Con l’Edge Computing, cioè l’elaborazione dei dati che avviene ai margini di una rete, il pendolo dell’informatica torna a spostare prepotentemente la potenza di elaborazione verso la periferia della rete, abilitando applicazioni fino a ieri impensabili.

In principio era il mainframe, un unico computer centrale a cui tutti gli gli operatori accedevano da terminali “stupidi”, condividendo tra loro il tempo di elaborazione della CPU. Con l’avvento dei personal computer, i programmi hanno cominciato a essere eseguiti direttamente presso l’utilizzatore finale. Connettendo tra loro i pc su reti sempre più grandi, le applicazioni hanno potuto trarre vantaggio di elaborazioni miste client-server, eseguite in parte sul pc e in parte su un data center centrale. Con il cloud e il software as-a-service, i terminali sono tornati a essere “poco intelligenti” (un browser, un’app front-end…), e tutta l’elaborazione fatta in cloud, dove in data center potentissimi possono essere eseguiti algoritmi sofisticati agendo su basi dati enormi.

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Pur potendo contare su molti vantaggi, il cloud però presenta alcuni importanti limiti in tutte quelle situazioni in è necessario trasferire grandi quantità di dati, per esempio provenienti da sensori della Internet of Things oppure flussi audio e video, che richiedono connessioni con una capacità molto elevata ma che – indipendentemente dalla banda passante – introducono in ogni caso una latenza, cioè il tempo che passa dall’inizio della trasmissione del dato e l’arrivo della risposta, che può non essere compatibile con le necessità di certi tipi di applicazione.

Per questi motivi è stato introdotto il concetto di Edge Computing: una pre-elaborazione dei dati effettuata con le stesse tecnologie del cloud in grado di fornire già risposte immediate e trasferire successivamente al cloud un set ridotto di dati per ulteriori elaborazioni.

Edge Computing come complemento del cloud

Come spesso succede nell’innovazione tecnologica aziendale, è più corretto vedere l’Edge Computing come un concetto architetturale ampio piuttosto che un insieme specifico di soluzioni.

In primo luogo, l’Edge Computing viene applicato a situazioni in cui è importante avere una latenza molto bassa e in cui l’elaborazione deve avvenire vicina all’azione, indipendentemente dal fatto che l’attività sia costituita da robot IoT industriali, telecamere a cui debba essere applicato un riconoscimento delle immagini o sensori che rilevano continuamente la temperatura dei vaccini in produzione.

La società di ricerca Frost & Sullivan prevede che entro il 2022 il 90% delle imprese industriali utilizzerà l’Edge Computing.

L’Edge Computing è una forma di elaborazione distribuita che si estende oltre il territorio del data center. Sappiamo che le imprese dedicheranno una parte dei propri investimenti ai grandi provider di cloud pubblico, ma l’hardware e il software che le aziende possiedono e gestiscono non scompariranno. Perché allora non distribuirli fisicamente dove l’azienda ne ha più bisogno?

Aumentare i sistemi in opera di un’azienda laddove risiedono le operazioni di produzione, assistenza sanitaria o logistica, utilizzando la straordinaria potenza dei server moderni può fornire all’azienda valore in svariati modi. In genere, i nodi di Edge Computing raccolgono quantità di dati da sistemi strumentati, li elaborano e inviano solo i risultati al datacenter, riducendo notevolmente i costi di trasmissione dei dati e abbattendo la latenza. Questi risultati offrono enormi opportunità per il miglioramento dei processi, l’ottimizzazione della catena di fornitura, l’analisi predittiva e altro ancora.

I successivi sei articoli che compongono questo Tech Spotlight affrontano il tema dell’Edge Computing da diverse prospettive e descrivono come al giorno d’oggi quest’area emergente e complessa stia stimolando nuove idee e sviluppi tecnologici davvero intriganti e promettenti.

Edge computing: 5 casi concreti

L’Edge Computing è una tecnologia relativamente nuova, ma sta già avendo un impatto trasformativo. In 5 casi d’uso essenziali dell’Edge Computing, Ann Bednarz di Network World scompone quattro esempi che evidenziano i vantaggi pratici e immediati dell’Edge Computing in diversi settori industriali o di servizi, iniziando con un’attività alla vecchia scuola: l’ispezione dei treni merci. L’automazione tramite fotocamere digitali e l’elaborazione delle immagini in loco non solo riduce notevolmente i tempi ei costi di ispezione, ma aiuta anche a migliorare la sicurezza consentendo un’identificazione più rapida dei problemi.

Bednarz continua a individuare i vantaggi dell’Edge Computing nei settori manifatturiero, alberghiero, della vendita al dettaglio e nel settore minerario.

