Gli smartwatch e la disperata ricerca del mercato di massa

Nel 2015 le vendite di smartwatch hanno deluso e anche Apple, che rimane comunque il primo produttore al mondo in questo mercato, spera in un 2016 migliore.

Gli smartwatch sono prodotti che continuano a faticare a imporsi sul mercato di massa e persino Apple, leader del mercato con il suo Apple Watch, spera di raggiungere un’utenza più ampia nel corso di quest’anno, dopo che nel 2015 le vendite non sono state esaltanti. Nemmeno al CES 2016 da poco conclusosi si sono visti modelli capaci di impressionare un pubblico di massa, sebbene i produttori stiano puntando da un lato sull’appeal per il pubblico femminile (si pensi al Gear S2 Classic di Samsung), dall’altro su caratteristiche sportive e rugged, come testimoniato dal nuovo Casio WSD-F10 con Android Wear presentato proprio a Las Vegas e in arrivo sul mercato nei prossimi mesi.

Apple dal canto suo potrebbe annunciare già a marzo l’Apple Watch 2 per un suo sbarco sugli scaffali già ad aprile. Gli analisti sono certi che non si tratterà di un orologio tondo sul modello dei vari Android Wear di LG, Huawei e Motorola, ma che Apple punterà soprattutto su una batteria più capiente per migliorare l’autonomia e, forse, su una connettività 4G per rendere l’orologio più indipendente dallo smartphone.

Resta comunque il fatto che le vendite di smartwatch nel 2015 (senza quindi contare tutti gli altri wearable in commercio come le fitness band) sono state deludenti. Secondo IDC Apple, che a un certo punto sperava di vendere 30-40 milioni di Apple Watch, è arrivata a quota 13 milioni, cifra persino inferiore alle previsioni di 21 milioni indicate dalla stessa IDC. Se non altro Cupertino, con il 61% di market share dei 21.3 milioni di orologi smart venduti in totale nello scorso anno, rimane il primo produttore al mondo di smartwatch, mentre i modelli con Android Wear, comunque al secondo posto, devono accontentarsi del 15% del mercato.

Durante il CES 2016 la stessa Samsung ha ammesso che il mercato degli smartwatch si sta muovendo più lentamente del previsto

Ramon Llamas, analista di IDC, ammette che i risultati di vendita del 2015 sono stati molto inferiori alle aspettative. Secondo Llamas i due fattori che ancora frenano l’espansione di questi prodotti sono la connettività Bluetooth, che rende l’orologio ancora troppo dipendente dallo smartphone, e una vera e propria killer-application che spinga il potenziale acquirente di uno smartwatch a fare suo un orologio intelligente anche se ne possiede già uno tradizionale. Di fatto, anche parlando dell’Apple Watch, la sensazione generale è che gli smartwatch siano solo un centro notifiche al polso e poco altro. Logico quindi che le persone non siano particolarmente attratte da questi device.

Durante il CES 2016 la stessa Samsung, per voce del dirigente Eric McCarty, ha ammesso che il mercato degli smartwatch si sta muovendo più lentamente del previsto. Forse il colosso coreano ha anche sbagliato nell’affidarsi per i suoi ultimi modelli a un OS come Tizen che non ha l’attrattiva di Android Wear e di Watch OS, ma quella del sistema operativo è solo una della tante regioni per cui gli smartwatch non riescono a sfondare.

molti si aspettavano un vero e proprio boom dell’Apple Watch che invece non c’è stato

Anche per questo Samsung sta collaborando con Red Hat per portare sui suoi smartwatch applicazioni per la gestione del lavoro e delle spese, in modo da attrarre una clientela business che finora non si è dimostrata interessata a questi prodotti. L’analista di IDC Jitesh Ubrani è convinto che i wearable potranno avere un futuro radioso in campo professionale, ma è ancora troppo presto per capire se questo ruolo spetterà più agli smartwatch o ad altri indossabili come braccialetti e occhiali.

Qualcosa su questo versante si sta comunque già muovendo grazie a progetti pilota tesi proprio a portare l’utilizzo degli smartwatch in ambito industriale e aziendale. Un esempio? La compagnia canadese SITA e il Quebec City Jean Lesage International Airport hanno annunciato un progetto per fornire di Apple Watch i lavoratori dell’aeroporto. Lo scopo principale è quello di avere al polso aggiornamenti in tempo reale sui voli o su eventuali cambi e modifiche, in modo più immediato e pratico rispetto all’utilizzo di uno smartphone o di un tablet.

E il futuro del mercato come si preannuncia? IDC prevede una crescita del 42% nel 2019, quando saranno spediti circa 88 milioni di smartwatch; un numero apparentemente significativo, ma che a ben vedere rappresenta solo una piccola frazione delle cifre che faranno segnare gli smartphone nello stesso anno. Il problema è che molti si aspettavano un vero e proprio boom dell’Apple Watch come fatto tempo addietro con l’iPhone, boom che invece non c’è stato.

Llamas e Ubrani sono convinti che ci vorranno almeno altre due generazioni di prodotti, magari con batterie e sensori migliori, perché gli smartwatch facciano davvero breccia nel pubblico di massa e, soprattutto, perché attirino un numero sufficiente di sviluppatori che creino le giuste app. Anche il calo dei prezzi gioverà sicuramente all’aumento delle vendite, ma da qui a predire un successo di massa degli smartwatch il passo è ancora lungo e incerto.