Facebook apre il suo secondo data center in Europa

Il sesto data center della società di Mark Zuckerberg sorgerà in Irlanda utilizzerà le apparecchiature sviluppate all’interno dell’Open Compute Project

Facebook ha annunciato la realizzazione di un data center a Clonee, in Irlanda. Sarà il sesto data center della società e il secondo fuori degli Stati Uniti. Il nuovo data center sarà dotato di server e storage realizzati dall’Open Compute Project (OCP). Attraverso questa iniziativa, Facebook condivide i design in open source con altri operatori del settore, con l’obiettivo di standardizzare e ridurre i costi delle apparecchiature.

“Equipaggeremo questo data center con i più recenti server e hardware storage OCP, tra cui Yosemite per il computing”, ha scritto in un post Jay Parikh, Vice President of Engineering di Facebook. Yosemite è uno chassis modulare open source per microserver ad alta potenza, progettato da Facebook.

Il social network ha già un altro data center europeo a Lulea, in Svezia, che sfrutta le basse temperature della regione per ridurre l’energia necessaria per il raffreddamento delle apparecchiature.

Il centro di Clonee verrà interamente alimentato con energia rinnovabile, sfruttando in particolare le centrali eoliche della zona. “Questo ci aiuterà a raggiungere il nostro obiettivo di alimentare il 50 per cento delle nostre infrastrutture con energia pulita e rinnovabile entro la fine del 2018”, ha aggiunto Parikh.

L’Irlanda è la sede internazionale di Facebook dal 2009, e il nuovo data center di Clonee “porterà avanti il significativo investimento di Facebook nel Paese e in Europa”, ha dichiarato Tom Furlong, vice presidente per le infrastrutture di Facebook.

Grazie al data center in Irlanda, Facebook potrà anche soddisfare tutte le locali richieste riguardo ai dati dei consumatori che dovrebbero rimanere in Europa. A ottobre, infatti, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito la non validità dell’accordo “safe harbor”, che regolava i trasferimenti di dati personali tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea.

VIAJohn Ribeiro
CWI.it
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