USB-C: cos’è, come si usa, accessori disponibili e soluzione problemi

Velocità di trasferimento, collegamento a monitor esterni, alimentazione. Ecco come l’era USB-C sta già cambiando il nostro modo di utilizzare tantissimi dispositivi di ultima generazione.

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Probabilmente avrete notato qualcosa di particolare negli ultimi smartphone, tablet e laptop: le tradizionali porte USB di tipo A rettangolari sono sparite, sostituite da connettori oblunghi più piccoli. Benvenuti nell’era USB-C del business computing. Mentre iPhone e iPad si affidano ancora al connettore Lightning, USB-C è ora parte integrante della maggior parte dei laptop, smartphone e tablet più recenti e anche gli ultimi MacBook hanno almeno una porta USB-C.

Cos’è USB-C?

USB Type-C, di solito indicato solo come USB-C, è un tipo relativamente nuovo di connettore per fornire dati e alimentazione da e verso dispositivi informatici. Poiché è simmetrico, il connettore USB-C può essere inserito in entrambi i versi, eliminando le frustrazioni dei tradizionali connettori USB e mettendosi sullo stesso piano del connettore Lightning reversibile. USB-C però è anche strettamente collegato a diverse nuove tecnologie tra cui USB 3.1, Thunderbolt 3 e USB Power Delivery.

La maggior parte delle porte USB-C è costruita sullo standard di trasferimento dati USB 3.1. Il protocollo di seconda generazione di USB 3.1 può teoricamente fornire velocità di trasmissione dati fino a 10 Gbps, due volte più veloce di USB 3.0 e USB 3.1 di prima generazione che si spingono invece fino a 5 Gbps. Cercate dispositivi che indichino sigle come USB 3.1 Rev 2, USB 3.1 Gen 2, SuperSpeed USB 10Gbps o SuperSpeed + se volete ottenere la massima velocità di trasferimento.

Su molti laptop e desktop le specifiche USB-C supportano anche la tecnologia di trasferimento dei dati Intel Thunderbolt 3. Una porta USB-C dotata di Thunderbolt 3 può spingersi fino a una velocità teorica di 40 Gbps, ovvero quattro volte più veloce di USB 3.1 e oltre 3.000 volte più veloce rispetto alla USB 1 originale che si spingeva fino a un massimo di 12 Mbps.

Con l’aumento delle velocità di trasferimento dei dati arriva anche la possibilità di trasportare segnali video sulla stessa connessione. La modalità alternata di USB-C (o Alt Mode) consente agli adattatori di trasmettere video dalla stessa porta USB-C a porte HDMI, DisplayPort, VGA e ad altri tipi di connettori video presenti su display, TV e proiettori.

Inoltre, USB-C supporta le specifiche USB Power Delivery (USB PD). Una porta USB 2.0 può fornire solo 2,5 watt di potenza (abbastanza per ricaricare uno smartphone). USB 3.1 passa a circa 15 watt, ma USB PD può fornire fino a 100 watt di potenza, più di sei volte rispetto a USB 3.1. Bisogna però precisare che non tutti i dispositivi USB-C supportano tutte le ultime specifiche USB-C.

Ad esempio, quasi tutte le unità flash USB-C supportano il precedente protocollo USB 3.1 Rev 1, molti tablet e smartphone non supportano i video in modalità Alt e siamo solo all’inizio del USB Power Delivery, con pochi dispositivi che attualmente si spingono oltre i 40 o i 60 watt. In altre parole, leggete attentamente la scheda tecnica del dispositivo che vi interessa prima di acquistarlo.

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Creare un kit da viaggio USB-C

La buona notizia è che le porte USB-C possono essere utilizzate con accessori e dispositivi dotati di porte USB 2.0, 3.0 e 3.1. La cattiva notizia è che avrete bisogno di adattatori e dei cavi giusti. Un ideale “kit di sopravvivenza” USB-C in ambito lavorativo potrebbe essere composto da questi componenti.

  • Due piccoli adattatori maschio USB-C/USB 3.0/3.1 femmina per il collegamento a dispositivi meno recenti, come le unità flash.
  • Un cavo USB-C maschio-maschio per l’utilizzo degli accessori
  • Un adattatore Ethernet USB-C per sfruttanre una connessione cablata
  • Un convertitore HDMI per il collegamento a un proiettore
  • Un hub con le porte più utili. Ci sono molti hub USB-C disponibili, ma abbiamo scelto il Dell DA200 (circa 70 euro online) perché è piccolo e pratico. Dispone di porte USB 3.1, Ethernet, VGA e HDMI e può trasmettere video con risoluzione fino a 2048 x 1152 pixel.

