In questa epoca del cloud che pervade e ingloba tutto, viene spontaneo credere che i dati che immagazziniamo nella nuvola saranno conservati in eterno. L’unico aspetto di cui ci preoccupiamo in ottica futura infatti è la conservazione di tutti quei materiali “analogici” come documenti su carta, nastri e altri formati fisici del passato che non sono stati convertiti in digitale.

Vinton Cerf, spesso chiamato “il papà di Internet”, la pensa diversamente. Chief Internet Evangelist di Google, Cerf ha parlato questa settimana all’annuale assemblea dell’American Association for the Advancement of Science e ha dipinto uno scenario decisamente diverso. Più che un mondo in cui la longevità è assicurata, Cerf teme un’”epoca digitale oscura” nella quale la rapida evoluzione della tecnologia renderà velocemente obsoleti i formati di storage a causa di un fenomeno che lui chiama “decomposizione del bit”.

Tra non molto tutti quei file che stiamo oggi conservando con così tanta fiducia per il futuro potrebbero rivelarsi inutilizzabili e illeggibili a causa delle nuove tecnologie hardware che emergeranno, diventando così inaccessibili alle generazioni future. La soluzione proposta da Cerf è quella che lui stesso chiama “pergamena digitale”, ovvero uno strumento per conservare le vecchie tecnologie in modo tale che nel futuro anche i file più obsoleti possano essere recuperati.

Eric Burgener, ricercatore presso IDC, è convinto che un modo per risolvere il problema sia quello di mantenere un minimo di compatibilità con i dati più vecchi nonostante la continua evoluzione tecnologica, senza preoccuparsi più di tanto delle prestazioni o dei costi che ciò comporterebbe. Anche Simon Robinson, vicepresidente di 451 Research, pensa che nonostante la difficoltà nel ragionare a lungo termine, ci siano in effetti dei rischi reali a cui l’intero mondo tecnologico dovrebbe pensare seriamente.

A dire il vero l’argomento non è del tutto nuovo all’interno dell’industria dello storage. Circa 10 anni fa infatti la Storage Networking Industry Association cominciò a parlare di un concetto chiamato “archivio dei 100 anni” per cercare di affrontare il problema, anche se alla fine, secondo Robinson, tutti questi sforzi non hanno prodotto granché. Questo perché manca all’orizzonte una vera motivazione in termini economici. Sempre Robinson ammette infatti che la questione non è vista come un’opportunità di guadagno e che quindi non vale l’investimento richiesto.