MacBook Pro in throttling: cosa sta succedendo ad Apple?

Apple sembra aver risolto il problema di throttling nei MacBook Pro con processore Core i9, ma di fronte all’ennesimo bug ci si chiede ormai costa stia succedendo in quel di Cupertino.

throttling

Fino a quando Apple non creerà una sorta di sigillo di affidabilità, non c’è motivo di pensare che i lanci, gli aggiornamenti e le patch dei suoi nuovi prodotti non saranno pieni di bug e problemi, alcuni dei quali sono così importanti da farli diventare dei titoli giornalistici (e non solo su certa stampa specializzata). Ecco, giusto per capirsi, cos’è successo nell’ultimo anno in casa Apple:

  • iOS 11: Capital I, 12/2 bug di riavvio
  • macOS High Sierra: bug di root
  • iPhone X: display che non rispondono al touch con basse temperature
  • Apple Watch Series 3: problemi di connettività LTE
  • HomePod: anelli bianchi lasciati sui su mobili in legno

E questi sono solo i bug che più hanno fatto discutere, non certo tutti quelli che sono emersi. Per fortuna Apple è abbastanza grande per sistemare e andare oltre questi problemi, ma una tale serie di “inciampi” sparsi in una gamma di prodotti così vasta sarebbe sufficiente per affondare alcune aziende più piccole. E mentre ci accingiamo verso la più grande stagione di uscite di Apple (quella post-estiva), non è esattamente la fiducia la parola che viene in mente pensando ai nuovi iPhone, al nuovo Apple Watch e a tutti i prossimi dispositivi che proporrà Cupertino.

Una questione di caldo?

Quando Apple ha lanciato i suoi nuovi MacBook Pro un paio di settimane fa, la reazione iniziale è stata positiva, così come il primo round di recensioni. Era passato infatti più di un anno da quando Apple aveva lanciato nuovi MacBook Pro e, insieme a un aumento della RAM massima installabile (passata da 16 a 32 GB), il supporto di Hey Siri e una modifica alla tastiera, c’è stata una sorpresa ancora più grande per gli utenti professionisti: un modello di Mac Book Pro da 15’’ con processore Intel Core i9. È raro che un Mac utilizzi processori usciti solo un paio di mesi prima su PC Windows e diversi professionisti erano giustamente desiderosi di mettere le mani su questo modello.

Tuttavia il periodo della luna di miele non è durato a lungo. A sole 48 ore dalla loro disponibilità, l’esperto YouTuber Dave Lee (Dave2D) ha scoperto che il Core i9 a bordo del MacBookPro da 3800 euro si scaldava così tanto durante operazioni intensive di video editing da scendere (come prestazioni) ai livelli dei Core i7 per lunghi periodi di tempo. Ne è scaturito un polverone non da poco e non a caso Apple si è messa subito al lavoro, tanto che già ieri ha distribuito una patch per macOS con la promessa di risolvere questi problemi correggendo una chiave digitale mancante nel firmware.

Da un lato dobbiamo elogiare la rapida azione di Apple. In meno di una settimana infatti i tecnici hanno investigato, replicato e lanciato una soluzione a un problema che spesso richiede alle altre aziende mesi per essere risolto, curando nel minor tempo possibile un “male” che rischiava di diventare una metastasi (anche e soprattutto a livello mediatico). Dall’altro lato però si tratta di un bug grave che Apple avrebbe dovuto individuare e risolvere prima che il pubblico avesse la possibilità di vederlo e di parlarne.

Il problema potrebbe essere dipeso da due cause. Apple non si è preoccupata di sottoporre a test davvero approfonditi il suo MacBook Pro di fascia più alta con il software di editing video più popolare (Adobe Premiere Pro). Oppure Apple sapeva che il throttling poteva essere un problema, ma aspettava di vedere quanto sarebbero stati diffusi gli effetti del mondo reale.

In realtà entrambe le eventualità potrebbero essere vere. Anche se Apple ha sicuramente testato l suo MacBook Pro top di gamma, questo modello probabilmente non era la priorità più grande da seguire. Gli ingegneri Apple sapevano senza dubbio che un design unibody così sottile poteva causare problemi di surriscaldamento con un processore così energivoro come il Core i9, ma evidentemente non potevano creare uno chassis per ogni configurazione hardware. Il problema sembra comunque essere stato risolto, ma c’è una domanda più importante che è ancora senza risposta: Apple non sta esagerando con tutti questi problemi, hardware e software che siano?

Qualità e quantità

Naturalmente i problemi del day one quando si parla di prodotti altamente tecnologici non sono affatto nuovi. Per anni abbiamo sentito gli avvertimenti sull’acquisto di dispositivi di prima generazione o sul download (il prima possibile) di aggiornamenti software non appena disponibili, ma nella maggior parte dei casi i prodotti Apple erano stati generalmente esenti da problemi importanti.

Cos’è cambiato allora? Alcuni direbbero che Apple è diventata troppo “impegnata”, dovendo gestire non meno di quattro sistemi operativi e cinque categorie di prodotti che richiedono tutte una seria attenzione (e in questa lista non abbiamo contato HomePod e AirPods). Oppure potrebbe essere il ritmo degli aggiornamenti annuali che sta causando questa serie di problemi.

Ma tutti questi ostacoli sarebbero dovuti ormai essere stati superati. Apple ha un sacco di soldi e tonnellate di risorse e se si fosse trattato di una questione di personale, avrebbe semplicemente assunto persone più capaci per affrontare i problemi e qualsiasi anello debole nella catena sarebbe stato probabilmente mandato via o riassegnato a un altro reparto o ad altre funzioni.

Pensiamo piuttosto che il problema sia qualcosa di più sistematico a causa di un ammorbidimento della cultura aziendale di Apple rispetto all’era di Steve Jobs. Nessuno si aspettava che Tim Cook fosse in grado di replicare la capacità di innovare di Jobs, anche se a dire il vero Apple Watch e AirPods sono prodotti che avrebbero reso orgoglioso il papà di Apple, ma Cook ha uno stile di gestione più morbido e amichevole che chiaramente non sta ottenendo gli stessi risultati.

Il genio di Jobs non si è infatti limitato all’ingegneria e al design, ma anche a come motivare le persone. Sia per paura, amore o manipolazione, Steve Jobs è stato in grado di richiedere costantemente la perfezione e ottenerla da Jony Ive così come da un programmatore di basso livello. Non stiamo dicendo che Tim Cook dovrebbe essere sostituito come CEO di Apple, ma che probabilmente ha bisogno di aiuto.

Apple dovrebbe assumere o promuovere qualcuno al ruolo di Senior Vice President of Quality Control. Quel dirigente e il suo team sarebbero gli unici responsabili nel trovare i problemi (che rischiano poi di trasformarsi in titoli giornalistici di grande richiamo) e nell’eliminarli prima che questi approdano sul mercato. È poi vero che i problemi continueranno a verificarsi (come scordarsi l’Antennagate?), ma dopo un anno caratterizzato da una quantità senza precedenti di bug imbarazzanti potrebbe essere il momento per Apple di prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di apportare una modifica ai vertici.