Postate su Facebook foto e messaggi sui vostri bambini e animali domestici. Twittate sui vostri viaggi e il vostro lavoto e caricate video del vostro cane che gioca in mezzo alla neve. I siti social tengono traccia della vostra vita, delle vostre perdite e delle vostre relazioni, delle avventure e persino dei momenti più noiosi. Ma cosa succede a tutti questi avvenimenti quando morite?

A metà febbraio Facebook ha annunciato che ci permetterà di individuare un famigliare o un amico perché si prenda cura del nostro account social quando non ci saremo più. Questa sorta di erede digitale, una volta che Facebook avrà notificato la morte di un utente, potrà scrivere sul profilo della persona scomparsa per avvisare gli amici della morte o per annunciare la data del funerale. L’erede del profilo Facebook può anche rispondere a nuove richieste di amicizia e aggiornare la copertina e le immagini del profilo, ma non potrà accedere al profilo con le credenziali della persona scomparsa o leggerne i messaggi privati. Di contro però un utente può anche impostare il proprio account in modo che venga cancellato dopo la sua morte.

Per pianificare il proprio “lascito” digitale e social a una persona cara e fidata, basta andare dal proprio profilo Facebook in Impostazioni, Protezione e infine in Contatti fidati. “Mi piace questa funzione” afferma Zeus Kerravala, analista presso ZK Research. “Permette alle persone di condividere il loro dolore dopo una perdita. Se volete scomparire dopo la vostra morte, potete farlo, ma potete anche scegliere se continuare a vivere su Facebook anche dopo che avete lasciato questa vita”.

Quello appena descritto è il caso di Facebook. Ma come si pongono di fronte a questa questione altri grandi social network come Twitter, Instagram, YouTube e Google+?

Dal momento che i social sono così interconnessi con le nostre vite, questo tipo di eredità digitale può assumere sempre più importanza 

Una portavoce di Google ha detto ai microfoni di Computerworld che la policy per la gestione degli account non più attivi su tutti i servizi della grande G tra cui Gmail, YouTube e Google+ non è cambiata dalla sua prima attivazione nell’aprile del 2013. Questa policy permette a un utente di impostare il proprio account in modo che i messaggi di Gmail o i dati e le immagini di altri siti siano cancellati dopo un periodo di inattività che può variare da 3, 6, 9 o 12 mesi. Nonostante ciò, Google permette a un suo utente di scegliere un contatto di fiducia a cui inviare i suoi dati provenienti da servizi come +1s, Blogger, Contacts and Circles, Drive, Gmail, Google+ Profiles, Pages and Streams, Picasa Web Albums, Google Voice e YouTube.

“Prima che questo sistema entri in azione, vi avvertiremo inviandovi un SMS e una email all’indirizzo secondario che ci avete fornito”, ha scritto il product manager di Google Andreas Tuerk nel post di un blog. “Speriamo che questa nuova funzionalità vi permetta di impostare come meglio credete il vostro aldilà digitale, in modo da proteggere la vostra privacy e sicurezza e da rendere più sopportabile il dolore dei vostri cari”.

Twitter invece si impegna a disattivare l’account in caso di morte dell’utente gestendo l’intero processo con un suo famigliare dopo un’attenta verifica. La nuova policy di Facebook in caso di morte di un suo utente non si applica invece a Instagram. Si può tentare di “commemorare” l’account di qualcuno che è deceduto, ma Instagram precisa che in questo caso l’account non può essere cambiato e che i messaggi e le immagini che l’utente scomparso ha condiviso su Instagram rimangono su Instagram.

Ezra Gottheil, analista presso Technology Business Research, non è sicuro di quante persone possano essere interessate a ciò che accade ai loro account social dopo che sono morte, ma dal momento che i social sono così interconnessi con le nostre vite, questo tipo di eredità digitale può in effetti assumere sempre più importanza e diventare una parte significativa del nostro lascito.