Portatevi dietro i vostri dati

Per fortuna non c’è carenza di unità flash USB-C, ma la maggior parte di esse si basa ancora su specifiche USB 3.1 Rev 1. Ciò significa che mentre sono un passo avanti rispetto alle precedenti unità flash, non sfruttano appieno le capacità dell’attuale protocollo USB-C.

Queste chiavette (o micro drive) sono disponibili in tutte le forme e dimensioni, ma la nostra preferita è la SanDisk Ultra Dual Drive (prezzi da 16 a 110 euro) sia perché si possono raggiungere i 256GB di storage, sia perché la scheda tipo switchblade permette di scegliere tra un connettore USB-C e uno Type-A USB 3.0. Il rovescio della medaglia è che questi micro drive utilizzano ancora la precedente specifica USB 3.1 Rev 1 e si possono spingere fino a una velocità teorica di 150 Mbps.

Un altro approccio è un disco esterno di grande capacità come l’SSD T5 di Samsung. Disponibile in capacità che vanno da 250 GB a 2 TB e con prezzi da 115 a 700 euro, questo SSD portatile è fisicamente più piccolo della maggior parte delle unità esterne e si basa sulla specifica USB 3.1 Rev 2 raggiungendo picchi teorici di 4.3 Gbps. Se invece volete spendere il meno possibile, potete ricorrere al fai da te con un SSD come il Samsung EVO 850 (a voi la scelta del taglio di storage) inserito in un case per SSD con connettore USB-C come quello di Satechi da 35 euro.

L’opzione dock

Una dock esterna con diverse connessioni, nonostante i prezzi impegnativi, è per molti il modo ideale per sfruttare tutta la versatilità dell’USB-C. Ci sono ad esempio dock dedicate a dispositivi specifici come la HP Elite 90W Thunderbolt 3 che funziona solo con laptop HP. Si tratta di un dispositivo da circa 200 euro che utilizza la modalità alternata di USB-C per i video tramite un cavo USB-C/DisplayPort o VGA. Può pilotare fino a tre display contemporaneamente e ha anche una porta USB-C/Thunderbolt 3, una porta Ethernet, connettori per quattro dispositivi USB 3/3.1 e un’uscita audio.

Un approccio più flessibile consiste nell’utilizzare una dock universale che funzioni con un’ampia varietà di laptop, come nel caso della Docking Station UD-ULTCDL di Plugable (circa 180 euro online). Oltre a due porte HDMI e una porta DVI per i collegamenti video, questa dock verticale ha una porta USB-C, quattro porte USB 3.0, una presa Ethernet e jack per microfono e cuffie. Il supporto ad Alt Mode e a DisplayLink aggiunge non poca flessibilità, consentendo a questa dock di funzionare con qualsiasi laptop, tablet o smartphone USB-C, inclusi i MacBook più recenti.

Una terza opzione è rappresentata dalla DeX Station di Samsung (149 euro), che può trasformare il vostro Galaxy S9, S8 o Note 8 in un potente sistema desktop. La dock include una porta HDMI, una porta USB-C, una porta USB 2.0 e una porta Ethernet e funziona con la maggior parte delle app Android, che vengono però visualizzate verticalmente e non a schermo intero. In realtà alcune applicazioni in versione Android come Word, Excel e PowerPoint sono state adattate per sfruttare il DeX e riempire uno schermo esterno in modalità orizzontale, ma per ora sono un po’ un’eccezione. In pratica sembra di star utilizzando un vero e proprio desktop, ma tutta la capacità computazionale deriva dallo smartphone connesso alla dock.

L’importanza dell’alimentazione

Il supporto alle specifiche USB PD è un enorme passo in avanti per la ricarica dei dispositivi. Invece di limitarsi a 2,5 watt come con USB 2.0 o circa 15 watt come con USB 3.1, l’USB PD può erogare fino a circa 100 watt a 20 volt, abbastanza per caricare senza problemi un laptop e altro ancora. Ciò significa che un caricabatterie USB-C portatile dotato della tecnologia USB PD può tenere il vostro laptop e i vostri dispositivi mobile sempre pronti per essere utilizzati.

