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AWS, per voce del suo Enterprise Solutions Architect Peter Buonora, ha pubblicato sul web un documento che riporta quattro semplici regole per un approccio consapevole al cloud computing. Sempre più aziende di ogni dimensione migrano oggi verso il cloud, ma quelle che adottano il giusto approccio a questo importante cambiamento raggiungono risultati positivi più velocemente. Per rendere il passaggio al cloud computing più efficace e immediato, è utile seguire alcune semplici regole.

1 – Persone, metodo di lavoro e talenti dell’azienda

Lavorare in ambiente cloud e farvi girare applicazioni richiede indubbiamente una metodologia di lavoro diversa dal farlo on-premise. Per ottenere il massimo dal cloud, è necessario adottare un approccio automatizzato e API-driven difficile da replicare in locale. Per esempio, per aggiungere 50 terabyte al data center è necessario acquistare dischi rigidi, coordinare l’installazione, allineare la corretta esecuzione e così via.

Con il cloud sarebbe sufficiente invece una singola chiamata API che specifichi il livello di performance richieste. Molte aziende stanno così velocizzando interi ambienti applicativi grazie all’automatizzazione, spegnendoli quando non è richiesta ulteriore capacità e pagando solo per il tempo di effettivo utilizzo.

È anche importante consentire ai membri dello staff di poter contribuire ad accelerare la migrazione verso il cloud, dando loro gli strumenti per minimizzare la paura, l’incertezza e i dubbi eventuali. Può essere sorprendente, ma le persone che servono per avere successo con il cloud sono già nel team. È sufficiente far leva sulla loro curiosità e sul loro desiderio di imparare, fornendo loro le giuste informazioni e la motivazione per far andare avanti le cose.

2 – Valutare l’attitudine alla sicurezza

Per quanto buona possa essere la sicurezza interna, molti CIO si stanno rendendo conto di come questa possa aumentare in un ambiente cloud, grazie alla visibilità ottenuta su ogni servizio o componente dell’infrastruttura che si decide di implementare. Ad ogni minimo cambiamento, su un firewall o una configurazione, è sempre possibile sapere chi lo ha applicato, quando l’ha fatto e agire di conseguenza.

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AWS offre la possibilità ai clienti di conservare le proprie chiavi di cifratura su un hardware a prova di manomissione nel cloud, su un modulo di sicurezza hardware on-premise chiamato AWS Cloud HSM o di utilizzare il servizio completamente gestito Key Management Service (KMS). A questo scenario si aggiunge poi l’aspetto importante della compliance: è stato fatto tutto il necessario perché l’infrastruttura abbia certificazioni HIPAA, PCI o altre?

3 – La maturità dell’azienda per il cloud

È importante avere ben chiaro ciò che è stato già fatto in ambito cloud computing e, allo stesso modo, capire come si possa costruire un’esperienza velocemente attraverso la formazione e la sperimentazione con i dev/test. È inoltre utile capire le eventuali perplessità, così come gli obiettivi che si vogliono raggiungere e come lo si possa fare con le capacità a disposizione.

Si tratta quindi di aggiornare le persone facendo leva su quanto è stato appreso e condiviso nel tempo sul cloud, affrontando le preoccupazioni e cercando sempre di avere in mente gli obiettivi da raggiungere, pur mantenendo la consapevolezza di ciò che può effettivamente essere fatto. Solo così si avrà un’idea ben precisa di quanto l’azienda possa concretamente fare in ambito cloud.

4 – Essere ben organizzati fin dall’inizio

Può capitare che vi sia una forte esortazione a migrare al cloud il più velocemente possibile usando un approccio “lift and shift”. Tipicamente questo porta sì a risparmi sui costi operativi, ma si potrebbe anche pensare a ottimizzare parte delle applicazioni già nella fase di migrazione. In questo caso è utile individuare servizi che possano essere economicamente più vantaggiosi, piuttosto che riutilizzare tutti i software esistenti nel datacenter attuale.

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