Ecco perché il MacBook Pro odierno è un fossile

Finalmente Apple si prepara a svelare la nuova generazione di MacBook Pro, dopo un ritardo e un immobilismo che hanno reso anche il modello odierno un laptop già vecchio e sorpassato.

Se finalmente a fine ottobre vedremo i nuovi MacBook Pro, è anche perché i portatili professionali di Apple hanno raggiunto un livello di obsolescenza al limite dell’imbarazzante. Lo sapevamo già considerando che la gamma non viene aggiornata dal 2013, ma ce ne siamo accorti ancora di più facendo una breve prova pratica. Abbiamo infatti radunato quattro MacBook Pro (dal primo modello di tre anni fa a uno ordinato proprio la settimana scorsa), li abbiamo messi vicini ed ecco il risultato: il MacBook Pro 15’’ di oggi è semplicemente un fossile.

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Guardate ad esempio l’immagine sottostante. Dal 2013 a oggi Apple ha fornito il suo laptop di punta con le stesse porte e le stesse connessioni, dimenticando forse che nel frattempo il mercato si è evoluto tra USB-C e Thunderbolt 3. Ma a parte questo fattore, al quale si aggiunge quello estetico (dimensioni, peso, spessore), anche tutto l’hardware interno fa del MacBook Pro odierno qualcosa di assolutamente sorpassato.

Notate qualche differenza dal 2013 a oggi? Noi no
Notate qualche differenza dal 2013 a oggi? Noi no

Certo, a livello di processori Apple ha proposto alcuni aggiornamenti, partendo dal nostro modello del 2013 con un Intel Core di terza generazione e una GeForce GT 650M per passare al 2014, quando Apple ha introdotto i processori Intel Core Haswell (nel nostro modello troviamo come GPU una Iris Pro, sempre di Intel). Il nostro MacBook Pro dello scorso anno però è estremamente simile a quello del 2014 e lo stesso discorso, a parte l’aggiunta del Force Touch, può essere fatto anche per il nostro MacBook Pro del 2016 che ci è appena arrivato.

Lo storage è forse l’unico aspetto per il quale la parola upgrade ha contato davvero, considerando che l’SSD presente nel modello dello scorso anno offre prestazioni più che raddoppiate rispetto a quelle del MacBook Pro del 2014. Se poi andiamo a paragonare la staticità del MacBook Pro con la dinamicità dei PC Windows, il paragone diventa ancora più imbarazzante. Qualche esempio? GPU Pascal, processori Skylake e Kaby Lake, RAM DDR4, G-Sync, 4K, pannelli OLED e altro ancora; tutte innovazioni che Apple ha completamente tralasciato per la sua gamma di laptop pro.

Certo, anche in ambito PC Windows non tutti i nuovi modelli che escono ogni anno rappresentano un’evoluzione enorme rispetto ai precedenti, ma gli upgrade rimangono comunque molto più sostanziosi di quelli di Apple. Prendiamo per esempio il Dell XPS 13, che dal 2015 a oggi ha già guadagnato le nuove CPU Intel Core di settima generazione, la Thunderbolt 3 e la carica tramite USB-C, oltre a un aumento prestazionale del 20/25% rispetto ai modelli del 2015.

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Tutti miglioramenti fatti nel giro di un anno o poco più, a dimostrazione di come la pigrizia di Apple sia davvero difficile da mandare giù. In ogni caso tra una settimana Cupertino dovrebbe finalmente presentare i nuovi MacBook Pro, che secondo le ultime voci di corridoio dovrebbero fare a meno di USB, HDMI e lettore di schede SD in favore di quattro porte USB-C.

Sono poi attesi il supporto per USB 3.1 e Thunderbolt 3, la sostituzione dei tasti funzione con un touch-pad OLED che si adatterà al contesto delle applicazioni usate per fornire accesso immediato ad alcune funzioni, un sensore di impronte digitali Touch ID e un design più sottile, con una tastiera più piatta e derivata da quella dell’ultraleggero MacBook. Con la speranza che non debbano passare ancora tre anni per vedere, magari nel 2019, un nuovo MacBook Pro.

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AUTOREGordon Mah Ung
FONTECIO.com
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