Dropbox acquisisce Pixelapse per fornire il controllo di versione ai designer

Dropbox pensa a un GitHub per designer?

Dropbox, la ben nota piattaforma cloud di storage, sincronizzazione e condivisione online, non si è mai tirata indietro di fronte a possibili acquisizioni e il suo ultimo acquisto è la start-up Pixelpase, piattaforma collaborativa che offre a decine di migliaia di designer il controllo di progetti di grafica.

“I nostri nuovi sforzi a livello di sviluppo saranno focalizzati sul portare lo stesso tipo di esperienza collaborativa a cui siete abituati con Pixelapse nel tipico ambiente di Dropbox”, si legge in un post sul blog della start-up subito dopo l’acquisizione.

Il funzionamento di Pixelapse è semplice e risulterà da subito famigliare per chi ha già utilizzato un servizio di controllo di versione come GitHub. I file del progetto visivo vengono immagazzinati in una cartella dedicata e se apportate modifiche al progetto, queste vengono sincronizzate nel cloud e sono visibili tramite un’interfaccia cloud. Non mancano inoltre strumenti che permettono di verificare chi ha fatto cosa all’interno di uno stesso team di lavoro.

Volendo, voi o qualcun’altro (il cliente con cui avete condiviso il progetto, il capo del progetto o il team a cui vi sta lavorando) potete anche tornare a versioni precedenti del progetto, confrontarle o vederne l’intera cronologia. È anche possibile mostrare l’intera storia del progetto pubblicamente con un codice embeddabile.

Questa nuova mossa si inserisce alla perfezione in quello che è lo scopo finale di Dropbox

Se tutto ciò vi sembra molto simile al controllo di versione già offerto da Dropbox, soltanto più indirizzato al settore specifico dei grafici e designer, non vi sbagliate affatto. Dal punto di vista di Dropbox questa è una mossa intelligente che punta a migliorare l’appeal verso la piattaforma grazie a una funzionalità di gestione del progetto che gli sviluppatori amano ma alla quale i designer non sono mai potuti accedere. Le origini di Pixelapse risalgono a quando il co-fondatore della start-up (Min Ming Lo) lavorava come stagista a Google, dove nessuno faceva caso a chi appartenessero i componenti di un progetto o sapeva come fornire il giusto feedback all’interno di un team.

Per chi già utilizza Pixelapse non ci sarà alcun problema. La start-up ha infatti promesso con un post sul suo sito ufficiale che il servizio è garantito per almeno un altro anno e che si accettano ancora registrazioni; non è male se consideriamo che spesso dopo acquisizioni di questo tipo i servizi acquistati vengono chiusi quasi immediatamente.

Questa nuova mossa si inserisce alla perfezione in quello che è lo scopo finale di Dropbox; più utenti mettono dati sul cloud, più Dropbox estende i propri tentacoli su un numero sempre maggiore di aziende. Il risultato? Gli utenti avranno necessità di acquistare sempre più spazio per lo storage sul cloud e alla fine anche i CIO saranno spinti a fare l’acquisto. In entrambi i casi Dropbox ci guadagna.

AUTOREMatt Weinberger
FONTEComputerworld.com
CWI.it
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