‘La potenza è nulla senza il controllo’ recitava un fortunato spot di pneumatici. Lo stesso si potrebbe dire del trend del multi-cloud senza un’effettiva attitudine a migrare. Spostare servizi e infrastrutture verso provider capaci di offrire, di volta in volta, le soluzioni più convenienti, per mantenere l’IT aziendale al passo coi tempi, è infatti una pratica necessaria per trarre vantaggio da un sistema flessibile.

Ma cosa si intende esattamente per multi-cloud e cosa c’è dietro il crescente interesse che suscita? Qualcuno lo confonde semplicemente con il cloud ibrido, ovvero in parte pubblico e in parte on premise, ormai elemento comune a gran parte dei sistemi aziendali, indipendentemente dalle dimensioni delle imprese. Il multi-cloud implica invece la compresenza nell’IT aziendale di più di un cloud provider, che forniscono servizi di public cloud differenti. Questa pratica consente alle aziende di non dipendere da un solo fornitore e di ottenere il meglio dalle offerte dei diversi provider, componendo un patchwork di soluzioni realmente su misura.

Pertanto un cloud ibrido può essere anche un multi-cloud, ma anche non esserlo se l’azienda sceglie di appoggiarsi a un unico provider.

 Molti vantaggi e qualche rischio

Sono ormai poche le aziende che possono accontentarsi di un solo cloud provider per tutte le stagioni. Del resto la tendenza al multi-cloud è in atto da tempo, tanto che uno studio del 2016 di 451 Research rilevava come, già due anni fa, solo il 21% delle imprese operasse con un singolo provider di servizi cloud, mentre secondo Gartner entro il 2020 il 90% delle organizzazioni adotterà servizi nell’ambito di un’infrastruttura ibrida.

Questo significa che le aziende sono idealmente già pronte per un approccio strategico e ben organizzato al multi-cloud, che se adeguatamente governato dal personale IT porta innegabili vantaggi. Il primo è la libertà di scelta tra forme e dimensioni delle soluzioni offerte, visto che di rado quelli di un solo fornitore possono soddisfare le esigenze delle diverse business unit.

C’è poi la maggiore affidabilità intrinseca in un sistema che non si affida a un singolo fornitore e può quindi essere progettato con la massima ridondanza. Un sistema multi-cloud riduce inoltre i danni dovuti ad attacchi DDoS, che per quanto organizzati, non colpiranno più l’intera infrastruttura. Infine, la flessibilità di questo approccio si manifesta anche, e soprattutto, nell’ottimizzazione del rapporto tra costi e prestazioni, che sarebbe impossibile ottenere affidandosi a un solo provider.

Questo in un mondo ideale. La realtà è che l’approccio multi-cloud talvolta viene seguito in maniera disorganica, senza una reale progettazione del percorso di migrazione, sottostando alle pressioni delle diverse business unit o funzioni aziendali, come risorse umane, marketing e customer service, che da un lato possono scegliere di adottare soluzioni cloud nelle modalità software o platform-as-a-service, e talvolta utilizzano servizi di storage,  condivisione o hosting senza nemmeno informare responsabili IT della cosa, creando una infrastruttura IT parallela non gestibile centralmente (la cosidetta “shadow IT”).

Talvolta al multi-cloud invece si rinuncia, o si cerca di arginarne l’adozione, malgrado le tecnologie lo consentirebbero, per evitare ipotetici rischi connessi proprio ai processi di migrazione.

La complessità della migrazione ieri e oggi

In realtà oggi le cose funzionano in modo ben diverso rispetto al passato. Fino a una ventina di anni fa ogni passaggio che comportasse una migrazione rappresentava un rischio elevato, visto che a migrare doveva essere quasi sempre l’intera infrastruttura, con un’operazione che non poteva essere senza contraccolpi per la continuità del business.

Il moderno approccio alle migrazioni prevede invece che a muoversi sia di volta in volta solo una parte dell’infrastruttura, che verrà migrata verso provider tecnicamente predisposti ad accettare quelle componenti. Si tratta di un processo che esperti qualificati, come quelli in forza ad Aruba, possono portare a termine con la massima linearità e affidabilità.

Il servizio di Migrazione Infrastruttura offerto da Aruba prevede infatti l’intervento di un team di ingegneri specializzati nel disegno di progetti di migrazione anche di estrema complessità, capaci di garantire le massime performance e la necessaria sicurezza.

Verso Aruba è più facile e sicuro

È proprio la professionalità di un servizio come Migrazione Infrastruttura a fare la differenza tra i provider di soluzioni Data Center. Aruba ha saputo infatti mettere insieme una squadra capace di rendere agevole anche il percorso più accidentato, consentendo a tutte le aziende di migrare dati e infrastruttura verso i propri Data Center, riducendo al minimo il down time. Questo grazie alla compresenza, nel team dedicato alla migrazione, di competenze diverse, capaci di operare su sistemi di posta elettronica, di virtualizzazione e di storage, oltre a poter migrare server, infrastrutture fisiche e siti web.

Il team Aruba opera attraverso l’intero percorso concordato con il cliente, con cui definisce anche le tempistiche, dalla fase di progettazione fino ad assicurarsi che l’infrastruttura torni regolarmente a funzionare. In questo modo le imprese possono cambiare il proprio fornitore di servizi o migrare da server a cloud, senza correre alcun rischio.

Il caso Nexive

Tra i clienti Aruba che si sono affidati al servizio di Migrazione Infrastruttura c’è Nexive, lo storico operatore privato di servizi postali, che lo scorso anno ha movimentato oltre 8 milioni di pacchi grazie a una rete di 1700 punti sul territorio nazionale.

Il progetto voluto dall’operatore è di ampio respiro e prevede il rinnovamento dell’infrastruttura tecnologica attraverso l’investimento di 3,5 milioni di euro in 5 anni. Fa parte di questo progetto l’operazione di migrazione dei processi core, che passeranno al Cloud Computing e diventeranno servizi erogati in modalità Infrastructure as a Service attraverso il Global Cloud Data Center di Aruba.

 L’obiettivo di Nexive, che li ha spinti a scegliere Aruba, era quello di ottenere un’infrastruttura agilmente scalabile, soprattutto per quanto riguarda le soluzioni per il recapito della posta e l’eCommerce. Le soluzioni così rinnovate consentiranno a Nexive di adattare le infrastrutture al percorso di crescita dell’organizzazione e, allo stesso tempo, di mantenersi in linea con gli standard europei in termini di sicurezza e rispetto della privacy, in un settore in cui l’operatore si trova a maneggiare spesso dati sensibili.

Grazie ad Aruba, Nexive ha ottenuto anche significative garanzie in termini di business continuity e un piano efficace di Disaster Recovery.

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