Aruba.it Racing Ducati: velocità, cloud ed espansione

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Abbiamo incontrato Stefano Cecconi, Amministratore Delegato di Aruba.it, sul circuito di Misano, in occasione della gara di Superbike del 18 giugno. Aruba.it ha creato il team Ducati ufficiale nel 2015, in collaborazione con la casa di Panigale, e prosegue con grande soddisfazione questa esperienza.

aruba.itStefano Cecconi, con addosso la divisa del team e una grande passione per le moto, ci ha raccontato come è nato e come è cresciuto questo progetto. L’esigenza iniziale era quella di individuare una sponsorizzazione in grado di promuovere il brand Aruba.it anche nel resto d’Europa, dopo la precedente esperienza con il Torino calcio focalizzata solo sul territorio nazionale. Un’analisi delle opportunità ha messo in luce una forte corrispondenza di passioni tra gli sport di velocità e la tecnologia. Il desiderio di Cecconi però non era solo quello di diventare sponsor, ma di creare un vero team con il marchio dell’azienda, opportunità che solo la Superbike offriva nell’ambito delle principali competizioni. Il caso poi ha voluto che, nei colloqui con Ducati, partner ideale per la propria origine italiana e per quello che rappresenta in termini di eccellenza, sia emersa l’opportunità di non creare un semplice team privato, bensì di collaborare per quello ufficiale.
In questi tre anni i risultati, in ambito business, hanno ampiamente soddisfatto le aspettative, con una visibilità del brand notevole a livello europeo, capace di supportare l’espansione della proposta di Aruba.it.
Dopo un primo periodo in cui Ducati ha partecipato più attivamente, oggi il team è completamente autonomo e corre anche nella categoria Superstock 1000, con l’obiettivo primario di individuare i nuovi campioni del domani.

aruba.itCon l’occasione abbiamo chiesto a Cecconi anche un approfondimento sul nuovo data center di Aruba.it, aperto di recente a Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo, all’interno di un parco tecnologico di 200.000 metri quadrati, completamente alimentato con energie rinnovabili. La scelta della posizione, ci ha spiegato, è derivata dal voler offrire un punto facilmente raggiungibile per le aziende del Nord Italia, in modo da poter sviluppare maggiormente l’offerta di collocation, con spazi riservati ai clienti che possono presidiare fisicamente, a tempo pieno o in caso di bisogno. Rispetto agli altri data center di Aruba, che si trovano nella zona di Arezzo, quello di Ponte San Pietro ha una percentuale maggioritaria di collocation, circa 80-85 percento, mentre solo il 15-20 percento dello spazio viene utilizzato per le soluzioni cloud fornite da Aruba.it.
A poche settimane dall’apertura, già metà del data center risulta in attività.
L’apertura nella zona di Milano è inoltre un segnale per l’espansione in Europa. Come conseguenza della Brexit, infatti, l’importanza del capoluogo lombardo – insieme a Parigi e Francoforte – è cresciuta sensibilmente in ambito tecnologico. Per Cecconi, si tratta anche dell’occasione per far rientrare in Italia grandi aziende che in passato, per mancanza di strutture adeguate, erano state costrette a sfruttare data center di altri Paesi.

Parlando del passaggio da infrastrutture in premise a soluzioni cloud, l’amministratore di Aruba.it ha evidenziato una predisposizione nettamente più positiva delle aziende rispetto al passato, sia per una maggiore fiducia verso questo tipo di soluzioni, sia per l’evidente vantaggio economico. Le grandi aziende scelgono di preferenza le offerte di cloud privato, che permettono di gestire le risorse in totale autonomia e di replicare le infrastrutture on premise, mente il cloud pubblico è ideale per le piccole e medie imprese o per le fasi di sviluppo.

Abbiamo poi chiesto a Stefano Cecconi quale fosse il rapporto tra PMI e clienti enterprise nel portafoglio di Aruba.it. Forte della propria notorietà nell’ambito del cloud pubblico, oltre che per le soluzioni di email e posta certificata, l’azienda vede ancora oggi una preminenza di PMI sia in termini numerici sia come fatturato, benché i singoli clienti Enterprise abbiano un peso specifico nettamente superiore. Più nello specifico, come facilmente prevedibile, è su cloud privato e collocation che le grandi aziende giocano un ruolo primario, mentre il cloud privato è in gran parte territorio delle PMI. L’amministratore di Aruba.it ha comunque voluto specificare che per loro la dimensione dell’azienda è determinata dal volume di traffico generato e di risorse utilizzate, e non nell’accezione classica di numero di dipendenti o valore del fatturato.

Per concludere, abbiamo chiesto a Cecconi un parere sul l’attuale panorama della startup italiane, settore in cui la sua azienda investe con il programma We START you UP, che mette a disposizione fino a 50.000 euro di servizi per le iniziative selezionate. A suo avviso, benché il concetto di startup sia stato da molti giovani stravolto nel sogno di trovare un’idea e ricevere milioni in cambio, il lavoro degli Accelerator, Incubator e fondi di investimento in Italia è fondamentale, poiché sopperisce alla scarsa capacità da parte degli istituti di credito tradizionali di selezionare i progetti in merito al reale potenziale e fornirgli gli strumenti per crescere. In particolare, per Aruba.it l’iniziativa We START you UP ha tre punti di forza: la possibilità di aiutare giovani aziende con prospettiva di successo, il costo di investimento relativamente ridotto (trattandosi di servizi propri) e l’opportunità di far crescere i propri clienti del futuro. A questo, però, Cecconi ha aggiunto un altro elemento essenziale: il confronto con i giovani imprenditori è un modo per avere sempre uno sguardo al domani e per mantenere reattiva l’azienda.

Attivo nel settore dell'editoria specialistica dal 1990, in particolare nel settore IT. È cofondatore della società di servizi editoriali, digitali e non, Gruppo Orange.