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Il supercomputer cinese Sunway TaihuLight, al primo posto della classifica Top500. Credit: Jack Dongarra

Quindici anni fa, la Cina ha deciso di realizzare i propri processori per PC, server e supercomputer. Oggi uno di questi chip, lo ShenWei, alimenta il supercomputer più potente del mondo: si tratta del Sunway TaihuLight del National Supercomputing Center di Wuxi, in Cina, che ha conquistato il primo posto della classifica Top500. Il supercomputer ha una capacità di calcolo di 93 petaflop (milioni di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo) e le sue perfomance hanno raggiunto il picco di 125,4 petaflop.

Il supercomputer rappresenta per la Cina una dichiarazione del fatto che non ha bisogno di fare affidamento sulla tecnologia degli Stati Uniti per le sue esigenze IT. Il Sunway TaihuLight spodesta il Tianhe-2, il supercomputer cinese basato su tecnologia Intel che si è classificato al secondo posto dell’ultima edizione della Top500.

Lo scorso anno gli Stati Uniti hanno vietato l’esportazione di alcuni chip Intel Xeon in Cina per l’impiego in supercomputer, temendo che il governo cinese avrebbe utilizzato i chip in attività contro gli interessi degli Stati Uniti. Il divieto di esportazione è stato spinto dal fatto che il Tianhe-2 e il Tianhe-1A sarebbero stati utilizzati per testare armi nucleari.

L’embargo sui chip Xeon non ha influenzato la costruzione del supercomputer Sunway TaihuLight, ma ha di fatto rafforzato la determinazione e l’impegno della Cina nello sviluppo dei propri chip. “Per i cinesi, lo sviluppo interno di apparecchiature IT, soprattutto per il calcolo ad alte prestazioni, è una questione di priorità e di orgoglio nazionale”, ha dichiarato Nathan Brookwood, analista di Insight 64. “Stanno cercando di mostrare la loro determinazione, e stanno facendo un ottimo lavoro”.

Lo sviluppo di un chip ad alta tecnologia permette alla Cina di mostrarsi a testa alta verso altri Paesi e i migliori produttori di chip, come Intel”, ha aggiunto Brookwood. “E’ anche una questione di costi: la Cina spende di più in apparecchiature IT che in petrolio”.

Il processore sviluppato in Cina dà al Paese anche un maggior peso nella contrattazione con produttori del calibro di Intel, IBM e Qualcomm, che stanno cercando di spingere i propri chip per server sul mercato cinese. Il processore ShenWei può non essere adatto ai server utilizzati nei data center, ma può essere una merce di scambio per la Cina nei confronti delle aziende occidentali che stanno cercando di fare business nel Paese.

Cina, Stati Uniti, Giappone e diversi Paesi europei si sfidano continuamente per costruire i computer più potenti al mondo. Nell’ultima edizione della Top500 la Cina è presente con 167 supercomputer, battendo gli Stati Uniti che ne hanno 165.

L’Italia compare nella Top500 con un totale di cinque supercomputer: l’HPC2 e l’HPCC1 dell’ENI (rispettivamente al 22esimo e al 271esimo posto), e il Fermi, il Marconi e il Galileo del Cineca, posizionati rispettivamente al 45esimo, 46esimo 150esimo posto.

Il Sunway TaihuLight, sviluppato dal National Research Center of Parallel Computer Engineering and Technology, è alimentato da 40.960 processori ShenWei SW26010, ognuno dei quali ha 260 core. Ogni chip offre prestazioni di 3 teraflops, paragonabili, secondo i creatori della Top500, con i più recenti chip Xeon Phi, nome in codice Knights Landing, di Intel.

Con il Sunway TaihuLight, la Cina vanta anche il primo supercomputer che supera i 100 petaflop in termini di prestazioni. La sfida attuale nell’ambito del supercomputing è raggiungere la prestazione di un exaflop (un milione di trilioni di calcoli al secondo) entro il 2020.

 

AUTOREAgam Shah
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