Pat Gelsinger, CEO di VMWare, parla di 5G, IoT e dell’Italia

Cosa cambierà nei network degli operatori cellulari con il 5G, la rivoluzione Internet of Things e il pendolo tra data center ed Edge Computing nell'architettura delle reti enterprise

VMware Pivotal Carbon Black

Di ritorno dal Mobile World Congress, appuntamento importante per VMWare soprattutto per quel che riguarda la soluzione di mobile device management AirWatch e per gli sviluppi della tecnologia 5G, il CEO di WMWare Pat Gelsinger ha fatto un piccolo tour europeo che ha toccato anche l’Italia, dove ha incontrato la stampa.

Per Gelsinger, Europa e Italia sono mercati molto importanti per VMWare, e lo saranno appunto di più con la diffusione della connettività mobile 5G, visto che il vecchio continente – e anche il Belpaese – sono considerati l’avanguardia mondiale per la diffusione della telefonia cellulare.

Senza rilasciare dati ufficiali, Gelsinger afferma che il mercato Europeo è in forte crescita per VMWare, e l’Italia è tra le migliori country europee per l’azienda. Si percepisce nel nostro paese una forte spinta alla digitalizzazione, e una elevata attenzione per la sicurezza, soprattutto nella PA e nelle grandi aziende, ma anche nelle PMI, ossatura dell’imprenditoria italiana.

Verso le reti mobili virtualizzate

Pat Gelsinger, CEO di VMWare
Pat Gelsinger, CEO di VMWare
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Al momento, alcuni operatori di telefonia mobile stanno affiancando all’infrastruttura tradizionale anche soluzioni di virtualizzazione della funzione di networking (NFV) per fornire nuove soluzioni, come per esempio il Voice Over LTE, ma la prossima generazione mobile, il 5G, sarà basato su un network che è nativamente “software defined”. La NFV sarà quindi la modalità standard con cui costruire le infrastrutture 5G.

Il passaggio a una infrastruttura basata sulla virtualizzazione permetterà anche di ottimizzare gli investimenti degli operatori mobili, che stanno già spendendo molto per acquisire le frequenze e nell’infrastruttura di connessione. Utilizzando la NFV nel data center sarà possibile riadattarlo alle generazioni successive, non essendo più vincolato a una tecnologia specifica. Gelsinger vede quindi ottime prospettive per il nuovo VMWare vCloud NFV 2.0 presentato il mese scorso a Barcellona.

VMWare e la Internet of Things

A Barcellona, VMWare ha fatto anche annunci riguardanti la Internet of Things, tra cui una partnership con Harman, produttore di di soluzioni IoT per il mercato automotive, audiovideo e per l’automazione industriale. Gelsinger ha confermato che la partnership ha lo scopo di permettere una facile integrazione tra i prodotti Harman e le soluzioni per la gestione dell’infrastruttura sottostante alle implementazioni IoT, che continuerà a essere il focus di VMWare.

Oltre all’infrastruttura di networking e cloud computing virtualizzata, che permette di gestire grandi reti IoT in modo scalabile, VMWare intende affrontare anche le questioni relative alla sicurezza di questi dispositivi, vera spina nel fianco globale al momento.

Per Gelsinger, ogni dispositivo IoT messo in produzione deve avere alcune caratteristiche fondamentali: deve essere connesso a un sistema di gestione centralizzata, autenticato e aggiornabile (o essere connesso a un dispositivo che abbia queste caratteristiche). In questo senso, VMWare può mettere in campo le tecnologie sviluppate su AirWatch per il Mobile Device Management.

La IoT spingerà probabilmente parte della potenza di elaborazione dal data center centralizzato alla periferia (Edge Computing), perché in alcuni casi sarà necessario aggregare dati dei sensori locali (per esempio in una fabbrica o un reparto), elaborarli e rendere rapidamente disponibile una prima analisi “in loco”, per poi trasferire al data center dati di sintesi per elaborazioni successive. Per Gelsinger, si tratta di un fenomeno periodico, come un pendolo: dai mainframe ai minicomputer, dal client-server al cloud, sono decenni che l’elaborazione oscilla tra elaboratore centrale e periferia della rete. VMWare, che è nata come soluzione di virtualizzazione sul desktop, si sente ben attrezzata per soddisfare le esigenze su entrambi i fronti, e in particolare per mettere insieme le due cose con soluzioni di cloud ibrido.

Andrea Grassi
Editor di Computerworld e CIO Italia Giornalista professionista, ma con una formazione tecnico-scientifica, dal 1995 ha lavorato per alcune delle più importanti testate di informatica in Italia. È stato redattore di .Net Internet Magazine, il Mio Computer e MacFormat, responsabile di redazione di Computer Magazine, PC Magazine, Hacker Jorunal, Total Computer e del portale CHIP Download. Come publisher ha curato l’edizione italiana di CHIP, PC World, Macworld e ha ideato e lanciato le riviste mensili iPad Magazine e Android Magazine. È autore dei libri Windows XP per tutti e Mac OS Tiger pubblicati da McGraw-Hill e ha tradotto svariati altri manuali di programmazione, cybersecurity e per software professionali. Dal 2015 cura per Fiera Milano Media le testate Computerworld e CIO Italia dell’editore americano IDG. Ha seguito in particolar modo l’evoluzione di Internet, dagli albori della sua diffusione di massa, analizzandone gli aspetti tecnici, economici e culturali, i software di produttività, le piattaforme web e social, la sicurezza informatica e il cybercrime. Più di recente, segue le tematiche relative alla trasformazione digitale del business e sta osservando come l’intelligenza artificiale stia spingendo ogni giorno più in là il confine della tecnologia. Puoi contattarlo via email scrivendo ad andrea.grassi@cwi.it e seguirlo su Twitter (@andreagrassi) o Linkedin.