Cloudian acquisisce l’italiana Infinity Storage per unire file e object storage

La californiana Cloudian acquisisce la milanese Infinity Storage per rendere accessibile il suo cloud object storage su qualsiasi protocollo e da qualsiasi file system.

Negli ultimi anni, la discussione riguardo all’evoluzione dello storage è stata dominata soprattutto dalle tecnologie di archiviazione su memorie flash, che con le loro elevate prestazioni hanno permesso applicazioni prima impensabili, anche se a un prezzo per gigabyte decisamente più alto rispetto agli hard disk tradizionali.

Va detto però che una elevata velocità di accesso è importante solo per il 20% dei dati archiviati nel mondo. La stragrande maggioranza dei dati è rappresentata da informazioni per le quali ci si può permettere di attendere anche un secondo, un minuto o persino qualche ora, nel caso di archiviazione documentale a lungo termine per cui è necessario recuperare fisicamente un hard disk, un dvd o un nastro in qualche magazzino. ll volume dei dati da trattare, però, pone sfide tecnologiche di tutt’altro tipo.

L’archiviazione su larga scala è il territorio in cui si muove Cloudian, azienda californiana che produce sistemi per portare anche nei data center aziendali la semplicità d’uso, scalabilità e flessibilità delle tecnologie di cloud file storage, promettendo un risparmio fino al 70% sui costi totali di possesso e gestione rispetto alle tecnologie tradizionali. In particolare, Cloudian si è specializzata nello storage a oggetti, adottando nativamente il protocollo e le Api di Amazon S3, garantendo quindi la compatibilità con tutte le applicazioni che supportano quello che ormai è diventato uno standard de facto nel settore.

Nata nel 2011 con il lancio dell’appliance HyperStorage, espandibile in modalità scale-out da tre a infiniti nodi mantenendo un singolo punto di controllo e gestione, l’azienda è cresciuta nel numero di clienti, partner (Cisco, HPE, Lenovo, AWS, Google, Microsoft Azure…) e investitori (Intel, Goldman Sachs, Fidelity, INCJ, Digital Alpha Advisors) e impiega ora 130 persone tra San Mateo (California), Amsterdam, Tokio Pechino e ora anche Milano, grazie a una di quelle storie che è bello raccontare.

Cloudian acquisisce l’azienda italiana Infinity Storage

Di fronte all’esigenza di un importante cliente di poter usare la tecnologia Cloudian, oltre che per lo storage a oggetti, anche per fornire agli utenti funzionalità di Nas su normali file system, l’azienda si è messa a cercare in tutto il mondo soluzioni software che potessero soddisfare la richiesta. Trovandole, quasi per caso, in una piccola azienda di 7 persone alle porte di Milano: Infinity Storage.

Caterina Falchi, Vice President
File Technologies di Cloudian

Fondata nel 1998 da Caterina Falchi, ingegnere elettronico con grandi competenze del kernel Unix e lunga esperienza nel campo delle tecnologie di storage, Infinity Storage si è occupata inizialmente di archiviazione legale di lunga durata e storage WORM (Write Once, Read Many), realizzando uno dei primi software per gestire jukebox di dischi ottici. Un settore di nicchia, ma che risponde a un’esigenza forte di alcuni clienti anche molto grandi (tra cui Pirelli, Postel, Telecom Italia, RAI e Lombardia Informatica.

L’approccio innovativo della Falchi è stato capire che anche una tecnologia particolare come la Worm, doveva essere gestita in modo trasparente per utenti e applicazioni, creando un meta file system in grado di operare con qualsiasi protocollo di rete da un lato e su qualsiasi struttura e media di archiviazione dei dati dall’altro (DVD, nastro, hard disk…). Il sistema avrebbe dovuto essere modulare e virtualizzato, in modo da permettere l’integrazione di ogni tipo di storage presente e futuro. Oggi sarebbe di moda chiamarlo “software defined storage”.

Con l’avvento del cloud, e la chiara consapevolezza che i vantaggi dell’object storage (scalabilità infinita, disponibilità geografica, garanzia di integrità senza bisogno di backup…) ne avrebbero decretato il successo, è stato naturale per Infinity Storage aggiungere il supporto per questa tecnologia.

Michael Tso, CEO di Cloudian

“Abbiamo esaminato numerose soluzioni che affermavano di poter fare da gateway tra i file system tradizionali e lo storage a oggetti, ma l’unica che corrispondesse esattamente a tutti i requisiti, con una soluzione già pronta, robusta e affidabile, è stata quella di Infinity Storage”, ha affermato il Ceo di Cloudian Michael Tso nell’annunciare l’acquisizione di Infinity Storage, che da oggi rappresenta la filiale italiana dell’azienda, e la nomina di Caterina Falchi a Corporate Vice President delle File Technologies di Cloudian.

“Quando siamo andati a vedere chi fosse il produttore di questa soluzione, non riuscivamo a credere che si trattasse di un’azienda con 20 anni di vita ma di sole 7 persone”, afferma Tso. In un mondo come quello della Silicon Valley, in cui i venture capitalist riversano milioni di dollari in start-up i cui gli utili esistono solo come potenzialità, l’idea che una micro impresa possa sopravvivere così a lungo in modo organico, senza investimenti o acquisizioni, appariva inspiegabile. “La risposta che ci siamo dati è che Infinity Storage ha avuto un unica strada per farlo: è stata costretta a fare un ottim prodotto che avesse le caratteristiche che il mercato richiedeva, rispondendo sempre e solo alle esigenze dei clienti e non a quelle degli investitori o degli analisti di mercato”.

La tecnologia di Infinite Storage è confluita, ancora prima dell’acquisizione, nel prodotto Cloudian HyperFile NAS Controller, lanciato a dicembre 2017. Racconta Caterina Falchi che durante lo sviluppo del prodotto le due aziende si sono rese conto di potersi spingere oltre una semplice partnership: “collaborando con Cloudian per il lancio di HyperFile ci siamo immediatamente resi conto che le culture e le tecnologie delle nostre aziende combaciano perfettamente. Siamo sinceramente entusiasti di entrare a far parte del team Cloudian”.

L’affinità elettiva tra Cloudian e l’Italia però non comincia a Milano con Infinity Storage, e risale al 2013. L’Italia è infatti il primo paese in cui Cloudian ha avuto clienti fuori dagli USA, ed è italiano il primo adopter di cloud object storage. Questo grazie all’attività di BCloud, system integrator specializzato in soluzioni di data governance e software defined storage, che è stato finora referente per Cloudian nel nostro paese. “BCloud ha al momento 30 clienti con soluzioni Cloudian per un totale di 10 petabyte di capacità, principalmente in soluzioni per telco, backup as a service, conservazione digitale e storage enterprise”, ha affermato Roberto Castelli, CEO e fondatore di BCloud.