Cosa succede quando si mettono i chip dell’iPhone nei Mac?

Apple ha negato per anni di aver pianificato un passaggio ad ARM all'interno dei Mac. Ora i suoi processori per PC sono leader del settore. Cosa ci aspetta da qui in poi?

Dieci anni dopo che il primo chip progettato da Apple (il SoC A4) debuttava su iPad e iPhone 4, Apple ha introdotto il suo SoC M1 per personal computer. Lanciato a novembre 2020, il processore basato su ARM utilizza la stessa architettura di base dei chip della serie A e alimenta una gamma di PC Apple tra cui MacBook Air, Mac mini, MacBook Pro e iMac. Ora, con il lancio dei nuovi MacBook Pro 2021, al tanto acclamato chip M1 si sono aggiunti M1 Pro e M1 Max.

Quindi cosa succede quando mettete un processore iPhone all’interno di un Mac? Vi ritrovate con i notebook per il mercato di massa più performanti al mondo che, almeno sulla carta, superano qualsiasi cosa possiate ottenere da notebook basati su processori Intel o AMD. Ma i nuovi SoC di Apple non sono assolutamente gli stessi dei chip dell’iPhone.

Mentre entrambi i processori della serie A e della serie M di Apple si basano sull’architettura ARM e su ciò che l’azienda di Cupertino ha appreso sulla progettazione dei chip, le versioni per Mac sono qualcosa di molto diverso. Non sono semplicemente chip per smartphone inseriti in un computer. Certamente è la stessa architettura di base, ma sviluppata per essere leggermente diversa tra le diverse piattaforme.

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L’M1 Pro e l’M1 Max prendono la formula vincente della M1 e la migliorano. Questi chip hanno infatti visto l’introduzione di un’architettura di memoria unificata per Mac. Ciò significa che GPU, CPU e tutto il resto condividono il pool di memoria, il che offre vantaggi in termini di prestazioni, poiché i dati non devono rimbalzare tra la memoria della GPU e della CPU.

In che altro modo sono diversi?

Ovviamente, i chip del Mac sono più grandi dei chip dell’iPhone. Ma sono diversi anche da un altro punto di vista. Mentre infatti i chip per iPhone sono costruiti per offrire prestazioni e durata della batteria trovando quindi un compromesso tra efficienza della CPU, efficienza della GPU ed energia, i chip del Mac prendono una direzione leggermente diversa, facendo compromessi che si concentrano maggiormente sulle prestazioni (questo, ovviamente, non vuol dire che l’aspetto energetico non abbia la priorità).

Ecco perché otterrete comunque prestazioni altrettanto buone su un nuovo MacBook Pro quando utilizzate la batteria o lo collegate alla rete elettrica. Cosa che non succede per i laptop gaming Windows di fascia alta che Apple ha confrontato con i suoi nuovi MacBook Pro, anche se uno di questi supera di poco i nuovi Mac in termini di prestazioni grafiche grazie a una GPU discreta di Nvidia di assoluto livello.

Gli osservatori più attenti avranno notato che l’M1 Pro e l’M1 Max integrano entrambi meno core di efficienza della CPU rispetto all’M1 dello scorso anno. Penso che ciò rifletta un’altra decisione progettuale da parte dell’azienda: in ottica professionale, era infatti più importante dedicare i core di sistema alle prestazioni.

macbook pro

Ecco perché questi Mac sono macchine così performanti. I restanti core di efficienza continuano a svolgere molto lavoro utile di basso livello, ma Apple crede giustamente che gli utenti professionisti vogliano fare cose di un certo livello ed è per questo che si è  concentrata sulle prestazioni. Ogni transistor è prezioso e la decisione di dedicare più core alle performance di CPU e GPU riflette questo pensiero.

Perché cercherò il Mac Pro alla WWDC 2022?

Il Mac Pro rappresenta la prossima opportunità per Apple di mostrarci che livelli potrà raggiungere lo sviluppo dei suoi processori. Secondo Mark Gurman di Bloomberg il prossimo Mac Pro sarà disponibile in due versioni, dotate di due e quattro volte il numero di core CPU e GPU dell’M1 Max. Parliamo quindi di un massimo di 40 core per la CPU e 128 core per la GPU nel modello più potente.

Il suo commento ha generato un’ondata di speculazioni. La matematica della sua affermazione suggerisce che i futuri Mac Pro di Apple presenteranno processori M1 Max doppi o quadrupli. Sebbene non sia chiaro quali prestazioni vedremo raggiunte inserendo quattro chip M1 Max all’interno di questi Mac, sappiamo certamente che la durata della batteria non sarà un ostacolo alle prestazioni visto che parliamo di macchine desktop.

Possiamo anche ipotizzare i mercati a cui saranno rivolti questi mostruosi Mac: sci-tech, progetti fotografici e video di fascia alta, sviluppo di machine learning, medicina, architettura, compositing, analisi dei dati, sviluppo AR e chissà cos’altro. Tutti questi utilizzi beneficeranno delle incredibili prestazioni dei chip Apple in particolare sul multithreading, con un’architettura grafica rinforzata dall’integrazione a livello di OS.

Questo salto di qualità promesso nelle prestazioni del Mac significa che i team di Apple si concentreranno anche sulla fornitura dell’integrazione di sistema necessaria ai Mac Pro per sfruttare appieno quei chip. Di per sé ciò suggerisce anche che dovremmo vedere importanti API per AI, AR e rilevamento di movimento e oggetti che potremmo vedere già alla WWDC 2022 del prossimo giugno.

Anche se non mi aspetto davvero che il nuovo Mac Pro appaia all’evento degli sviluppatori, saremo in grado di capire di più su ciò che questi Mac offriranno osservando eventuali miglioramenti apportati in macOS.

In questa luce, i MacBook Pro del 2021 e i chip della serie M1 che contengono devono essere visti come “evangelisti” per il prossimo grande salto in avanti di Apple. Immagino che i mercati creativi esploderanno tra nuove possibilità e (se le voci sul visore AR di Apple sono corrette) nuove opportunità creative. Questo anche prima di considerare i processori della serie M2 e il passaggio ai prossimi chip con processo produttivo a 3nm.

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AUTOREJonny Evans
FONTEComputerworld.com
Jonny Evans
Collaboratore di Computerworld.com Jonny è un freelance che scrive di tecnologia dal 1999, in particolare riguardo a Apple e la digital transformation. Cura su Computerworld.com il blog Apple Holic, con post a volte interessanti e a volte provocatori su tutto quel che succede a Cupertino. Le traduzioni dei suoi articoli appaiono su Computerworld in virtù dell'accordo di licenza con l'editore americano IDG Communications. Lo potete trovare su Twitter come @jonnyevans_cw