Data center: 8 motivi per considerare un’infrastruttura iperconvergente

Sempre più aziende spostano i propri carichi di lavoro nel cloud, ma l’on-premises è tutt'altro che morto e un segmento fiorente è quello dell'infrastruttura iperconvergente (HCI). Ecco perché.

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La domanda di apparecchiature per data center on-premises si sta riducendo mentre sempre più aziende spostano i propri carichi di lavoro nel cloud. Ma la scelta on-premises è tutt’altro che morta e un segmento fiorente è quello dell’infrastruttura iperconvergente (HCI).

HCI è una forma di infrastruttura software scalabile e integrata che applica un approccio modulare alla capacità di elaborazione, rete e archiviazione. Anziché silos con hardware specializzato, HCI sfrutta blocchi distribuiti e orizzontali di hardware di base e offre una dashboard semplificata per il reporting e la gestione. I form-factor variano. Le aziende possono scegliere infatti di implementare software di iperconvergenza indipendente dall’hardware da fornitori come Nutanix e VMware, oppure optare per un’appliance HCI integrata rivolgendosi a fornitori come HP Enterprise, Dell, Cisco e Lenovo.

Il mercato sta poi crescendo rapidamente. Entro il 2023, Gartner prevede che il 70% delle imprese gestirà una qualche forma di infrastruttura iperconvergente, rispetto a meno del 30% nel 2019. E mentre HCI cresce in popolarità, i fornitori di cloud come Amazon, Google e Microsoft stanno fornendo connessioni a prodotti HCI on-premises per la distribuzione ibrida e la gestione.

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Ma esattamente perché l’infrastruttura iperconvergente è così popolare? Ecco alcuni dei motivi principali.

1 – Design semplificato

Un design tradizionale per data center comprende silos di archiviazione separati con singoli livelli di server e reti specializzate che coprono i silos di elaborazione e archiviazione. Questo design funzionava nell’era pre-cloud, ma ora è troppo rigido per l’era cloud. “È insostenibile per i team IT impiegare settimane o mesi per eseguire il provisioning di nuove infrastrutture, in modo che il team di sviluppo possa produrre nuove app e immetterle rapidamente sul mercato” afferma Greg Smith, vice presidente del marketing di prodotto di Nutanix. “HCI semplifica radicalmente le architetture e le operazioni dei data center, riducendo i tempi e le spese di gestione dei dati e consegna delle app”.

2 – Integrazione cloud

Il software HCI, come quello di Nutanix o VMware, viene distribuito allo stesso modo sia nel data center del cliente, sia nelle istanze cloud; funziona su istanze bare metal nel cloud esattamente come in un data center. HCI “è la migliore base per le aziende che vogliono costruire un cloud ibrido. Possono distribuire app nel loro data center e fonderle con un cloud pubblic”, continua Smith. “Poiché è lo stesso su entrambi i versanti, posso avere un team che gestisce un cloud ibrido end-to-end con la certezza che qualsiasi app in esecuzione nel mio cloud privato verrà eseguita anche in quell’ambiente cloud pubblico”.

3 – Possibilità di iniziare in piccolo e di crescere in grande

“HCI consente di consolidare elaborazione, rete e archiviazione in un’unica soluzione e di far crescere questa soluzione in modo rapido e semplice senza tempi di inattività” afferma Tom Lockhart, responsabile dei sistemi IT di Hastings Prince Edward Public Health a Bellville, Ontario, Canada. In un approccio legacy più componenti hardware (server, switch, adattatori basati su host e un hypervisor) devono essere installati e configurati separatamente. Con l’iperconvergenza invece tutto è definito dal software. HCI utilizza l’archiviazione nel server e il software si configura e rileva quasi interamente l’hardware, impostando le connessioni tra elaborazione, archiviazione e rete.

“Una volta entrati in un carico di lavoro, i clienti in genere hanno un’esperienza piuttosto positiva. Alcuni mesi dopo provano un altro carico di lavoro, poi un altro e iniziano a estenderlo dal loro data center a siti remoti” afferma Chad Dunn, vicepresidente della gestione dei prodotti per HCI presso Dell. “Possono iniziare in piccolo e crescere progressivamente, ma hanno anche un’esperienza di modello operativo coerente, indipendentemente dal fatto che abbiano 1.000 nodi o tre nodi per sito su 1.000 siti, o che abbiano 40 terabyte di dati o 40 petabyte”, ha aggiunto Dunn.

