Nel corso degli anni Intel ha investito tempo e risorse in alcuni progetti che si sono poi rivelati fallimentari o comunque ben lontani dalle aspettative. Si pensi solo al servizio di streaming video OnCue TV, al WiMax o ai processori per smartphone.

Oggi, con la pesante e dolorosa ristrutturazione aziendale che porterà tra le altre cose all’eliminazione di 12.000 posti di lavoro, Intel ha già detto addio ai chip Atom per smartphone e tablet tradizionali per concentrarsi invece su nuovi ambiti come i server, il 5G, la Internet of Things, il gaming e i dispositivi ibridi. Ci sono però altri cinque progetti di Intel che potrebbero andare in pensione prima del previsto.

1 – Processori Itanium

I processori per server Itanium potrebbero presto scomparire. La loro base utenti sta diminuendo sempre di più e la stessa Intel ha apertamente invitato i propri clienti a passare ai chip Xeon. Una nuova famiglia di processori Itanium (nome in codice Kittson) dovrebbe comunque arrivare sul mercato nei prossimi anni e Hewlett Packard Enterprise, uno dei pochi clienti di Intel a utilizzare ancora questi chip, continuerà a farlo almeno fino al 2025. Nonostante questi segni positivi, Intel potrebbe diminuire la produzione di processori Itanium e le risorse in campo per il loro sviluppo.

2 – Tablet e PC educational

Lo scorso decennio Intel aveva dato vita a un gruppo di sviluppo incentrato sul settore dell’educazione per competere con il progetto One Laptop Per Child, che aveva riscosso un notevole successo a livello mondiale con i laptop economici XO. Il gruppo di Intel è partito con dei primi netbook low-cost per poi abbracciare anche tablet e convertibili Windows e Android caratterizzati sempre da un prezzo molto abbordabile. Ora però, con il successo dei Chromebook proprio in questo campo e con gli odierni tablet e laptop economici che hanno abbastanza potenza per il comparto educational, Intel potrebbe benissimo dare addio a questo gruppo di sviluppo.

3 – Edison e Galileo al capolinea?

Intel riesce a realizzare nei suoi laboratori droni, robot e altri prodotti innovativi di ottima qualità, ma ha fallito nel proporsi di fronte alla community dei maker, che ha da sempre preferito i vari Raspberry Pi e BeagleBone alle piattaforme Edison e Galileo di Intel. Se non proprio ora, alcune board targate Intel potrebbero scomparire dal mercato, nonostante Intel continui a credere in questo settore soprattutto in vista dell’esplosione della Internet of Things.

Si pensi ad esempio alla minuscola board Curie per i device indossabili o al recentissimo Arduino 101 (che potrebbe rimpiazzare proprio Galileo), ma anche alla presenza costante di Intel alle Maker Faire in giro per il mondo, a competizioni come Make It Wearable e addirittura alla trasmissione televisiva America’s Greatest Makers, a cui il CEO Brian Krzanich partecipa come giudice.

4 – Wi-Di

La tecnologia Wi-Di per collegare i laptop a schermi esterni in modalità wireless non ha riscosso successo presso l’utenza consumer, tanto che Intel ha deciso di puntare maggiormente sul settore professionale. Wi-Di deve però scontrarsi con altre tecnologie più versatili, conosciute e utilizzate come Miracast, WiGig e lo stesso Chromecast di Google, tanto che il suo futuro è sempre più in bilico.

5 – Processori Atom per server

È dal 2013 che Intel non aggiorna la gamma di processori Atom per server e, visto che quelli per smartphone e tablet tradizionali cesseranno di esistere, lo stesso potrebbe succedere proprio con gli Atom per server. Se infatti questi chip erano nati inizialmente come soluzione ideale e a basso costo per i microserver, oggi le alternative più potenti (sempre di Intel) si chiamano Xeon E3 e Xeon-D. Una speranza per la sopravvivenza degli Atom per server potrebbe però arrivare da ARM, che se nei prossimi anni dovesse diventare una seria minaccia nella fascia bassa del mercato server, potrebbe convincere Intel a non abbandonare gli Atom.