Dell Solutions Tour 2015: troppe aziende impreparate al digitale

Dell Solutions Tour 2015

Il 24 novembre 2015 si è svolto a Milano l’evento Dell Solutions Tour 2015, al quale hanno partecipato i partner e i principali clienti della società americana. In questa occasione, nella cornice del Palazzo del Ghiaccio, Dell ha raccontato la propria visione sullo stato attuale e sul futuro della tecnologia in ambito aziendale, mettendo in risalto quattro aree di interesse principali: sicurezza, mobilità, big data e cloud. All’evento hanno partecipato circa 1.000 addetti ai lavori.

Dell Solutions Tour 2015

La sicurezza secondo Dell

Un dato eclatante fornito da Dell, frutto di una ricerca eseguita a febbraio 2014 dallo studio Vansoun Bourne, riguarda la sicurezza percepita e quella reale delle aziende. A fronte di un 83% di organizzazioni convinte di essere dotate di sistemi in grado di individuare immediatamente le violazioni alla sicurezza, soltanto l’11% di queste è stata davvero capace di farlo. A confermare questa situazione drammatica sarebbe un altro studio portato da Dell, secondo il quale il 79% delle aziende avrebbe subito, nell’anno precedente (ovvero il 2013, essendo la ricerca del 2014), un danno finanziario o di immagine legato a un incidente di sicurezza.

Se anche i dati forniti hanno lo scopo di allarmare la aziende, in realtà la percezione è che siano molto attendibili e veritieri, soprattutto in merito al falso senso di sicurezza percepito. La convinzione che la propria struttura sia capace di fare fronte ai problemi di sicurezza, quando non è così, porta a esporsi ancora di più nei confronti di questi pericoli.

Il mondo in mobilità

Che i dispositivi mobile, nello specifico gli smartphone, abbiano ormai ampiamente sorpassato per diffusione e utilizzo qualsiasi altro sistema ormai è risaputo. Il vero dilemma, in ambito professionale, è capire come si possano inserire questi dispositivi all’interno dello scenario aziendale senza creare rischi, da una parte, né violazioni della privacy, dall’altra.

Dell identifica tre strategia di deployment dei dispositivi. La prima, chiamata COPE (Corporate-owned, Personally Enabled), prevede che sia l’azienda a dotare il personale di propri dispositivi, nei quali sia però presente anche una parte di utilizzo privato. La seconda, CYOD (Choose Your Own Device), è simile alla prima, ma lascia che sia il dipendente a scegliere il terminale. Infine, BYOD (Bring Your Own Device) consiste nel lasciare che i dipendenti usino i propri dispositivi, che è quello che avviene comunemente.

Quello di cui le aziende spesso non si rendono conto è che la mobilità sta entrando comunque nei loro sistemi, implementata a livello personale dai singoli dipendenti

Indipendentemente dalla strategia scelta, i problemi principali da affrontare restano gli stessi: facilitare il lavoro degli utenti, proteggere i dati e unificare l’infrastruttura. Secondo una ricerca presentata da Dell, il freno maggiore nei confronti dello sviluppo della mobilità in azienda, intesa soprattutto come la possibilità di lavorare a distanza dalla propria postazione senza limitazioni, non sarebbe tanto una questione di budget, quanto la paura nei confronti della sicurezza.

Quello di cui le aziende spesso non si rendono conto è che la mobilità sta entrando comunque nei loro sistemi, implementata a livello personale dai singoli dipendenti, che sempre più usano lo smartphone per accedere a informazioni riservate, a cominciare dalle email. In mancanza di un sistema di gestione centralizzato, che permetta di verificare la sicurezza dei singoli dispositivi, si è automaticamente esposti a un grosso rischio.

Usare i big data

Si parla tanto di big data, spesso con poca chiarezza su cosa siano realmente, ma il vero problema è che molte aziende non hanno la capacità o la volontà di usare queste informazioni. Secondo la ricerca presentata da Dell (fonte: studio TNS, settembre 2014), a fronte di un 61% di aziende i cui responsabili IT ritengono di disporre di dati analizzabili, soltanto il 39% ha capito come estrapolare e analizzare quei dati. Affinché i big data abbiano senso, è necessario poter elaborare in tempo reale le informazioni e disporne in formato fruibile, utilizzarle per realizzare analisi predittive e poter aggregare i dati provenienti da fonti diverse.

Tra la aziende italiane che riescono a utilizzare in modo produttivo l’analisi dei dati, il 56% ha rilevato un miglioramento della customer experience, il 46% il reperimento di nuove fonti di reddito, il 45% la fidelizzazione della clientela e il 38% lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi.

Il passaggio al cloud

Il quarto argomento trattato nel corso dell’evento Dell Solutions Tour 2015 è stato il passaggio al cloud. Qui, nonostante la grande crescita di questo settore, che il Italia nel 2014 è arrivato a un valore di 1 miliardo di euro, il lavoro da fare è ancora molto. Il 68% delle società gestisce meno di un quinto delle proprie applicazioni su cloud, mentre il 55%, pur disponendo di un’infrastruttura cloud-ready, non la utilizza.

Dell ha sottolineato come il passaggio al cloud possa avvenire in due modalità, ovvero cloud privato o pubblico. Il primo prevede la realizzazione di infrastrutture proprie per la gestione dei dati, mentre il secondo si affida a terzi. I vantaggi ci sono in entrambi i sistemi, con il primo più impegnativo dal punto di vista dei costi e delle risorse, ma con maggiori garanzie di controllo e personalizzazione. Una soluzione suggerita da Dell è quella bimodale, dove il cloud privato e quello pubblico si affiancano, con un passaggio graduale dal pubblico al privato.