La sicurezza dell’Edge Computing

Un’obiezione frequente tra i responsabili della produzione è che l’IoT e l’Edge Computing espongano i sistemi industriali a rischi di attacchi informatici senza precedenti. Bob Violino, scrittore e collaboratore di CSO, affronta questo problema in Edge e cybersecurity: 5 best practice.

Una raccomandazione chiave è implementare la sicurezza zero trust, che impone un’autenticazione persistente e una microsegmentazione della rete, in modo che un attacco riuscito in una specifica parte di un’organizzazione possa essere isolato anziché diffondersi ai sistemi critici.

Siemens Industrial Edge: la piattaforma per l’automazione

L’Edge computing industriale deve fronteggiare numerose difficoltà legate all’eterogeneità dei macchinari, dei controllori di processo e dei loro svariati protocolli di comunicazione, ma anche a reti non progettate per rispondere ai moderni criteri di sicurezza. Tutto ciò rende complessa l’implementazione e lo sviluppo di applicazioni o dashboard.

Industrial Edge di Siemens è una soluzione che semplifica tutto ciò, permettendo di raccogliere dati in modo sicuro da macchinari diversi e utilizzare applicazioni pronte all’uso presenti in un marketplace, oppure svilupparne di nuove grazie al supporto dei più comuni linguaggi di programmazione e a una vivace comunità open source. Questo articolo, corredato da un video, ne presenta le caratteristiche principali.

Lo scontro in atto tra Information e Operational Technology

Stacy Collett, collaboratrice di CIO, si focalizza sul divario tra la funzione IT e coloro che, in OT (operational technology) si occupano di sistemi di automazione e cerca il modo migliore con cui il management può far lavorare armoniosamente i due reparti.

Il suo articolo L’epica guerra tra IT e OT sull’Edge Computing illustra che il miglioramento della comunicazione tra IT e OT, e in alcuni casi la formazione di gruppi IT-OT ibridi, può eliminare le ridondanze e stimolare nuove iniziative creative.

Le opportunità del 5G per l’Edge Computing

Keith Shaw, autore di Computerworld, esamina il ruolo delle telecomunicazioni in L’Edge Computing e il 5G mettono il turbo alle app aziendali. Uno dei principali punti di forza del 5G è la sua bassa latenza, un attributo utile per connettere i dispositivi IoT.

Come spiega il direttore della ricerca di IDC Dave McCarthy nell’articolo, però, la riduzione della latenza perde di utilità quando ci si connette a un data center remoto. D’altra parte, se si implementa l’Edge Computing nella rete 5G, si riduce al minimo questa distanza fisica, migliorando notevolmente i tempi di risposta.

I cloud provider e l’Edge Computing

Infine, i fornitori di cloud hyperscale stanno già estendendo le loro offerte per supportare questa tecnologia. In Amazon, Google e Microsoft portano i loro cloud nell’Edge, il collaboratore di InfoWorld Isaac Sacolick approfondisce le offerte di Edge Computing disponibili dai big three, inclusi i mini-cloud distribuiti in varie località e la loro uscita offerte on-premise (come AWS Outposts o Azure Stack) completamente gestite dal provider. Sacolick scrive che “il vantaggio unico offerto dall’Edge Computing del cloud pubblico è la capacità di estendere l’architettura e i servizi cloud sottostanti“.

Potete navigare tra i vari articoli di questo Tech Spotlight utilizzando il menu all’inizio di ogni pagina.

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Andrea Grassi
Editor di Computerworld e CIO Italia Giornalista professionista, ma con una formazione tecnico-scientifica, dal 1995 ha lavorato per alcune delle più importanti testate di informatica in Italia. È stato redattore di .Net Internet Magazine, il Mio Computer e MacFormat, responsabile di redazione di Computer Magazine, PC Magazine, Hacker Jorunal, Total Computer e del portale CHIP Download. Come publisher ha curato l’edizione italiana di CHIP, PC World, Macworld e ha ideato e lanciato le riviste mensili iPad Magazine e Android Magazine. È autore dei libri Windows XP per tutti e Mac OS Tiger pubblicati da McGraw-Hill e ha tradotto svariati altri manuali di programmazione, cybersecurity e per software professionali. Dal 2015 cura per Fiera Milano Media le testate Computerworld e CIO Italia dell’editore americano IDG. Ha seguito in particolar modo l’evoluzione di Internet, dagli albori della sua diffusione di massa, analizzandone gli aspetti tecnici, economici e culturali, i software di produttività, le piattaforme web e social, la sicurezza informatica e il cybercrime. Più di recente, segue le tematiche relative alla trasformazione digitale del business e sta osservando come l’intelligenza artificiale stia spingendo ogni giorno più in là il confine della tecnologia. Puoi contattarlo via email scrivendo ad andrea.grassi@cwi.it e seguirlo su Twitter (@andreagrassi) o Linkedin.