Apple tra annunci e continui ritardi: non si sta tirando troppo la corda?

AirPlay 2, Messaggi su iCloud, Mac Pro, HomePod. Sono solo alcuni esempi di come Apple abbia intrapreso una china discendente fatta di continui annunci e di altrettanti ritardi.

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Alla WWDC dello scorso anno Apple ha annunciato AirPlay 2, un nuovo protocollo wireless che consente agli utenti di trasmettere l’audio in modalità multiroom, controllare gli speaker tramite l’app Home e utilizzare Apple TV come hub per lo streaming musicale. Apple ha stretto una partnership con 14 produttori di speaker tra cui Bose, Bang & Olufsen e Denon per portare il supporto di AirPlay 2 a una nuova serie di dispositivi. Dieci mesi dopo quell’annuncio, di AirPlay 2 ancora nessuna traccia.

In realtà Apple ha inserito questa nuova feature in alcune versioni beta di iOS 11.2 e iOS 11.3 per poi eliminarla dalle rispettive release ufficiali, anche se il prossimo aggiornamento iOS 11.4 (atteso a maggio) dovrebbe finalmente portare con sé AirPlay 2. Se ciò succederà davvero, sarà passato quasi un anno dall’annuncio all’uscita.

Lo stesso vale per i Messaggi su iCloud. Una funzionalità a lungo attesa che avrebbe dovuto debuttare in iOS 11, ma che, come successo con AirPlay 2, è stata ritardata più volte, con una versione finale attesa anch’essa su iOS 11.4. La funzione Messaggi su iCloud consentirà la sincronizzazione dei vostri messaggi inviati e ricevuti su tutti i vostri dispositivi con accesso ad iCloud.

A questo punto una domanda è d’obbligo. Se infatti Apple è in grado di gestire la sincronizzazione e l’archiviazione su iCloud di centinaia di GB di foto, perché è così difficile farlo con messaggi di testo? Non siamo però qui per discutere di problemi di sviluppo interni ad Apple. Questi due ritardi così clamorosi (soprattutto perché si parla di Cupertino) non sarebbero in realtà un grosso problema se Apple non avesse optato per questi continui dietrofront.

I Messaggi su iCloud tra l’altro sono probabilmente la feature più richiesta da quando è uscito iOS 11 ed è quindi comprensibile che Craig Federighi fosse ansioso di annunciarne l’arrivo, ma dopo 10 mesi di attesa molti utenti Apple sono passati dall’essere impazienti al diventare indifferenti.

Lentezza costante

AirPlay 2 e Messaggi su iCloud sono però solo due dei recenti principali prodotti e funzionalità che Apple ha dovuto ritardare:

  • Apple Pay Cash non è arrivato fino a iOS 11.2, diversi mesi dopo il lancio di iOS 11 (ed è disponibile solo in pochi Paesi)
  • HomePod è stato rimandato da dicembre a febbraio ed è uscito senza la possibilità di una configurazione stereo con due speaker, una delle sue caratteristiche principali.
  • AirPower è ancora senza prezzo e data di uscita nonostante sia stato svelato sette mesi fa.
  • Gli AirPods sono stati ritardati da ottobre 2016 a dicembre 2016 e da allora hanno sofferto di cicliche carenze di scorte.

E ora ci viene detto che il nuovo Mac Pro modulare, di cui si parla da un anno, non sarà pronto prima di 12 (o forse 18) mesi. È poi vero che Apple non ha mai promesso che il nuovo Mac Pro sarebbe uscito nel 2018 e che quindi tecnicamente non si tratta di un ritardo, ma perché allora annunciarlo così presto? Contemporaneamente Apple ha aggiornato il Mac Pro esistente con il minimo che poteva fare tra una coppia extra di core per le CPU Xeon e un piccolo miglioramento a livello di GPU.

Nonostante ciò l’attuale Mac Pro non ha ancora USB-C o Thunderbolt 3 e il suo design è ancora un mix spiazzante di bellezza e smarrimento. Inoltre è logico supporre che non ci saranno ulteriori aggiornamenti fino a quando non arriverà il nuovo modello. Ci chiediamo quindi che senso abbia annunciare un prodotto prima di due anni dal suo arrivo sul mercato, continuando a vendere al tempo stesso una versione dello stesso prodotto che in pochi vogliono? Fatto sta che, con la consapevolezza di un nuovo modello in lavorazione, gli utenti pro alla ricerca di un Mac desktop hanno oggi di fronte tre opzioni, nessuna delle quali può definirsi ideale.

  • Spendere da 3500 a oltre 8000 euro per l’attuale Mac Pro, che per molti versi è già obsoleto.
  • Spendere da 5600 a 15.500 euro per un iMac Pro con tutti i suoi limiti in fatto di upgrade hardware
  • Aspettare altri 12 o 18 mesi per il nuovo Mac Pro senza però sapere ancora nulla su prezzi e caratteristiche

Certo, per Apple gli utenti desktop rappresentano una piccola sottosezione della base Mac e tra questi gli utenti professionali sono ancora meno. Ma l’esempio del nuovo Mac Pro è emblematico di una preoccupante tendenza al “promettere e ritardare” che sta caratterizzando Apple negli ultimi tempi. Saremmo comunque ingiusti a citare Apple come unica grande azienda tecnologica che non rispetta le scadenze. In particolare, Google ha ritardato il lancio di Android Wear 2.0 per diversi mesi nel 2016 e 2017 e stiamo ancora aspettando l’arrivo del Nexus Q, ma da Apple è logico aspettarsi di più.

Tim Cook ha supervisionato più prodotti (e ritardi) quest’anno di quanto non abbia fatto Steve Jobs nel suo intero ciclo dirigenziale (il peggiore è stato un ritardo di nove mesi per il nuovo colore di iPhone). Non è detto che Apple fosse migliore allora, ma la differenza fondamentale è che Jobs aveva dalla sua un semplice mantra: promettere poco e offrire tanto. L’iPhone originale non è arrivato sul mercato con meno funzioni rispetto a quanto annunciato da Jobs… ne aveva anzi di più.

Non è però il caso di HomePod. Non solo è più costoso e meno “intelligente” rispetto agli smart speaker rivali, ma a causa del ritardo di AirPlay 2 al momento mancano due delle sue caratteristiche principali. Il suono stereo con due HomePod e l’audio multiroom sono funzioni importanti che potrebbero rendere lo speaker di Apple diverso e più completo rispetto ai vari Amazon Echo e Google Home. Questi ritardi stanno iniziando a danneggiare la reputazione Apple ed è ora che a Cupertino si inizi a riconoscerlo.

Dopo diversi bug di iOS e Mac OS emersi all’inizio di quest’anno, Apple ha dichiarato che “controllerà meglio i processi interni di sviluppo per impedire che ciò accada di nuovo”. Forse è arrivato il momento di fare lo stesso con gli annunci hardware e software.