IBM si appresta a lanciare 18 nuovi data center a livello globale

IBM si rivolge alle grandi aziende con esigenze di carichi di lavoro complessi con l’aggiunta di 18 data center a livello globale (di cui sei in Europa) al proprio cloud pubblico.

data center

I CIO e i responsabili dei data center che gestiscono grandi cloud ibridi in tutto il mondo hanno buone probabilità di sentire IBM bussare alle loro porte nei prossimi mesi. Questo perché IBM si appresta a espandere non poco la sua impronta globale in ambito data center aprendo 18 nuove “zone di disponibilità” (essenzialmente grandi data center) per il suo cloud pubblico negli Stati Uniti, Europa e Asia-Pacifico, che andranno ad aggiungersi alle 18 già disponibili in sei regioni in tutto il mondo.

Oltre agli accordi sui livelli di servizio di uptime e alla connettività di rete ad alta velocità, gli utenti si sono abituati ad accedere ai database aziendali ovunque risiedano, ma la vicinanza ai data center cloud è importante. Una distanza eccessiva dai data center può infatti avere un impatto sulle prestazioni della rete, con conseguenti upload o download lenti.

Per le aziende che gestiscono complessi ambienti cloud ibridi, IBM mette in evidenza la sua esperienza decennale nel fornire servizi di lavoro aziendali di grandi dimensioni. “L’80% dei dati di tutto il mondo risiede su server privati e in alcuni casi non è possibile o addirittura consentito spostare tutti i dati nel cloud pubblico”, ha osservato IBM a margine dell’annuncio.

“La nostra attenzione è incentrata ovviamente sull’impresa e sui nostri clienti che hanno carichi di lavoro tradizionali che stanno cercando di modernizzare nel tempo” ha affermato Aki Duvvur, product manager di IBM Cloud. “I data center IBM possono ospitare dati in più formati e database come servizi cloud, inclusi DB2, SQLBase, PostreSQL o NoSQL. Abbiamo dedicato molto tempo e impegno alla nostra piattaforma di container basata su Kubernetes e stiamo sfruttando i servizi comuni tra il nostro ambiente on-premise e il nostro ambiente cloud pubblico”, continua Duvver.

Nel corso dell’anno, ha affermato sempre Duvver, IBM offrirà in modo coerente tutti i suoi servizi cloud, compreso il servizio Watson AI, in tutte le zone di disponibilità e offrirà supporto multicluster, ovvero la capacità di eseguire carichi di lavoro e backup tra le zone di disponibilità.

colocation

IBM sta costruendo i nuovi data center negli Stati Uniti (Dallas, Washington, D.C.), in Europa (Londra e Francoforte) a Sydney e a Tokyo. Ognuna di queste sei regioni avrà tre nuovi data center, per un totale appunto di 18. In Europa i nuovi data center contribuiranno a soddisfare la domanda delle aziende che in base al GDPR devono ospitare i dati localmente.

Al momento, IBM afferma che la sua rete globale ha più di 2.600 Gbps di connettività tra data center e PoP di rete e che i suoi PoP di rete hanno più di 2.500 Gbps di connettività di transito e di peering su Internet. Insieme all’espansione del data center, IBM ha anche annunciato che numerose grandi aziende stanno trasferendo i loro carichi di lavoro sul cloud IBM tra cui American Airlines, Bausch + Lomb, Westpac, Credit Mutuel ed ExxonMobil.

Amazon Web Services continua ad avere di gran lunga la più ampia quota di mercato complessiva nel cloud pubblico. Nel primo trimestre del 2018, secondo il Synergy Research Group, AWS ha gestito il 33% dei servizi globali di infrastruttura cloud (piattaforma come servizio, infrastruttura come servizio e cloud privato hosted), contro il circa 14% di Microsoft Azure e l’8% di IBM. Dalla sua però IBM ha una solida reputazione tra le grandi aziende. Circa il 38% dei quasi mille intervistati nel sondaggio sul cloud 2018 di RightScale ha affermato di eseguire applicazioni nel cloud IBM, sperimentare con esso o pianificarne l’utilizzo.

Tutto questo mentre la domanda complessiva per i servizi cloud è enorme e in continua crescita. Secondo Gartner il mercato globale dei servizi cloud pubblici aumenterà del 21,4% nel 2018 fino a un totale di 186,4 miliardi di dollari, rispetto ai 153,5 miliardi di dollari del 2017. Ed è un business in crescita anche per IBM. Ad aprile, nel suo rapporto sulla prima trimestrale 2018, IBM ha dichiarato di avere un fatturato nel cloud di 17,7 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi, ovvero un aumento del 22% anno su anno. Ciò si confronta con gli 81 miliardi di dollari di vendite totali che gli analisti si aspettano per l’intero 2018.

Più che AWS però, IBM ritiene che sia Microsoft Azure il suo principale rivale per le grandi imprese che si spostano sul cloud. “È soprattutto Microsoft il nostro rivale diretto quando si parla di clienti enterprise, specialmente se questi hanno a che fare con carichi di lavoro complessi che richiedono un alto livello di ibridismo e fungibilità, dal cloud on-premise a quello pubblico. Pensiamo che tutti i carichi di lavoro finiranno nel cloud pubblico? Probabilmente no, ma con il passare del tempo la stragrande maggioranza finirà lì e riteniamo di essere un fornitore completo per i clienti enterprise che stanno intraprendendo questo viaggio. American Airlines, ad esempio, utilizza ancora i mainframe ma si è rivolta al nostro cloud pubblico per fornire servizi per chioschi informativi e app mobile che consentono ai viaggiatori di effettuare prenotazioni, cambiare posto e ottenere informazioni sui voli”, conclude Duvver.

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