Cloud Pubblico: esempi d’uso, vantaggi, svantaggi e best practice

Cos’è il cloud pubblico: vantaggi, svantaggi, linee guida, best practice per l’utilizzo in azienda ed esempi di utilizzo in modalità SaaS, PaaS e SaaS

Cloud Pubblico: esempi, pro, contro e best practice del public cloud

Nel cloud pubblico, o “Public Cloud Computing”, le infrastrutture che erogano i servizi di cui fruisce l’azienda sono ubicate presso un fornitore esterno, con cui generalmente viene sottoscritto un abbonamento con determinate caratteristiche di servizio e fatturazione periodica.

È la forma di cloud computing generalmente più diffusa, anche tra i privati, che conoscono e usano servizi come Dropbox, Gmail, Microsoft Office Online o utilizzano servizi di hosting per ospitare i propri siti web. Questi prodotti ricadono però in categorie differenti del public cloud, in base alla modalità di erogazione del servizio. Vediamoli

Esempi di utilizzo del Cloud Pubblico

Software as a-Service (SaaS)

Nella modalità Software as a Service, l’utente utilizza un’applicazione che non risiede sul pc, smartphone o server aziendale, ma nell’infrastruttura cloud del fornitore. Servizi di posta come Gmail e Outlook, applicazioni per ufficio che si usano nel browser come G Suite o Microsoft Office Online rientrano in questa categoria.

Platform as a Service (PaaS)

Il passo successivo è quello di usare una piattaforma su cui far girare proprie applicazioni. Il caso d’uso più frequente è quello dell’hosting web, in cui il fornitore mette a disposizione uno stack formato da sistema operativo, server web, linguaggi di scripting e database, su cui installare un sito o applicazione web.

Altri esempi di PaaS in grado di erogare applicazioni di tipo più eterogeneo sono il Google App Engine e il Servizio App di Microsoft Azure.

Infastructure as a Service (IaaS)

È l’architettura più avanzata di public cloud, perché permette al cliente di avere a disposizione un intero server virtuale, o un gruppo di server in cluster o altra configurazione, che può controllare completamente. In base al carico di lavoro – e spesso anche in modo automatico – il cliente può aumentare o diminuire la capacità computazionale (il numero di CPU virtuali), la memoria Ram, lo storage e l’ampiezza di banda di connessione, variando in modo dinamico la tariffa oraria o mensile.

I servizi più rilevanti di IaaS sono Amazon Web Services, Google Cloud Platform, Microsoft Azure e, in Italia, Aruba Cloud.

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Public Cloud: vantaggi e svantaggi

Un Cloud pubblico offre diversi vantaggi all’azienda, e non è un caso che le previsioni di Gartner e altri analisti sul cloud computing vedano una crescita a due cifre, tra cui:

  • Costi ricorrenti: nessun investimento iniziale in infrastruttura o licenze software;
  • Scalabilità: è possibile aumentare o diminuire i servizi, e i relativi costi, in accordo alle reali esigenze di business;
  • Affidabilità: i data center dei fornitori cloud sono strutturati per garantire ridondanza, sorveglianza, amministrazione, manutenzione, aggiornamenti e sicurezza, senza gravare sul personale IT dell’azienda;
  • Risparmi energetici e di spazio: non è necessario riservare prezioso spazio in azienda per un data center, che ha alti consumi energetici, anche per le esigenze di climatizzazione;
  • Indipendenza dalla posizione: i servizi cloud sono fruibili da qualsiasi posizione geografica, senza bisogno di prevedere infrastrutture per connessioni sicure e affidabili ai server dell’azienda. Ideale per aziende distribuite, smart working e personale itinerante.

Vi sono però alcuni svantaggi o rischi potenziali nell’adozione di soluzioni di public cloud:

  • Dipendenza dalla connessione: se la connessione internet è lenta o inaffidabile, non è possibile usare le applicazioni;
  • Affidabilità del fornitore: che succede se il fornitore non riesce a erogare il servizio, decide di interromperlo o chiude l’attività?
  • Vendor lock-in: migrare da un cloud all’altro, o da una soluzione cloud a una locale, potrebbe essere difficoltoso od oneroso, legando l’azienda a un fornitore;
  • Scarsa o nulla possibilità di contrattazione: a meno di non essere clienti davvero grandi e importanti, è molto difficile trattare sulle tariffe o i tempi di pagamento. E un ritardo nei pagamenti può comportare la scomparsa repentina delle applicazioni e dei dati aziendali;
  • Privacy e compliance: norme e regolamenti potrebbero imporre che i dati aziendali risiedano nel perimetro dell’azienda, o che non siano nella disponibilità di terzi, specialmente se residenti in paesi con norme sulla privacy più lasche di quelle comunitarie.

Cloud pubblico: best practice

Nell’adottare una soluzione di cloud pubblico, è bene fare alcune valutazioni e attenersi a linee guida per mettersi al riparo dai rischi potenziali:

  • Valutare l’affidabilità e la velocità della connessione internet aziendale, e l’impatto dell’utilizzo del public cloud sulla banda consumata (e i costi relativi, se i servizi dovranno essere usati da connessioni cellulari);
  • Valutare i costi sul lungo periodo, e la loro variazione in base a tutti i fattori coinvolti: numero di utenti, risorse computazionali, di storage e banda occupata.
  • Calcolare, se possibile, una corrispondenza tra introiti aziendali e risorse cloud impegnate (e quindi i costi). Se i costi rischiano di crescere a un ritmo più alto del fatturato, o se gli introiti arrivano dopo tre o sei mesi da quando i costi cloud vengono sostenuti, sarà necessario prevedere una copertura finanziaria.
  • Prevedere un backup dei dati, locale o su un diverso fornitore cloud;
  • Assicurarsi della possibilità di esportare i dati in un formato standard o interoperabile qualora si decidesse di cambiare fornitore o architettura, preventivandone gli eventuali costi;
  • Valutare l’affidabilità economica del fornitore, ed evitare di affidare applicazioni critiche a start-up, aziende piccole o che offrono soluzioni “in beta”, anche se molto economiche o gratuite;
  • Visto che l’accesso al cloud è possibile da ogni posizione, cercare di utilizzare il più possibile sistemi di autenticazione forte, a due fattori (con app, sms o token di sicurezza)
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