Il pezzo mancante nel puzzle dei Chromebook

I Chromebook sono disponibili in diversi stili e dimensioni, ma dall'elenco delle scelte disponibili manca ancora un'opzione critica che potrebbe fare un’enorme differenza nella diffusione di Chrome OS.

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Il 2019 si è già dimostrato un anno di svolta per gli smartphone Android tra costosissimi modelli pieghevoli e con schermi nascosti sul retro, ma nonostante tutta questa “selvaggia” sperimentazione nell’arena telefonica, c’è un’area in cui non vediamo abbastanza la volontà di fare qualcosa di diverso. Stiamo parlando del Chromebook e, in particolare, del Chromebook progettato per funzionare come un tablet.

Da oltre un anno Google sta cercando di posizionare sul mercato i Chromebook perché prendano effettivamente il posto dei tablet Android tradizionali e, con il passare dei mesi, questa realtà sta diventando sempre più evidente. Proprio questa settimana, infatti, un report suggeriva che Asus (produttore di tablet Android di vecchia data e anche di Chromebook) sta completamente uscendo dal mercato dei tablet Android.

E non c’è da meravigliarsi, visto che la stessa Google ha reso abbondantemente chiaro che i tablet Android tradizionali sono il passato. La domanda di questi tablet in effetti non è mai stata particolarmente elevata e l’esperienza di utilizzo non è mai stata eccellente, mentre Chrome OS ha visto una crescita quasi costante nell’adozione. C’è una cosa però che manca ancora ed è qualcosa di cui Chrome OS ha bisogno se vuole diventare una piattaforma tablet completamente realizzata ma che finora non è mai stata affrontata davvero.

Quello di cui abbiamo bisogno è un piccolo tablet Chromebook che possa riempire il vuoto di Kindle, tablet Fire e altri dispositivi simili. La ragione è semplice. Nonostante infatti la limitata domanda di produttività di tali prodotti, molte persone amano ancora usarli come alternative più grandi dello smartphone per la lettura, la navigazione web o altre attività semplice ma molto comuni. E oggi come oggi non c’è nulla nell’ecosistema di Chrome OS che si avvicini ad assumere questo ruolo.

Quando infatti le persone chiedono un consiglio per un dispositivo simile a un tablet (qualcosa di piccolo, leggero e adatto all’uso con una sola mano), non è per nulla facile rispondere. I Chromebook più piccoli disponibili in questo momento hanno infatti display da 10’’, diagonale minima per gli standard dei laptop ma in realtà ancora piuttosto ingombrante quando si pensa a un dispositivo in stile Kindle.

Quindi, quando qualcuno vuole davvero un tablet piccolo e leggero progettato per l’uso con una sola mano, e non sta cercando qualcosa con un logo Apple, cosa gli si può consigliare se non un Fire Tablet di Amazon? Non sono certo dispositivi eccezionali e sacrificherete l’accesso ottimale alla maggior parte delle funzioni e dei servizi di Google, ma sono economici, fanno decentemente il loro lavoro e al momento non ci sono opzioni migliori.

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Ora però immaginate se qualcuno producesse un dispositivo paragonabile al Fire ma creato per esistere all’interno dell’ecosistema di Google. Un tablet piccolo, economico, ma ben progettato e piacevole da usare in stile Nexus 7 ma con Chrome OS invece di Android. Potrebbe funzionare come un e-reader, un tablet facile da tenere in mano per navigare sul web o uno schermo domestico per l’accesso condiviso.

Eseguirebbe comunque app Android, ma come dispositivo Chrome OS riceverebbe aggiornamenti tempestivi e affidabili (che è più di quanto si possa dire per quasi tutti i tablet Android oggi in commercio). E se voleste collegarlo a una tastiera, avreste effettivamente un computer desktop perfettamente funzionante a vostra disposizione (un altro vantaggio da non sottovalutare).

Se un dispositivo del genere fosse realizzato e venduto al giusto prezzo, riempirebbe un gap nell’attuale ecosistema di Chromebook-as-a-tablet e lo si potrebbe posizionare nel mercato come sostituto fatto e finito di un classico tablet Android. Dal punto di vista di Google inoltre, anche se tale dispositivo non fosse un enorme successo in termini di entrate, avrebbe il potenziale per portare più persone nell’universo di Chrome OS, aumentando così le probabilità che in futuro queste stesse persone acquistino più dispositivi Chrome OS (anche più costosi e potenti).

E anche per quelli interessati principalmente ai Chromebook di fascia più alta e orientati alla produttività, avere un ecosistema completo e prospero significa incoraggiare gli sviluppatori a investire il tempo necessario per ottimizzare le app per la piattaforma, convincendo inoltre le aziende a realizzare accessori accattivanti per dispositivi e così via.

La scelta e la diversità sono da tempo i vantaggi intrinseci di Chrome OS e Android e questo passaggio a Chrome OS come principale piattaforma tablet di Google è ancora un fenomeno relativamente nuovo. Ci vorrà del tempo (comprensibilmente) perché i produttori salgano a bordo e inizino ad affrontare tutte le sfaccettature del settore (ancora giovanissimo) dei Chromebook-as-a-tablet (CaaT?). Qualcosa potrebbe già smuoversi a fine anno, ma già ora è tempo di pensare a quali aree di quell’ecosistema siano state finora trascurate. E il tablet Chrome OS di piccole dimensioni sembra davvero un grande vuoto che aspetta solo di essere colmato.