Per IBM, negli ultimi anni i filoni di sviluppo più importanti anni sono stati senza dubbio il cloud e il cognitive computing, ma Paolo Sangalli – Direttore Systems Hardware IBM – al lancio dei nuovi prodotti dice di non non essere preoccupato per l’importanza che la sua divisione, legata al “ferro”, continua ad avere in azienda. Del resto, dice “l’innovazione è la chiave per rimanere rilevanti sul mercato, e l’infrastruttura è il luogo in cui l’innovazione avviene”.

Tra le varie categorie di prodotto dell’infrastruttura,  quella che tira di più al momento è lo storage, trainato sul fronte della capacità dalla quantità sempre maggiore di dati accumulati dalle aziende (big data), e sul fronte delle prestazioni dalla necessità di elaborazioni sempre più veloci (real-time analytics). C’è inoltre una richiesta di integrazione tra dati on-premises e dati in cloud, trainata dalle considerazioni di sicurezza e compliance richieste dall’esternalizzazione di dati strategici e sensibili.

E proprio nel settore dello storage sono arrivati due importanti annunci dell’azienda: la nuova linea di prodotti A9000 e DS8880 e una ridefinizione dei pacchetti e delle licenze per il software Storage Spectrum Suite.

IBM A9000, A9000R e DS8880: il “vero” flash storage

Per IBM, le soluzioni storage A9000 rappresentano un’evoluzione tale da non essere comparabili con i sistemi storage flash attuali, che seppure sfruttano gli indubbi vantaggi in termini di velocità e latenza delle memorie a stato solido, sono basati su un’architettura concepita per i dischi meccanici.

IBM A9000
IBM A9000, sistema storage flash.

Nei nuovi sistemi A9000 tutto lo stack è stato progettato e costruito invece attorno alle peculiarità delle memorie a stato solido, eliminando tutti i controlli necessari ai dischi magnetici per raggiungere una latenza di 250 microsecondi (laddove i sistemi flash tradizionale sono nell’ordine dei millisecondi).

Il salto tecnologico è simile a quello realizzato da EMC sui nuovi sistemi storage DSSD-D5, presentati lo scorso marzo.

I controller degli A9000 supportano direttamente in hardware le funzionalità che permettono di sfruttare al meglio la tecnologia flash, come la deduplica l’eliminazione dei pattern e la compressione dei dati. Queste ultime funzioni permettono di b, vero freno all’adozione della tecnologia all-flash nei data center.

Per rafforzare il concetto, IBM commercializza i nuovi sistemi flash mettendo l’enfasi sul dato di “capacità effettiva” che rappresenta la quantità di dati archiviabili in forma ottimizzata, assumendo un fattore di riduzione di 5,26 a 1. Per esempio, nel il modello Flash Enclosure 300 viene comunicata una capacità effettiva di 300 TB, anche se è composto da 12 moduli da 5,7 TB ciascuno, per un totale di 68,4 TB di memoria fisica. La scelta può sembrare un po’ furbetta e probabilmente lo è, ma il dato di memoria fisica è comunque sempre comunicato.

La serie A9000 è disponibile nei modelli da 60, 150 e 300 TB di capacità effettiva, in moduli rack da 8 unità che è possibile scalare attraverso l’IBM Hyper-Scale Manager.

A900R è il sistema a rack integrato all flash a griglia, che può ospitare da due a sei moduli A9000 da 150 o 300 TB, con capacità che vanno quindi 300 a 900 TB in un caso, e da 600 a 1800 TB nella configurazione più alta. La latenza minima è sempre di 250 microsecondi e può gestire fino a 2 milioni di operazioni al secondo.

IBM DS8888 è invece il data system all-flash basato sulle stesse tecnologie, ma destinato a server ad alte prestazioni di livello enterprise, z Systems e Power Systems di IBM ed è ottimizzato per mainframe, database e applicazioni mission-critical per l’analisi dei dati.

IBM Storage Spectrum Suite: semplicità di gestione prima di tutto

I responsabili IT hanno qualche resistenza verso i modelli software defined, dovuta anche alle sempre più pressanti limitazioni del budget, ma secondo Sangalli, “è una mentalità che deve per forza cambiare”, perché i sistemi software defined diventano indispensabili per attuare il processo di trasformazione digitale richiesto dal business.

Tra le principali richieste e necessità dei clienti, Sangalli individua infatti:

  • Agilità
    L’infrastruttura deve consentire una veloce realizzazioni dei progetti di business, senza essere limitata dall’hardware
  • Controllo
    Una maggiore conoscenza dell’utilizzo dello storage e delle tendenze in atto
  • Controllo dei costi
    Se in passato si è puntato prevalentemente al consolidamento attraverso la SAN, oggi si deve tendere a organizzare i dati su dispositivi diversi in base al valore che hanno, e alla necessità di disponibilità immediata. Ciascun dato deve potersi spostare coerentemente dalla memoria flash al disco tradizionale, al nastro per l’archiviazione.

Questi e altri compiti sono gestiti dalla suite IBM Storage Spectrum Suite, che è stata rinnovata per garantire una maggiore semplicità di implementazione, utilizzo e gestione, sia dal punto di vista tecnico, sia da quello delle licenze.

IBM Storage Spectrum Suite
I diversi moduli che compongono la IBM Storage Spectrum Suite

I diversi moduli coprono tutte le esigenze dello storage (virtualizzazione, scalabilità, sicurezza, prestazioni, gestione del dato) e sono gestibili da una rinnovata console di comando centralizzata. Visto che l’obiettivo è quello di gestire centralmente tutto lo storage aziendale, la Suite può funzionare con hardware IBM, di terze parti o integrandosi con servizi di cloud storage.

Tutti i moduli ora sono disponibili con un’unica licenza, basata sui TB accessibili dal server (fortunatamente, parliamo in questo caso di TB fisici e non della “memoria effettiva” citata in precedenza).

Per semplificare la sperimentazione, il cliente avrà la possibilità di attivare ciascun modulo in modo autonomo, senza costi di licenza per le installazioni in ambienti che non siano di produzione, e IBM è disponibile a realizzare insieme al cliente dei “proof of concept” direttamente nella sede e sull’infrastruttura dell’azienda.

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