Chrome ha appena raggiunto un importante traguardo toccando la cinquantesima release e per Google si tratta di un avvenimento significativo per riflettere sul futuro del suo browser web. Intanto però la grande G si gode il successo di Chrome annunciando numeri e dati assolutamente positivi, come i 771 miliardi di pagine web visitate mensilmente tramite Chrome, il miliardo di utenti attivi ogni mese, i 9.1 miliardi di autocompilazioni e i 145 milioni di pagine web pericolose segnalate.

E che dire della statistica di StatCounter, secondo la quale il 47% delle pagine web a livello globale (mobile compreso) viene visto tramite Chrome? D’altronde il browser di Google si è rivelato fondamentale per la crescita del web e della sua fruizione e dopo tutti questi anni di innovazioni e di risultati sempre più in ascesa, Chrome sta quasi per raggiungere il market share di Internet Explorer, cosa impensabile al suo esordio.

Ora però Google si trova di fronte a un bivio e deve decidere il futuro di Chrome. Tenerlo sempre ed esclusivamente come browser web o espanderlo in altri modi? Quando arrivò sul mercato dei browser nel 2008, Chrome si contraddistinse per la sua leggerezza e per la sua semplicità di utilizzo, vantaggi che però ora non sono più considerati tali.

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Chi si ricorda del Chrome App Launcher su Windows?

Oggi infatti altri browser superano Chrome nei benchmark e la trasformazione continua di Internet ha reso il browser di Google più pesante e bisognoso di risorse rispetto agli esordi, senza contare l’impatto sui consumi quando viene utilizzato su un notebook o su un device mobile. Non che gli altri browser siano delle piume o consumino molto meno, ma ormai il divario tra Chrome e i suoi principali concorrenti si è molto assottigliato su questo versante.

Già alcuni anni dopo il lancio Google iniziò a considerare Chrome non solo come un semplice browser, cercando invece di espanderne il più possibile le ambizioni. Qualche esempio? Il Chrome Web Store, il Chrome App Launcher e le notifiche push per Google Now e i servizi web. Tutte feature con le quali Google puntava a rendere Chrome una “piattaforma nella piattaforma” su Windows OS X, creando nel frattempo Chrome OS come sistema operativo desktop.

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Che futuro potrà avere Chrome OS?

Nell’ultimo anno però Google ha di fatto abbandonato (o quasi) molti di questi progetti e lo stesso Chrome OS, nonostante l’apprezzamento dei Chromebook a livello educational, potrebbe soccombere di fronte a una probabile fusione tra Chrome e Android. Oltre a ciò Google non ha più inserito feature davvero innovative e degne di nota nella versione desktop di Chrome, tanto che le novità più interessanti in questo ambito stanno arrivando da altri browser come Edge di Microsoft (l’integrazione di Cortana, le annotazioni delle pagine) e Vivaldi (i “pannelli” web e le tab di nuova concezione).

Si può sempre dire che Google sia più interessata alla versione mobile di Chrome, visto che in effetti l’utilizzo di smartphone e tablet ha eclissato quello del classico PC. Ma in un mondo fatto di app, di Facebook e di Instant Articles ha ancora senso affidarsi all’idea che gli utenti continuino a trascorrere molto tempo su un browser web? Forse è proprio per questo il dato di un miliardo di utenti di Chrome prima accennato sia su base mensile e non giornaliera.

Ecco perché Google, nel celebrare giustamente la cinquantesima release di Chrome in otto anni di vita, dovrebbe chiedersi cosa intende fare da qui in poi con il suo browser. Focalizzarsi come agli esordi su velocità, prestazioni e semplicità? Introdurre nuove funzionalità innovative? Rendere Chrome una piattaforma o solo un ottimo strumento per accedere al web? I destini delle versioni desktop e mobile sono interconnessi o separati? Se Google non è in grado di rispondere a quesiti come questi, la versione 100 di Chrome potrebbe non essere così celebrativa.