hpe synergy

Per introdurre l’architettura componibile HPE Synergy, l’amministratore delegato di Hewelett Packard Enterprise Italia Stefano Venturi afferma che, se già ci sembra di vivere in un periodo di innovazione sempre più frenetica, il tempo che sta per venire sarà ancor più veloce e con un impatto dirompente per il modo in cui lavoriamo e viviamo le nostre vite.

Tre tendenze, già ampiamente in atto, guideranno questa trasformazione:

  • La massa di dati che arrivano “in dote” dal mondo dell’Internet of Things;
  • L’analisi di big data in tempo reale, o quanto meno in tempo utile per prendere decisioni, e non più come analisi di quel che è successo in passato;
  • L’abbattimento delle barriere iniziali per quel che riguarda la potenza di calcolo, soprattutto grazie al cloud computing.

Le materie prime di questa “rivoluzione digitale” non sono più ferro e carbone, ma i dati. Le aziende che sapranno aggregare più dati e interpretarne in senso prima degli altri concorrenti, avranno “i super poteri”.

Per servire le aziende di questa generazione, HPE ha predisposto il progetto “The Machine”, in cui l’azienda ha investito un miliardo di euro e su cui ha applicato il lavoro di 300 ingegneri, il cui primo rilascio è la piattaforma Synergy: un sistema basato su un nuovo paradigma, chiamato architettura componibile, per la creazione di data center software defined di nuova generazione.

La piattaforma Synergy, annunciata un anno fa, è attualmente impiegata in beta testing da alcuni clienti e sarà disponibile a partire dalla fine di quest’anno.

Per Fabio Dognon, Country Manager della divisione Server di HPE, “il paradigma che attualmente regge l’IT è CPU centrico. Ci sono gerarchie di memoria. Quelle più vicine al processore sono le più veloci (cache, ram, ssd, dischi…). Per essere elaborato, il dato deve percorre tutte le gerarchie di memoria per arrivare alla CPU, e poi tornare indietro. Con l’esplosione dei dati, questo paradigma non sarà più sostenibile.

Cosa sono le infrastrutture componibili?

Per HPE, le infrastrutture componibili sono una vera e propria nuova classe merceologica, e non un semplice refresh o rebranding di soluzioni già esistenti, come le infrastrutture iper-convergenti, con cui le infrastrutture componibili condividono molti aspetti.

hpe synergy

Sul mercato ci sono già diverse interpretazioni su cosa sia un’infrastruttura componibile, ma secondo HPE Synergy è la prima che si possa definire davvero tale, perché è caratterizzata da tre elementi distintivi:

  • Un’architettura modulare fatta di elementi atomici, capacità computazionale, storage e networking, che si possono associare e disaggregare, superando i limiti dell’infrastruttura tradizionale e che funziona su infrastruttura fisica, virtuale o container.
  • Una “software defined intelligence” in grado di riaggregare le unità atomiche in modo dinamico, a caldo, gestita dal software di gestione infrastrutturale OneView, nella sua ultima versione.
  • API unificate per creare un’infrastruttura programmabile al 100%, attraverso linea di comando, script e chiamate API.

Il primo beneficio della gestione intelligente e programmabile, secondo HPE,  è una riduzione sostanziale del’over provisioning, grazie al fatto che le risorse non utilizzate vengono immediatamente liberate (che si tratti di risorse on premises o cloud). Vi è poi una forte riduzione di investimenti Capex (17% di risparmio iniziale, 30% nel proseguimento delle attività).

Il tutto è particolarmente indicato nelle aziende orientate al devOps, perché permette agli sviluppatori di richiedere risorse computazionali per costruire applicazioni in un pool di virtualizzazione attraverso API, senza dover interagire direttamente con l’infrastruttura.

Andrea Grassi
Editor di Computerworld e CIO Italia, ha passato gli ultimi 20 anni a raccontare lo sviluppo della tecnologia e di internet senza perdere la passione per questi argomenti. Scrivigli su andrea.grassi@cwi.it o seguilo sui social network con i pulsanti qui sotto.
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