I complessi problemi alla base dell’attuale carenza di chip in tutto il mondo si riducono a due fattori fondamentali: la pandemia ha limitato la produzione di chip e la domanda ora supera l’offerta. Ci vorrà tempo prima che la fornitura di chip si normalizzi e gli effetti della carenza si correggano durante i processi di produzione e distribuzione dei prodotti tecnologici. Sfortunatamente, ciò non accadrà alla velocità prevista o promessa dalla maggior parte degli esperti.

La maggior parte delle domande che ricevo da giornalisti e analisti tecnologici in questi giorni riguarda la carenza di chip, in particolare l’effetto della carenza di chip sul mercato del cloud computing.

Innanzitutto, la carenza ha un impatto maggiore sui data center aziendali tradizionali rispetto ai provider cloud. La buona notizia per i cloud provider è che sono meno sensibili ai problemi di prezzo e disponibilità dei chip rispetto ai proprietari di data center privati.

Il perché è presto detto. I fornitori cloud fanno un lavoro decisamente migliore nella condivisione di risorse basate su chip, dato che sfruttano sistemi virtualizzati e multi-tenant. Il tipico data center non sarà altrettanto efficiente nella condivisione di risorse basate su chip, indipendentemente dal fatto che siano virtualizzate o meno.

I fornitori di servizi cloud possono mantenere i prezzi più bassi per ciclo di elaborazione perché esaminano i prezzi e i loro effetti a lungo termine. Va a loro vantaggio mantenere bassi i prezzi di utilizzo, poiché il numero di clienti che acquisiscono si traduce direttamente in un reddito ricorrente a lungo termine. Per il data center standard, si tratta solo di costi irrecuperabili che non saranno pienamente utilizzati per molti anni.

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In secondo luogo, i cloud provider stanno inventando, producendo e sfruttando i propri chipset. Poiché molti grandi fornitori di cloud ora controllano tutte le fasi del processo di sviluppo dei chip e i chip sono ottimizzati per i loro requisiti specifici, questi fornitori non si affidano più ai produttori esterni di chip per le loro innovazioni. Questo approccio fai-da-te significa che la carenza di chip avrà un effetto minimo sui prodotti e sui servizi dei grandi fornitori di servizi cloud.

Per questi fornitori fai-da-te e i loro clienti, l’attuale carenza si tradurrà molto probabilmente in una maggiore innovazione e un maggiore controllo da parte del fornitore di altri componenti che costituiscono i servizi cloud, come hardware di rete, ottimizzazione dell’alimentazione e persino l’energia stessa che può essere fornita utilizzando fonti rinnovabili fonti come l’eolico o il solare. La maggior parte dei proprietari di data center privati non può operare e innovare con profitto agli stessi livelli dei provider cloud più grandi.

Non sto lodando incondizionatamente i grandi fornitori di cloud computing, ma questi hanno certamente qualcosa in più se si considera la carenza di chip da tutti i punti di vista. Certo, anche questi grandi provider sentiranno alcuni degli effetti della carenza di tecnologia, ma è molto meno probabile che l’attuale crisi finisca con l’influire sulle loro operazioni o sui loro prezzi.

Semmai, la scarsità di chip continuerà a guidare l’innovazione indipendente tra i fornitori di cloud e altri. Molte aziende che non sono strettamente legate al cloud computing stanno già assumendo un maggiore controllo sullo sviluppo e sulla produzione di chip interni nei loro segmenti di mercato. Se queste idee e innovazioni di chip fai-da-te guidate dai grandi fornitori si concretizzeranno, la carenza di scorte di oggi relativa ai chip per qualsiasi cosa (dai camper e frigoriferi agli smartphone e ai dispositivi indossabili) diventerà un problema del passato.