La decisione di Microsoft più di un anno fa di “costringere” gli utenti di Internet Explorer ad aggiornare il loro browser all’ultima versione sembra aver prodotto risultati disastrosi, almeno se andiamo a vedere gli ultimi dati di Net Applications. Ricordiamo che nell’agosto del 2014 Microsoft aveva imposto a sorpresa un ultimatum agli utenti di IE, dicendo che entro il 12 gennaio del 2016 sarebbero dovuti passare a Internet Explorer 11 se non volevano perdere gli aggiornamenti di sicurezza.

Dopo quella data infatti Microsoft supporterà Internet Explorer 9 solo su Windows Vista e Windows Server 2008, Internet Explorer 10 unicamente su Windows Server 2012 e Internet Explorer 11 su Windows 7, Windows 8, Windows 8.1, Windows 10, Windows Server 2008 R2 e Windows Server 2012 R2. Questo annuncio e la relativa forte spinta ad aggiornarsi a Internet Explorer 11 hanno però portato a un declino notevole di Internet Explorer nella percentuale dei browser più utilizzati a livello globale.

Secondo Net Applications infatti a settembre Internet Explorer è stato utilizzato solo dal 51,6% di tutti gli utenti online. Si tratta della percentuale più bassa da quando si stava ancora combattendo la guerra tra IE e Netscape e di quando, nel dicembre del 2011, Internet Explorer era sceso a un market share del 51,9%. Ricordiamo che la ripresa del browser di Microsoft era iniziata subito dopo (gennaio del 2012), per poi toccare nel dicembre del 2014 il picco di 59,1%.

Dopo nove mesi IE ha insomma perso 7.5 punti percentuali, un declino notevole se pensiamo alle fluttuazioni minime che caratterizzano solitamente il mercato dei browser, nel quale anche il minimo guadagno di una frazione di punto percentuale è considerato una grande vittoria. Tra l’altro Internet Explorer non soffriva di un declino così notevole in un arco di nove mesi dall’aprile del 2010, quando Firefox si apprestava a raggiungere il 25% di market share e Chrome stava iniziando la sua scalata.

nemmeno l’arrivo di Edge su Windows 10 ha cambiato di molto le cose

Il mese scorso, sempre secondo le rilevazioni di Net Applications, il 49% degli utenti IE ha utilizzato Internet Explorer 11, mentre il 22,7% è ancora fermo a IE 8, con percentuali più basse ma sempre significative di utenti che si affidano ancora a Internet Explorer 9 (12%) e 10 (9%). Anche se altri fattori possono aver contribuito a questo declino di IE, la spiegazione più semplice rimane quella della “direttiva” di Microsoft ad aggiornarsi il prima possibile a IE 11. Molti utenti infatti, vedendosi di fatto costretti a passare a IE 11 da una versione più vecchia (per esempio la 8), hanno preferito cercare un’alternativa come Chrome.

Non a caso il browser di Google è risultato essere il principale beneficiario del crollo di Internet Explorer, se pensiamo che dall’agosto del 2014 (con l’editto di Microsoft) Chrome ha guadagnato qualcosa come il 10.3%, attestandosi a settembre su un market share del 29,9%, il suo più alto di sempre. Molti degli utenti che Chrome ha guadagnato vengono proprio da IE, ma più di un terzo proviene da ex utenti di Firefox, che negli ultimi 13 mesi ha perso il 3,8% e deve ora accontentarsi di una quota di mercato del 11,5%, la più bassa dall’agosto di nove anni fa.

In altre parole, con la sua richiesta pressante di upgrade a IE 11, Microsoft ha consegnato a Google un’opportunità d’oro e nemmeno l’arrivo di Edge su Windows 10 ha cambiato di molto le cose. Il nuovo browser di Redmond infatti contava a settembre solo per il 2,4%, sebbene rispetto ad agosto abbia guadagnato lo 0,4%. In questo caso il calo del 1,6% fatto registrare da IE11 a settembre si spiega anche con il passaggio a Edge degli utenti di Windows 7 e Windows 8.1 che si sono aggiornati a Windows 10, passando così da IE11 a Edge.

La cosiddetta guerra dei browser non ha valore solo a livello di numeri e percentuali, ma ormai ha anche un impatto finanziario molto importante. Ogni browser infatti cerca di indirizzare i suoi utenti verso un preciso motore di ricerca per evidenti motivi di monetizzazione a livello pubblicitario. Internet Exploree ed Edge fanno questo spingendo verso Bing, Chrome verso Google e Firefox (almeno negli USA e in Canada) verso Yahoo. Ecco perché un Internet Explorer con percentuali di utilizzo in continuo calo potrebbe causare una minor quantità di ricerche su Bing e, quindi, un declino non indifferente per Microsoft del fatturato derivante dalla pubblicità.