Quanti dati si possono scrivere su un SSD? Non lo indovinereste mai

Una rivista tedesca ha testato per un anno 12 SSD e il primo classificato come resistenza è stato un Samsung 850 Pro con 9,1 Petabyte di dati scritti.

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Quanti dati si possono scrivere su un SSD prima che questo getti definitivamente la spugna? Se i produttori indicano questo limite nelle specifiche tecniche dei vari modelli, in realtà si tratta di stime molto conservative, almeno a vedere i risultati di un interessante test compiuto dalla rivista tedesca Computertechnik.

Un test durato praticamente un anno e conclusosi nei giorni scorsi che ha coinvolto gli SSD da 250 GB OCZ TR150, Crucial BX 200, Samsung 750 Evo, Samsung 850 Pro, SanDisk Extreme Pro e SanDisk Ultra II (due unità per ogni modello). In pratica 12 SSD messi a dura prova nell’arco di 12 mesi con continue scritture e, ad avere la meglio, è stato il Samsung 850 Pro.

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La vera notizia non è però questa, ma il fatto che l’SSD del produttore coreano ha tirato le cuoia dopo ben 9,1 Petabyte (o 9100 Terabyte) di dati scritti, quando sulle specifiche tecniche di questo modello Samsung assicura un ciclo di vita di 150 Terabyte scritti. Lo scorso dicembre rimanevano funzionanti solo tre dei dodici SSD testati, mentre il primo modello a cedere è stato il Crucial BX200, che comunque ha resistito più del doppio rispetto a quanto riportato nelle specifiche tecniche.

Altri SSD si sono arresi non tanto per l’usura della NAND flash ma per un picco di tensione, segno che avrebbero potuto continuare a scrivere dati ancora per un po’. Ma nell’uso quotidiano cosa vogliono dire 9,1 Petabyte di dati scritti? La rivista tedesca, ipotizzando una scrittura giornaliera di 40 GB riferita a un piccolo ambiente lavorativo in un ufficio, ha calcolato che con questi ritmi il Samsung 850 Pro avrebbe funzionato teoricamente per 623 anni.

Un test insomma significativo per dimostrare sia che le specifiche tecniche dei produttori si sono rivelate molto conservative in quasi tutti i casi, sia che la resistenza degli SSD odierni (e non parliamo di top di gamma assoluti) dovrebbe tranquillizzarci, sempre che naturalmente non intervengano picchi di tensione in grado di uccidere un SSD da un momento all’altro. Inutile dire che la pratica del backup è sempre cosa buona e giusta.