ICS, come cambiare l’hardware in poche settimane nel segno dell’iperconvergenza

L’Istituto di Credito Sportivo è passato alla nuova piattaforma basata su Nutanix “senza fermare neanche un minuto la produzione”, spiega il responsabile area tecnica Guido Renna

ICS Nutanix istituto credito sportivo

L’Istituto di Credito Sportivo (ICS) è l’unica banca pubblica italiana che si occupa specificamente di finanziare l’acquisto, costruzione e ristrutturazione di impianti sportivi. Occupa oltre 160 persone, ha finanziato il 75% degli impianti sportivi realizzati in Italia negli ultimi 60 anni, e ora sta estendendo l’attività anche al finanziamento degli investimenti in beni culturali o strutture dedicate ad attività culturali.

L’Istituto sta quindi vivendo un’importante fase di trasformazione da semplice banca a piattaforma di servizi e soluzioni per lo sviluppo dello sport e della cultura del Paese. Cambiamento che impone requisiti piuttosto stringenti per l’infrastruttura tecnologica, per cui ICS si è mossa per rinnovare il sistema hardware. Ha avviato un’analisi del mercato per trovare la soluzione più adatta ai propri obiettivi, che doveva anche comprendere la gestione del Disaster Recovery (DR), ha scelto di adottare un’infrastruttura iperconvergente, e ha selezionato Var Group come partner.

Per sostituire le macchine blade di prima generazione, organizzate in otto nodi e su cui giravano una ventina di server virtuali e circa 200 desktop virtuali, si è scelto di affidarsi ancora a macchine Lenovo. La nuova piattaforma iperconvergente, gestita dal software Prism di Nutanix, è stata strutturata in tre nodi dedicati all’ambiente di produzione e altri tre per il sito di DR.

ICS ha anche deciso di non avere più “in house” i propri data center, spostandoli presso il sito Tier 3 di un fornitore esterno. “Con le macchine in sede infatti dovevamo gestire complessi problemi di sicurezza degli ambienti”, spiega Guido Renna, responsabile dell’area tecnica di ICS. Per quanto riguarda la virtualizzazione, ICS ha deciso di rimanere su vSphere, l’hypervisor di VMware.

“Non abbiamo migrato le vecchie macchine”

L’implementazione della nuova piattaforma ha richiesto poche settimane e la migrazione, anch’essa curata da Var Group, “è stata completata senza fermare nemmeno un minuto la produzione, il tutto replicato in ambiente di DR”, precisa Renna. “Non abbiamo migrato le vecchie macchine virtuali così com’erano, perché erano piuttosto limitate dal punto di vista delle prestazioni. Abbiamo invece costruito un nuovo ambiente VDI fornendo alle macchine Lenovo una potenza nettamente superiore, sia come capacità di calcolo sia come storage e RAM. E ora abbiamo un ambiente a 64 bit, prima impossibile da realizzare”.

A proposito dei risultati, continua Renna, “oggi abbiamo uno storage che era quasi impossibile ottenere con il vecchio sistema, con una capienza sostanzialmente triplicata. Stesso discorso per i processori, decisamente più potenti. La soluzione iperconvergente ci ha poi fatto approdare a un mondo IT più flessibile e scalabile, con una protezione dei dati che prima non avevamo. In più la gestione è molto semplificata”. Considerazione che vale in particolare per lo storage, “per cui avevamo la necessità di ricorrere spesso a un consulente esterno specializzato. Con Prism teniamo sotto controllo più agevolmente tutte le caratteristiche del sistema”.

Strong authentication, ora si può

Quanto ai desktop virtuali, “abbiamo ottenuto un beneficio in termini di performance, che prima potevano essere garantite solo dando all’utente una macchina fisica”, sottolinea Renna. “In più, in questo ambiente stiamo implementando soluzioni di ‘strong authentication’ e di crittografia dei dati, che con il nuovo hardware sottostante sono finalmente ben gestibili”.

Per il futuro, ICS sta valutando ulteriori possibili evoluzioni della piattaforma. La prima per l’hypervisor, con il potenziale passaggio da vSphere a Nutanix Acropolis (AHV). La seconda nel Disaster Recovery, che in futuro potrebbe essere migrato su Xi, il cloud di Nutanix.