F5 Networks e l’Edge computing “as a service” di Volterra

F5 prosegue nell’integrazione di una soluzione Edge as a Service nel tessuto delle potenti realtà che ha via via acquisito, tra le quali Nginx, Shape e ora anche Volterra

Dai software legacy alle moderne architetture virtuali e containerizzate, qualsiasi app e servizio può ora essere esposto in modo sicuro con qualsiasi approccio: cloud, internet e soprattutto Edge.

È notizia di inizio anno l’acquisizione di Volterra da parte di F5. Benché frutto di un lavoro che viene da lontano, dal bilanciamento del carico, il percorso di F5 congiunge sicurezza, qualsiasi combinazione di legacy e cloud e ora anche l’edge computing.

Ricordiamo che per edge computing s’intende una versione più avanzata di cloud computing nel quale l’elaborazione avviene vicino a dove effettivamente serve. Nel tradizionale cloud, invece, la distanza è un concetto relativo ma l’elaborazione è generalmente lontana dal luogo di bisogno.

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L’elaborazione in una rete che però mantenga la prossimità con l’utente è già ritenuta essenziale in tanti ambiti. È estremamente probabile che più che come opzione, l’edge diventi il paradigma di riferimento e il cloud una delle opzioni. Alcuni limiti dell’edge attuale sono stati ora rimossi.

Edge as a Service

L’Edge 2.0 è un approccio grazie al quale i benefici di una qualsiasi soluzione software – più o meno moderna, ma con un occhio al futuro – possono essere portati ovunque nel mondo in modo semplice e senza doversi preoccupare dell’infrastruttura.

L’azienda prosegue nell’integrazione di una soluzione EaaS (Edge as a Service) nel tessuto delle potenti realtà che ha via via acquisito, tra le quali Nginx, Shape e ora anche Volterra. Basato su container ed API standard, Volterra ha una backbone che la differenzia dalla maggior parte dei concorrenti. Avere una backbone proprietaria offre garanzie molto alte sul raggiungimento dei livelli di servizio (Service Level Agreement) e sulla sicurezza, anche nella protezione da attacchi Distributed Denial of Service (DDOS).

Un caso d’uso dell’infrastruttura F5

L’integrazione in F5 permette di rendere sicuro l’accesso fin dal bilanciatore di carico, indipendentemente da ciò che poi viene connesso. È per questo che si parla di bilanciamento virtuale distribuito, con un gran valore nel livello di astrazione raggiunto.

La soluzione Edge 2.0 di Volterra è fruibile sia da API sia da interfaccia grafica. L’interfaccia grafica ne semplifica l’uso da parte di personale che capisce l’attività ma non ha una istruzione formale in informatica.

Ricomporre il puzzle del cloud

Certo oggi la situazione dei sistemi informativi è più varia che mai. Le aziende con più storia alle spalle hanno parte del software che gira come software monolitico su infrastruttura più o meno tradizionale. Nuovi sistemi, basati su microservizi e contenitori, sono richiesti quotidianamente. Le nuove componenti, sotto forma di applicazioni software che girano su hardware virtualizzato, devono coesistere con vari servizi (sicurezza, microservizi, storage ed altri) su vari cloud pubblici. Questo è un sistema molto articolato, quasi un puzzle, che potremmo chiamare multicloud frammentato.

Security first fin dal bilanciatore di carico

La sicurezza è sempre più importante fin dall’accesso ai servizi. La necessità di sviluppare security first si sta facendo strada anche in sistemi non troppo eterogenei. La proposta di F5 offre sicurezza omogenea su tutti i cloud pubblici, evitando una gestione diversa per ciascuno dei cloud usati.

L’esecuzione di microservizi in luoghi diversi grazie ai cluster virtuali è questione di secondi con la GUI di Volterra

Volterra permette di esporre microservizi direttamente dal bilanciamento di carico al luogo di fruizione, che sia la fabbrica, l’ufficio o la colonnina di ricarica elettrica. Qualsiasi ambiente IoT si trova a suo agio in questa gestione in SaaS. L’operazione è resa ancora più semplice grazie alla virtualizzazione dei cluster di Kubernetes.

La piattaforma funziona anche per remotizzare app di tipo legacy: l’unica necessità è che la comunicazione avvenga attraverso un qualsiasi protocollo con livello di trasporto. Qualsiasi applicazione può quindi essere esposta direttamente ed ovunque, dal server di ufficio alla stessa Internet.

In definitiva, con l’Edge 2.0 di F5 diventa reale la possibilità di sviluppare una applicazione una volta sola per eseguirla ovunque, eliminando la complessità multi-cloud, con scalabilità non inscatolata e sicurezza direttamente sul bilanciatore di carico.

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Leo Sorge
Collaboratore Leo Sorge è ingegnere elettronico e dal 1976 è un divulgatore su temi di scienza e tecnologia. Ritiene che business plan e singolarità siano interessanti spunti di science fiction. Ha collaborato con riviste che hanno fatto la storia dell’informatica in Italia, come MC Microcomputer e Byte, ed è stato caporedattore di Computer Shopper Italia e PC Upgrade. Ha organizzato spettacoli scientifici e tecnologici come Holt in Italia, Cloud Seed, Gamify your soul all’Università Luiss, RepRap Day alla Sapienza, Light '10 e Inv Factor presso il Cnr,, Più Blog/Digital Café alla Fiera del libro di Roma e Cloud Scene. Scrive libri sulla storia della vera tecnologia e della storia controfattuale, tra cui Le Macchie di Gutenberg (Olimpia, 2003), Senza Fili (Apogeo, 2007), From Dust to the MicroProcessor (Lulu, 2009). Ha curato Lavoro contro futuro, un'antologia di divulgazione della cultura di oggi alla luce dell'intelligenza artificiale (Lift 2020). Nel 2017 ha curato The Accidental Engineer (Lulu, 2017), la biografia di Ray Holt, l'uomo che ha inventato il microprocessore. Pubblica regolarmente su Linkedin , su Lulu e su Twitter come @leosorge