Second le nuove stime di IDC, la carenza di chip a livello mondiale non dovrebbe avere un effetto significativo sul mercato dei PC nel 2021, che dovrebbe anzi aumentare di circa il 18% anno su anno.

IDC ha riferito che le spedizioni di laptop e desktop non sono così colpite dalla carenza mondiale di semiconduttori. Problemi ce ne sono e ce ne saranno sicuramente come per tutti gli altri prodotti tecnologici, ma secondo IDC si avvertirà meno che per altre tipologie di prodotto, tanto che quel 18% di crescita stimato da IDC sarebbe potuto essere ancora più alto senza la carenza di chip. “L’industria dei PC è sicuramente limitata dalla fornitura di processori”, ha scritto in una e-mail l’analista di IDC Ryan Reith. “Se non lo fosse, la crescita dei PC sarebbe di oltre il 20% quest’anno.”

Il report di IDC ha concluso che le attuali carenze influenzano soprattutto quei prodotti che utilizzano la vecchia tecnologia dei semiconduttori, piuttosto che i processi di produzione all’avanguardia utilizzati per le più diffuse CPU odierne. Sfortunatamente, anche quei semiconduttori più vecchi sono critici per la produzione di PC, il che significa che, sebbene sia meno probabile che un laptop possa essere influenzato da una carenza critica di un componente specifico, ciò potrebbe comunque accadere.

“Non discutiamo il fatto che il mercato globale dei semiconduttori sia in difficoltà in questo momento, ma per il mercato globale dei PC si tratta di una narrativa molto diversa rispetto agli anni precedenti la pandemia”, continua Reith. “Già prima del 2020 il mercato era soggetto a carenza di CPU e, in misura minore, a scarse risorse di memoria e pannelli”.

 

Ora, ha aggiunto Reith, le preoccupazioni riguardano componenti a basso prezzo come i circuiti integrati (CI) per i driver del pannello del notebook, i codec audio, i sensori e i CI per la gestione dell’alimentazione.

Mario Morales, il vicepresidente che sovrintende all’analisi dei semiconduttori di IDC, ha osservato che quei dispositivi a basso prezzo in genere utilizzano nodi di produzione a 40 nm o più. La maggior parte delle CPU odierne utilizza invece processi di produzione a 14 nm, 10 nm o anche 7 nm. Il problema è che questi impianti all’avanguardia ricevono la maggior parte degli investimenti, poiché i microprocessori premium che producono possono essere venduti a prezzi molto maggiori.

“I nodi tecnologici maturi rappresentano oltre il 50% di tutta la capacità nel settore dei semiconduttori e i fornitori stanno aumentando solo gradualmente la capacità, in quanto danno la priorità ai segmenti più ampi della loro attività e investono di più sui nodi mainstream e all’avanguardia”, ha scritto Morales .

Il neo-nominato CEO di Intel Pat Gelsinger ha previsto che la carenza di chip continuerà per due anni, una dichiarazione ripresa dal produttore leader di semiconduttori TSMC. IDC conclude l’analisi scrivendo che alcune delle parti scarsamente disponibili sarebbero state prodotte in quantità maggiori a partire dal terzo trimestre. Tuttavia, rimane difficile aspettarsi un equilibrio tra domanda e offerta fino alla prima metà del 2022.

Questa è una buona notizia per i produttori di PC, che potrebbero aver schivato un proiettile che le case automobilistiche non sono riuscite invece a evitare. Tuttavia, niente è certo. “Senza il 100% delle parti assemblate un qualsiasi sistema non verrà spedito e quindi un collo di bottiglia rimane sempre e comunque un collo di bottiglia”, conclude Reith.