Oracle amplia i confini del cloud ibrido su Edge e regioni cloud dedicate

Oracle espande i confini del cloud ibrido, con dispositivi autonomi che possono essere installati nelle zone più remote e le regioni dedicate per avere un cloud OCI nel proprio data center

Oracle non è nuova a interpretazioni particolari del concetto di cloud ibrido. Con la sua offerta “Cloud at Customer” già da anni permette ai clienti di avere una infrastruttura fisicamente installata nel proprio data center ma gestita (e pagata) con la flessibilità e la scalabilità tipiche del cloud pubblico.

La scorsa settimana, Oracle ha annunciato una ulteriore nuova implementazione molto particolare: Oracle Roving Edge Infrastructure.

Oracle Roving Edge Infrastructure: il cloud in una scatola

Come il nome lascia intendere, la Roving Edge Infrastructure si rivolge a quello che è ormai da considerare il terreno di battaglia per vendor e cloud provider: l’Edge Computing, cioè quel territorio periferico vicino a impianti, veicoli e infrastrutture sparsi sul territorio, ma che sempre più spesso deve scambiare dati con il cloud o il data center aziendale. Il servizio si basa su server chiamati RED (Roving Edge Device), nodi di elaborazione portatili, scalabili e rinforzati per lavorare in condizioni ambientali estreme, anche nelle località più remote.

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Tra gli esempi di applicazione, Oracle cita gli aerei di linea, navi, centri di ricerca polari, pozzi di petrolio e altre infrastrutture come luoghi che è possibile ora integrare all’infrastruttura cloud, sia con un collegamento costante, ma anche in modalità asincrona, per esempio raccogliendo dati che saranno poi trasferiti successivamente al cloud, ma anche applicando ai dati lo stesso tipo di elaborazioni che sono consentite sui servizi gestiti solitamente nell’infrastruttura cloud, come machine learning, integrazione e replicazione dei dati in tempo reale, augmented analytics, data warehousing e query avanzate.

Un dispositivo Oracle RED è equipaggiato di hardware ad alte prestazioni che comprende 40 OCPUs (Oracle Cloud CPU), GPU Nvidia T4 Tensor Core, 512 GB di RAM, 61 TB di storage ed è possibile installarlo in più cluster, da 5 a 15 nodi per ciascuno, a un costo che parte da 160 dollari per nodo al giorno.

“I clienti vogliono poter scegliere, quando si tratta di gestire i loro carichi di lavoro in cloud. Ognuno ha esigenze diverse di sovranità dei dati e scala, e c’è anche chi desidera ottenere on-premise la stessa esperienza di un cloud pubblico con tutti i servizi Oracle. Oracle Roving Edge Infrastructure è solo l’ultimo esempio di ciò che siamo in grado di fare, e permette di fornire servizi di infrastruttura core nei luoghi più remoti” ha commentato Clay Magouyrk, executive vice president, Oracle Cloud Infrastructure. “La nostra offerta per il cloud ibrido, essenzialmente, crea una ‘cloud region’ con le caratteristiche, le modalità e nella località di cui ha bisogno il cliente”.

Oracle Dedicated Region: un’intera cloud region, ma privata

All’estremo opposto della scala, Oracle ha recentemente annunciato anche le Dedicated Region Cloud@Customer, che permettono al cliente di avere una intera cloud region totalmente gestita, con i servizi e applicazioni Oracle di seconda generazione, incluso l’Autonomous Database, API, Autonomous JSON Database, MySQL con Heatwave e Logging Analytics, tutti con le garanzie SLA abituali, ma mantenendo tutta l’infrastruttura e i dati all’interno del data-center del cliente.

Oracle propone le Dedicated Region Cloud@Customer alle aziende che operano in settori molto regolamentati o per le quali la sicurezza abbia un’importanza strategica, e che hanno bisogno di rispettare requisiti di latenza e residenza dei dati molto impegnativi.

Alcuni dei primi clienti delle Dedicated Region Coud@Customer sono Australian Data Center, che offre servizi cloud sovrani gestiti al Governo Federale Australiano e Nomura Research Institute (NRI),  la più grande società di consulenza e fornitura di soluzioni IT del Giappone.

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Andrea Grassi
Editor di Computerworld e CIO Italia Giornalista professionista, ma con una formazione tecnico-scientifica, dal 1995 ha lavorato per alcune delle più importanti testate di informatica in Italia. È stato redattore di .Net Internet Magazine, il Mio Computer e MacFormat, responsabile di redazione di Computer Magazine, PC Magazine, Hacker Jorunal, Total Computer e del portale CHIP Download. Come publisher ha curato l’edizione italiana di CHIP, PC World, Macworld e ha ideato e lanciato le riviste mensili iPad Magazine e Android Magazine. È autore dei libri Windows XP per tutti e Mac OS Tiger pubblicati da McGraw-Hill e ha tradotto svariati altri manuali di programmazione, cybersecurity e per software professionali. Dal 2015 cura per Fiera Milano Media le testate Computerworld e CIO Italia dell’editore americano IDG. Ha seguito in particolar modo l’evoluzione di Internet, dagli albori della sua diffusione di massa, analizzandone gli aspetti tecnici, economici e culturali, i software di produttività, le piattaforme web e social, la sicurezza informatica e il cybercrime. Più di recente, segue le tematiche relative alla trasformazione digitale del business e sta osservando come l’intelligenza artificiale stia spingendo ogni giorno più in là il confine della tecnologia. Puoi contattarlo via email scrivendo ad andrea.grassi@cwi.it e seguirlo su Twitter (@andreagrassi) o Linkedin.