Aruba Enterprise: servizi tagliati su misura per aziende extra large

250 persone interamente dedicate all'offerta, lo sviluppo e il supporto di servizi di cloud, data center e servizi "trust" rivolti a grandi aziende e PA

Il Gruppo Aruba ha annunciato la creazione della divisione  Aruba Enterprise. Avere grandi aziende tra i propri clienti non è certo una novità per Aruba, che già serve importanti realtà nei settori bancario, assicurativo, utilities, manifattura, retail, PA e molto altro, ma da qualche tempo questo tipo di clienti può contare su una divisione dedicata interamente alle aziende che, per dimensioni, fatturato o complessità delle soluzioni, necessitano di servizi avanzati dalla fase di prevendita a quella del supporto.

Anche se attiva già da più di 10 anni con clienti di questo segmento, la divisione è stata presentata ufficialmente in questi giorni presso il Data Center di Ponte San Pietro (BG). Guidata dal General Manager Aruba Enterprise Giorgio Girelli, la divisione è composta da 250 persone su un totale di 700 dipendenti del gruppo. “Diversamente dai milioni di clienti che chiedono servizi self-service che funzionino immediatamente in base a percorsi guidati, senza bisogno di alcun nostro intervento, il cliente Enterprise vuole parlare con qualcuno che comprenda le sue esigenze e svolga un servizio di consulenza personalizzato”, afferma Girelli aggiungendo che “alcune aziende hanno scelto Aruba invece dei soliti cloud provider per la flessibilità, la capacità di ascolto e di assegnare l’interlocutore più adatto a ogni fase del rapporto, con una cura sartoriale”.

Aruba Enterprise: infrastrutture e servizi di certificazione “trusted”

L’offerta di Aruba Enterprise è articolata in due filoni: Cloud e Data Center, corredata da servizi di Disaster Recovery, Backup e Business Continuity, e soluzioni Trust Services dedicate alla dematerializzazione e certificazione dei processi, all’identità digitale, certificati SSL, sistemi di strong authentication, firma elettronica o grafometrica, marcatura temporale, conservazione digitale a norma, oltre ai servizi di PEC e fatturazione elettronica.

Per Stefano Sordi, recentemente nominato direttore commerciale di Aruba dopo una lunga esperienza nel marketing dell’azienda, “l’ufficializzazione della divisione Enterprise è il naturale completamento di un percorso di crescita e l’inizio di una più forte azione di posizionamento dell’azienda su una fascia di mercato importante come quella degli enti pubblici e delle medie e grandi imprese sia a livello nazionale che internazionale”.

La libertà di innovare, rischiando

Ogni volta sorprende la considerazione che una realtà così vasta e diversificata (tre data center in Italia di cui quello di Bergamo, inaugurato lo scorso anno e già in fase di ampliamento, uno di prossima apertura a Roma, uno in Repubblica Ceca e infrastrutture cloud in Francia, Germania, Regno Unito e Polonia), sia ancora di fatto un’azienda a conduzione familiare.

Il CdA da noi si può fare a cena attorno alla tavola”, dice scherzando il CEO di Aruba Stefano Cecconi, che però aggiunge motivi più concreti per la scelta di non quotare l’azienda: “Non siamo mai andati in borsa perché avremmo dovuto cambiare molte cose, limitando la possibilità di rischiare e la velocità decisionale, che in questo settore è cruciale. La velocità e la libertà di rischiare sono quel che ci ha permesso di cambiare pelle tutte le volte che ci sembrava necessario, come quando abbiamo adottato la PEC molto prima che la sua adozione di massa fosse scontata. Assumendoci il rischio che andasse male”. Oggi Aruba gestisce 6,1 milioni di caselle di posta elettronica certificata.

Alla domanda del moderatore dell’evento Riccardo Luna sull’opportunità di fare investimenti in innovazione in un momento in cui l’Italia è ufficialmente in recessione tecnica, Cecconi ha risposto che “alcune innovazioni richiedono tempo, per cui nel frattempo noi investiamo per preparare le infrastrutture per quando saranno necessarie. In realtà la crisi per certi versi ci ha fatto bene, perché ha spinto le aziende a fare una spending review e a cercare quindi nuove soluzioni per la propria infrastruttura IT, spingendole verso outsourcing e servizi cloue. Certo è che preferiremmo crescere a causa di un “boom” economico…”.

Andrea Grassi
Editor di Computerworld e CIO Italia, ha passato gli ultimi 20 anni a raccontare lo sviluppo della tecnologia e di internet senza perdere la passione per questi argomenti. Scrivigli su andrea.grassi@cwi.it o seguilo sui social network con i pulsanti qui sotto.