per quanto riguarda gli utenti dai 16 ai 74 anni che hanno acquistato online nel 2015. L’obiettivo era infatti del 50%, ma l’Istat ha riportato una quota del 26%.

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