Per chi trascorre molto tempo in auto un caricabatterie economico come il RavPower USB-C da 24 watt (10 euro) da collegare all’accendisigari può rivelarsi utilissimo. Oltre a una porta USB 3.0 tradizionale, ha una porta di alimentazione USB-C per ricaricare uno smartphone o un tablet. Un potente compagno di viaggio che può erogare fino a un totale di 4,8A e che si illumina di blu quando è in funzione.

Quando non siete in auto, potete invece utilizzare la batteria portatile Anker PowerCore+ 26800 (circa 70 euro) per mantenere i vostri dispositivi sempre carichi grazie alla generosa batteria al litio da 26,8 amp-ora. Troviamo inoltre una coppia di porte USB 3 e una porta USB-C e, nel nostro caso, questa batteria esterna ci ha fornito nove ore supplementari rispetto alle 4-5 ore standard con il tablet Samsung Tab Pro, abbastanza per un volo intercontinentale o per un’intensa giornata lavorativa. In più la batteria PowerCore + utilizza la tecnologia Quick Charge 3 di Qualcomm, grazie alla quale abbiamo caricato un Note 8 da 0 a 100 in 92 minuti, ovvero mezz’ora in meno rispetto a un pacco batteria RavPower RP-P819 privo di Quick Charge 3.

A tutto video

La combinazione di USB-C di trasferimento dati più veloce e maggiore erogazione di energia apre la strada a una nuova classe di dispositivi che sfruttano entrambe queste funzioni. Il monitor portatile AOC I1601FWUX da 15.6 pollici (circa 250 euro) integra molti degli aspetti più interessanti di USB-C, consentendo ad esempio di dire addio ai cavi HDMI o VGA visto che il cavo USB-C si fa carico sia dell’alimentazione, sia del trasporto del segnale video.

Questo monitor inoltre utilizza il video in modalità Alt ed è compatibile con dispositivi Windows 7, 8 o 10, macOS 10.12.1 o successivo e Android (lo abbiamo provato con un Note 8 e un Tab Pro S). Dopo averlo collegato a un notebook, tablet o smartphone, l’AOC I1601FWUX può estendere ciò che appare sul display del dispositivo o eseguirne il mirroring fino a una risoluzione massima di 1920×1080 pixel.

L’I1601FWUX ha le proprie impostazioni per luminosità, contrasto e altro, ma l’interfaccia a pulsante singolo non è delle più user-friendly. Il case del display funge da supporto per la visualizzazione verticale o orizzontale e l’immagine cambia automaticamente orientamento mentre si gira lo schermo. La sua capacità di funzionare anche in luoghi “difficili” come un cantiere rende l’I1601FWUX molto utile in certi contesti e non a caso lo abbiamo usato per visualizzare i piani di costruzione mentre analizzavano le specifiche del progetto sul display nativo di Tab Pro S.

Di contro se non si alimenta il display con una presa a muro, l’autonomia del dispositivo collegato ne risente parecchio. In ogni caso l’AOC I1601FWUX indica la strada per una generazione di dispositivi autoalimentati, come display più grandi e interattivi e, speriamo, anche proiettori. Ma, come per tutto ciò che riguarda il mercato che ruota attorno all’USB-C, dovremo pazientare ancora un po’.

Chiudiamo questa guida con un accenno ai problemi (pochi per la verità) che possono insorgere nel collegare dispositivi USB-C a un laptop con a bordo Windows 10. Oltre a notificare un problema, la schermata Impostazioni di Windows 10 ha un modo per riportare in vita i dispositivi USB che non rispondono più. Per impostazione predefinita, Windows 10 risparmia energia spegnendo l’hardware del controller USB quando non viene utilizzato e quindi tenta di riattivarlo quando si desidera utilizzare la porta, come quando si inserisce un’unità flash.

Se avete problemi con dispositivi USB che non rispondono, provate questi semplici passaggi:

1. Andate in Gestione periferiche facendo clic con il tasto destro sul PC in Esplora file e quindi facendo clic su Proprietà
2. Individuate la sezione dei controller Universal Serial Bus e fate doppio clic
3. A destra, fate clic per aprire la scheda Risparmio energetico
4. Deselezionate la casella Consenti al computer di spegnere il dispositivo per risparmiare energia. Attenzione: la batteria potrebbe scaricarsi più velocemente a causa di questa modifica.
5. Provare il dispositivo USB-C
6. Se il problema persiste, potrebbe dipendere da un secondo o terzo hub, a seconda dell’impostazione del sistema. In questo caso ripetete i passaggi da due a quattro per ciascun hub.