Brendan Eich, cofondatore di Mozilla e creatore di JavaScript, ha annunciato un nuovo browser basato su Chromium e denominato Brave, che blocca la pubblicità e l’ad tracking. Brave, la cui versione 0.7 è ancora lontana dall’essere quella definitiva (per questa non c’è però ancora una data di uscita stabilita), si può comunque utilizzare già ora su PC Windows, Mac e dispositivi iOS e Android.

Eich, che ora è presidente e CEO di Brave, ha specificato in un recente post sul sito ufficiale del browser che il modello alla base di Brave mira a fornire uno strumento di ad blocking e a fermare tutte quelle tecniche utilizzate dai siti per tracciare gli utenti online e proporre loro della pubblicità mirata. Queste pratiche secondo Eich rappresentano infatti una minaccia di primaria importanza per le implicazioni legate alla privacy. La risposta a questa situazione, che Eich considera come un enorme conflitto di interessi (i siti web guadagnano dalle pubblicità e così vogliono mostrarle a tutti i costi), si chiama appunto Brave.

“Striamo sviluppando un nuovo browser e un servizio cloud privato con pubblicità anonime” ha dichiarato Eich. In effetti Brave, quando sarà ultimato, bloccherà il tracciamento e gli ad dai siti come un normale ad blocker, per poi rimpiazzare le pubblicità bloccate con ad propri. Questi ad personalizzati non saranno però mirati al singolo individuo che sta navigando, bensì alla base aggregata degli utenti del browser. Se poi abbastanza gente graviterà attorno a esso, Brave condividerà gli introiti derivati da queste pubblicità sia con gli utenti (15% delle revenue), i cui dati non saranno conservati o registrati dal browser, sia con i publisher (55% degli introiti).

Al Hilwa, analista di IDC, ha apprezzato il concept dietro a Brave, soprattutto per l’idea di creare un flusso di introiti alternativo all’advertising tradizionale, ma si è anche chiesto se questo browser possa competere anche nella piccola nicchia che Eich ha descritto. Hilwa ha comunque apprezzato anche la volontà di Eich di bloccare gli ad tradizionali e il tracciamento degli utenti, pratiche che ormai stanno facendo diventare i browser tradizionali sempre più lenti e farraginosi.

È poi vero che anche altri browser come Firefox e Internet Explorer hanno già giocato la carta della privacy, ma è difficile capire se questa svolta abbia avuto successo o meno considerando che entrambi hanno perso una notevole user share negli ultimi due anni.