VeeamOn Forum: nell’era della hyper availability il backup non basta più

Il nuovo mondo dei servizi digitali richiede una iper-disponibilità dei dati e dei servizi che va ben oltre il ripristino di un backup, e usa strumenti predittivi per prevenire e contrastare i rischi

Viviamo in un mondo in cui la proprietà di bene è sempre più sostituita dall’erogazione di un servizio: dall’auto sostituita dai servizi di car sharing o noleggi smart come quelli di Uber, alla collezione di musica e film superata dai servizi di streaming, sempre più aspetti della nostra vita dipendono da servizi digitali che ci aspettiamo essere sicuri, efficienti e sempre disponibili a erogare i dati che ci servono, quando ci servono.

Anzi, come ha sostenuto Carlo Alberto Carnevale Maffè Associate Professor of Practice di Strategy and Entrepreneurship della SDA Bocconi School of Management nel corso dell’evento VeeamOn Forum tenutosi il 7 giugno all’Autodromo di Monza, “la sfida è quella della latenza negativa. Utilizzando algoritmi predittivi, il dato dovrà farsi trovare là dove andremo a cercarlo”.

È questo il modello a cui si sta ispirando Veeam per superare i concetti di backup e business continuity con il nuovo paradigma della Hyper Availability, in cui non solo ci si occupa dell’integrità dei dati ma, applicando algoritmi di riconoscimento di pattern e analisi del comportamento, si è in grado di prevedere gli eventi esterni che possono minacciare la disponibilità del dato e del servizio per attuare automaticamente le contromisure atte a garantire un funzionamento continuo dei servizi. Il campo di gioco per Veeam si sposta quindi dal territorio del backup a quello dell’Intelligent Data Management, proponendo un processo articolato in cinque fasi:

  1. Backup – non solo tutti i workload devono essere sottoposti a backup, ma questi devono essere sempre ripristinabili in caso di interruzioni;
  2. Aggregazione – Protezione e disponibilità dei dati in ambienti multi-cloud devono essere visibili e gestibili da un unico punto, anche per garantire la compliance a livello di servizio.
  3. Visibilità – Migliorando la visibilità dei dati, la loro gestione si trasforma da reattiva a preventiva, permettendo di ottimizzare le risorse e pinaificare la capacità;
  4. Orchestrazione – Lo spostamento dei dati tra ambienti multi-cloud richiede un motore per l’orchestrazione che consenta all’azienda di eseguire, verificare e documentare progetti di disaster recovery in modo automatizzato;
  5. Automazione – Attraverso una combinazione di funzione di analisi dei dati, pattern recognition e machine learning, i dati si auto-gestiscono, imparando a duplicarsi, spostarsi verso la location migliore in base alle esigenze di business, proteggersi in caso di attività anomale e ripristinarsi in modo istantaneo.
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Oltre a backup, ripristino e replica per failover, la piattaforma Veeam Hyper Availability offre quindi strumenti per orchestrazione e monitoring di infrastrutture multi-cloud, “fornendo ai CIO non solo una soluzione robusta, ma anche la capacità di documentare e certificare la compliance in caso di audit o controversia”, ha affermato Albert Zammar, Vice Presidente Southern EMEA di Veeam.

“la sfida è quella della latenza negativa. Il dato dovrà farsi trovare là dove andremo a cercarlo”

Zammar ha poi sottolineato che quella di Veeam è una piattaforma di availability che, grazie al supporto di differenti hypervisor (VMware, Microsoft e Nutanix) e sistemi di storage (HPE, NetApp, DellEMC, Cisco, Pure Storage, Infinidat e IBM), non vincola gli utenti a soluzioni e processi rigidi, ma grazie anche alle sue API universali offre maggiore libertà e mette al riparo dal meccanismo del vendor lock-in.

L’interoperabilità con sistemi e piattaforme eterogenee, spesso raggiunta attraverso il fertile ecosistema dei partner, è cruciale per raggiungere aziende di ogni tipo e dimensione. Se la virtualizzazione ha attecchito prima tra le aziende più piccole e snelle, sottolinea Zammar, ora è penetrate anche tra le aziende più grandi, e Veeam ha una penetrazione del 65% tra le prime 2000 aziende in tutto il mondo.

In Italia i clienti sono 19.000, con la fetta più grande nel segmento tra i 50 e i 150 dipendenti, anche se questo criterio non è più adeguato a definire le dimensioni delle aziende, che andrebbero valutate in base al valore che riescono ad aggiungere ai dati gestiti.

Andrea Grassi
Editor di Computerworld e CIO Italia Giornalista professionista, ma con una formazione tecnico-scientifica, dal 1995 ha lavorato per alcune delle più importanti testate di informatica in Italia. È stato redattore di .Net Internet Magazine, il Mio Computer e MacFormat, responsabile di redazione di Computer Magazine, PC Magazine, Hacker Jorunal, Total Computer e del portale CHIP Download. Come publisher ha curato l’edizione italiana di CHIP, PC World, Macworld e ha ideato e lanciato le riviste mensili iPad Magazine e Android Magazine. È autore dei libri Windows XP per tutti e Mac OS Tiger pubblicati da McGraw-Hill e ha tradotto svariati altri manuali di programmazione, cybersecurity e per software professionali. Dal 2015 cura per Fiera Milano Media le testate Computerworld e CIO Italia dell’editore americano IDG. Ha seguito in particolar modo l’evoluzione di Internet, dagli albori della sua diffusione di massa, analizzandone gli aspetti tecnici, economici e culturali, i software di produttività, le piattaforme web e social, la sicurezza informatica e il cybercrime. Più di recente, segue le tematiche relative alla trasformazione digitale del business e sta osservando come l’intelligenza artificiale stia spingendo ogni giorno più in là il confine della tecnologia. Puoi contattarlo via email scrivendo ad andrea.grassi@cwi.it e seguirlo su Twitter (@andreagrassi) o Linkedin.