A volte si vince, altre volte si perde. Microsoft questa settimana ha abbandonato i processori ARM per i suoi tablet Surface, preferendo per il nuovo Surface 3 con Windows 8.1 la piattaforma Cherry Trailer di Intel con i nuovi processori Atom. Su questo versante ARM ha certamente perso (d’altronde Microsoft si prepara ad abbandonare definitivamente Windows RT per i suoi tablet), ma ha vinto per quanto riguarda il settore dei Chromebook, dove invece l’adozione dei suoi chip è in continua crescita.

Questa settimana i produttori cinesi HiSense e Haier hanno fatto uscire nuovi Chromebook a soli 149 dollari dotati di processori Rockchip basati su architettura ARM. Si tratta tra l’altro dei Chromebook più economici al mondo, visto che di solito questi laptop partono da almeno 200 dollari.

Asus ha inoltre annunciato un ibrido con display da 10.1’’ (il Chromebook Flip) basato sempre su architettura ARM; sarà una via di mezzo tra un tablet e un laptop e arriverà sul mercato tra un paio di mesi a 249 dollari. Acer ha poi annunciato Chromebase, un PC all-in-one con schermo da 21.5’’, sistema operativo Chrome e processore Nvidia basato su piattaforma ARM.

Queste novità hanno sicuramente rafforzato una linea fino a oggi molto debole come quella rappresentata dai Chromebook ARM, visto che questi laptop si appoggiano solitamente su processori Intel ritenuti più performanti con certi tipi di applicazioni. Eppure la soluzione ARM applicata ai Chromebook potrebbe offrire un’autonomia molto più elevata rispetto ai modelli con processori Intel.

Tornando per un attimo a Microsoft, i produttori di PC hanno già abbandonato i tablet e gli ibridi ARM con Windows RT e a Redmond si è deciso di fare lo stesso con il tablet Lumia 2520 (anch’esso basato su piattaforma ARM), senza contare il flop a cui sono andati incontro Surface e Surface 2.

ARM si troverà spiazzata dall’arrivo di Windows 10, ma per il produttore britannico la nuova strada aperta dai Chromebook potrebbe rivelarsi più fruttuosa del previsto.

I processori ARM sono integrati nella maggior parte dei dispositivi mobile ma anche in diversi Chromebook di Samsung, Acer e HP. Addirittura erano emerse voci di corridoio secondo cui i potenti processori Apple per iPhone e iPad basati su architettura ARM sarebbero presto arrivati anche sui MacBook, ma per ora questi piani non si sono materializzati.

Windows 10 supporterà esclusivamente processori x86 di Intel e AMD per desktop e laptop, ma l’architettura ARM sarà supportata da smartphone e tablet sotto i 7 pollici con la versione mobile di Windows 10 destinata a rimpiazzare l’odierno Windows Phone 8.1. ARM si troverà insomma spiazzata dall’uscita di scena causata dall’arrivo di Windows 10, ma per il produttore britannico la nuova strada aperta dai Chromebook potrebbe rivelarsi più fruttuosa del previsto.

Seppur non abbiano ancora fatto registrare numeri da capogiro, i Chromebook sono infatti un’alternativa valida e interessante ai più costosi laptop con Windows, rappresentando inoltre una soluzione ideale per chi utilizza un PC quasi esclusivamente su Internet non solo per navigare, ma anche per produttività e gestione dei documenti grazie ad esempio ai numerosi strumenti gratuiti e non offerti da Google.

Secondo l’analista di Insight 64 Nathan Brookwoodi Chromebook hanno caratteristiche di utilizzo simili a quelle dei dispositivi mobile. ARM farà sicuramente meglio con i Chromebook di quanto non abbia fatto con quel mezzo disastro di Windows RT”.

È poi curioso vedere come ARM e Intel si stiano muovendo in direzioni diverse. Il primo punta a migliorare le prestazioni dei suoi chip destinati a PC e server, mentre il secondo sta cercando di diminuire le dimensioni e il consumo energetico dei suoi processori per meglio adattarli a smartphone e tablet.

In entrambi i casi si tratta di tentativi difficili che richiedono sforzi e investimenti non comuni, anche se quello mobile (nonostante gli sforzi rivolti a PC e server) rimane comunque il mercato di riferimento per ARM, che presto si concentrerà anche su un altro settore in netta espansione come quello della Internet of Things.