UE: stop al geoblocking per creare il mercato unico digitale

I siti web dovranno offrire gli stessi beni e servizi a tutti i cittadini dell’Unione Europea

shopping online

Che si tratti di pacchi o di pacchetti di dati, beni e servizi dovranno essere a disposizione di tutti i cittadini dell’Unione Europea, ovunque essi vivono. Questo, in sintesi, è l’obiettivo delle nuove proposte legislative presentate ieri dalla Commissione Europea nell’ambito di un piano che dovrebbe trasformare la UE in un “mercato unico digitale”. Tra le proposte c’è il divieto del geo-blocking: il Paese di residenza non deve essere una scusa per non fornire servizi digitali o beni materiali a un cittadino europeo.

Tuttavia, costringere le aziende a fornire servizi senza discriminazioni “è come mettere un cerotto su una gamba rotta”, secondo John Higgins, direttore generale del gruppo industriale Digital Europe. “Il geo-blocking è un sintomo del problema, non la causa”. Nonostante decenni di tentativi di armonizzare la legislazione in tutti gli Stati membri, i 28 Paesi della UE hanno ancora leggi diverse per quanto riguarda diritto d’autore, diritti dei consumatori, tasse e smaltimento dei rifiuti elettronici, per non parlare delle differenze linguistiche, di tenore di vita e abitudini dei consumatori. “Se vogliamo veramente sviluppare un mercato unico digitale la UE deve affrontare alla radice le cause della frammentazione“, ha dichiarato Higgins.

La Commissione vuole porre fine a pratiche come l’applicazione di tariffe differenziate per i biglietti di ingresso a un parco a tema o la proposta di prodotti diversi all’interno dello stesso negozio onlinea seconda del Paese di origine del consumatore. Vuole anche ridurre le disparità dei costi di spedizione, aumentando la trasparenza e la concorrenza nel mercato dei servizi di consegna. L’invio di un pacco oltre un confine nazionale – anche verso uno Stato membro della UE e senza barriere doganali – può costare cinque volte tanto quanto l’invio dello stesso pacco in un viaggio analogo all’interno dello stesso Paese, mentre il costo di invio di un pacco dalla Spagna ai Paesi Bassi può essere due volte e mezzo quello di invio dello stesso bene nella direzione opposta.

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Ma il disegno di legge della Commissione presenta curiose lacune. Da un lato cerca di eliminare la discriminazione geografica delle vendite e ridurre il costo delle consegne transnazionali, dall’altro non obbliga le aziende a consegnare in tutta la UE la merce ordinata online.

Per esempio, stando al disegno di legge, i cittadini belgi avranno il diritto di ordinare un frigorifero su un sito web tedesco e ritirarlo presso la sede del venditore o di organizzare autonomamente la consegna al loro domicilio, ma il sito tedesco non avrà l’obbligo di consegnare le sue merci in Belgio.

Anche per quanto riguarda i pagamenti saranno consentite, de-facto, alcune discriminazioni geografiche. Se un sito web accetta le carte Visa, per esempio, allora le deve accettare indipendentemente dal Paese UE dove sono state rilasciate. Ma sarà ancora consentito a un sito belga, per esempio, di accettare soltanto pagamenti attraverso il sistema di pagamento nazionale del Paese, Bancontact, impedendo di fatto lo shopping online a cittadini di altri Paesi.

C’è qualche speranza che le leggi di mercato agiranno in modo efficace sull’abbattimento delle barriere nazionali per quanto riguarda le consegne: Amazon.com punta a reclutare un maggior numero di piccole imprese per la sua piattaforma, gestendo per loro la logistica delle spedizioni transnazionali.

Il disegno proposto dalla Commissione è ancora lontano dal diventare legge: prima deve ottenere il sostegno dei governi degli Stati membri e del Parlamento Europeo. Questo potrebbe succedere il prossimo anno, anche se la Commissione suggerisce che alcune disposizioni non avranno effetto fino a luglio 2018, in modo che le imprese abbiano il tempo per prepararsi ai cambiamenti.

 

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AUTOREPeter Sayer
Peter Sayer
Senior Editor di CIO.com Peter è un giornalista con più di vent'anni di esperienza. Scrive di applicazioni enterprise sull'edizione americana di CIO.com, i cui contenuti sono pubblicati qui su licenza di IDG Communications.