4 – Impronta ridotta

Iniziando in piccolo, i clienti scoprono di poter ridurre il proprio stack hardware proprio in base a quello di cui hanno bisogno, piuttosto che sovrastimare capacità eccessive. Allontanarsi dall’approccio a silos consente inoltre agli utenti di eliminare determinati componenti hardware. Josh Goodall, ingegnere dell’automazione presso il produttore di acciaio USS-POSCO Industries, afferma che la sua azienda ha implementato HCI principalmente per la sua capacità di creare cluster estesi, in cui il cluster hardware si trova in due posizioni fisiche ma collegate tra loro. Ciò serve principalmente per l’uso come backup, in modo che se un sito è inattivo, l’altro può assumere il carico di lavoro.

Nel processo, inoltre, USS-POSCO si è sbarazzata di molti hardware e software costosi. “Abbiamo eliminato diverse licenze CPU, abbiamo eliminato la SAN da altri siti, non avevamo bisogno del software SRM (Site Recovery Management) e non avevamo bisogno nemmeno delle licenze Commvault. Il risultato? Abbiamo risparmiato tra i 25.000 e i 30.000 dollari sui rinnovi annuali delle licenze”, afferma Goodall.

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5 – Non sono necessarie competenze speciali

Per gestire un tradizionale ambiente a tre livelli, le aziende hanno bisogno di specialisti in elaborazione, archiviazione e networking. Con HCI, un’azienda può invece gestire il proprio ambiente con consulenti e personale “generalisti” piuttosto che con specialisti più costosi.

“HCI ha dato potere al generalista dello storage”, afferma Smith. “Non è necessario assumere un esperto di archiviazione o un esperto di rete. HCI ha reso la manutenzione effettiva delle infrastrutture molto più semplice rispetto a uno scenario tipico, in cui è necessario un profondo livello di esperienza per gestire queste tre serie di competenze.”

L’aggiunta di nuovi sistemi di elaborazione/archiviazione/rete è inoltre molto più rapida rispetto a quella dell’infrastruttura tradizionale. “Un aggiornamento al nostro cluster di server è durato 20 minuti senza tempi di inattività, rispetto alle ore di inattività con un’interruzione del servizio utilizzando il metodo tradizionale”, ha affermato Lackhart.

“Invece di concentrarvi sull’infrastruttura, potete espandere la quantità di tempo e risorse sui carichi di lavoro, il che aggiunge valore alla vostra azienda. Quando non dovete preoccuparvi dell’infrastruttura, potete dedicare più tempo alle cose che aggiungono valore ai vostri clienti”, aggiunge Lockhart.

6 – Disaster recovery più rapido

Gli elementi chiave dei prodotti di iperconvergenza sono le funzionalità di backup, ripristino, protezione dei dati e deduplicazione dei dati, oltre agli analytics per esaminare il tutto. I componenti di disaster recovery sono gestiti da una singola dashboard e HCI monitora non solo l’archiviazione locale ma anche le risorse di archiviazione cloud. Con la deduplicazione, i tassi di compressione fino a 55:1 e i backup possono essere eseguiti in pochi minuti.

USS-POSCO Industries utilizza il software HPE SimpliVity HCI, che include deduplicazione, backup e ripristino. Goodall afferma di ottenere una compressione di circa 12-15:1 su carichi di lavoro misti e ciò ha eliminato la necessità di software di backup di terze parti. Ancora più importante, i tempi di recupero sono diminuiti. “Il miglior esempio recente è un aggiornamento di Windows che ha rovinato una linea di produzione. In circa 30 minuti ho ripristinato quattro settimane di backup, aggiornato il sistema, riavviato e testato un sistema da 350 GB. In uno scenario tradizionale solo il ripristino di un backup avrebbe richiesto diverse ore”, afferma Goodall.

7 – Analisi dell’iperconvergenza

Recentemente Hastings ha avuto un problema con una migrazione a Windows 7, ma il modello HCI ha reso facile ottenere informazioni sulle prestazioni. “Ha mostrato che i carichi di lavoro, a seconda dell’ora del giorno, stavano esaurendo la memoria e che vi era un eccessivo paging della CPU”, ha aggiunto Lockhart. “Abbiamo ottenuto un resoconto completo sul problema in una sola ora”.

8 – Meno tempo a gestire la rete

Goodall impiegava fino al 50% del suo tempo a occuparsi di problemi di storage e matrici di backup. Ora passa forse il 20% del suo tempo a occuparsene e le sue app funzionano meglio con HCI. “Non abbiamo avuto problemi con i nostri database SQL; semmai, abbiamo visto un enorme miglioramento delle prestazioni grazie al passaggio completo a soluzioni SSD al posto dei tradizionali dischi rigidi e alla deduplicazione dei dati, riducendo le letture e le scritture nell’ambiente”.